27 Febbraio 2024

La “farsa” di Prigozhin, il cuoco di Putin. Da amico giurato a nemico fidato?

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Si sa ancora poco sulla tentata e presunta insurrezione armata di Yevgeny Prigozhin nei confronti della Madre Patria Russia. La situazione è ancora molto caotica. Al netto della propaganda, le uniche certezze paiono essere gli audio di minacce del capo della Brigata Wagner a Mosca, la brusca reazione di Putin che lo ha bollato come traditore, l’insediamento in una base militare a Rostov, la mediazione del presidente bielorusso Lukashenko e il ritiro delle sue truppe dal suolo russo, con un possibile “esilio” a Minsk. Almeno questi sono gli elementi trapelati nelle fumose e confusionarie fasi della presunta rivolta, mai andata in porto. Coi media occidentali però festanti dell'”assalto a Mosca”, di un “Putin indebolito” e altre voci del vocabolario propagandistico.

Da indiscrezioni apparse sulla stampa emerge che sia l’intelligence Usa, quindi anche Biden, e addirittura lo stesso Cremlino, dunque lo stesso Putin, sapevano con giorni di anticipo delle intenzioni di Prigozhin. Sembrano esserci tutti gli ingredienti per una Psy-op. Un’operazione studiata a tavolino per deviare l’attenzione, depistare e far uscire allo scoperto vertici russi infedeli, o magari far prendere nuove pieghe al conflitto tra Russia e Ucraina (e Nato). Il movente di questa “farsa”, se di farsa si tratta, è ancora sconosciuto ai più ma vi sono diversi indizi che portano tutti in un’unica direzione…

A trentasei ore dall’annuncio della ipotetica e suicida marcia su Mosca, tutto sembra essere tornato alla normalità senza una sola goccia di sangue versata, se non – secondo le autorità moscovite – una decina di morti su dei velivoli russi, abbattuti dalla Wagner. Tuttavia, gli apparati militari russi non hanno alzato un dito per fermare la presunta avanzata delle milizie di Prigozhin. Questa inerzia la dice lunga. In sostanza, un gruppo di soldati armati minaccia di mettere in atto un colpo di stato e l’esercito russo sta fermo? Non regge e rafforza altre ipotesi in quella direzione citata prima. Non solo: come se nulla stesse succedendo l’esercito regolare ha continuato a combattere e conquistare chilometri in Ucraina, senza ovviamente il gruppo Wagner guidato dall’ex chef del capo della Federazione russa. Il mercenario ora sarebbe in Bielorussia con qualche migliaia di suoi uomini e pare con una vagonata di rubli (oltre 40 milioni di euro), secondo i media, rinvenuti vicino la base della Wagner a San Pietroburgo.

Circolano pure ipotesi che il “mercenario” sarebbe stato foraggiato o corrotto da entità esterne (Usa/Nato), così come di una presunta strategia russa per poter entrare in Ucraina dal confine sud della Bielorussia che collocherebbe la Brigata di Prigozhin a un centinaio di chilometri da Kiev, quindi pronta ad un assalto nella capitale ucraina probabilmente per scalzare Zelensky. Già, ma sono solo ipotesi. Nell’ultima c’è infatti da chiedersi: perché allestire questa messinscena se la Wagner poteva benissimo andare in Bielorussia via territorio russo, senza clamore? Un fitto mistero su cui presto penetrerà la luce.

Chi è Prigozhin?

62 anni, di San Pietroburgo come Vladimir Putin nella cui ombra è cresciuto, Evgheny Prigozhin è stato per anni lo chef, maggiordomo e guardia-spalle di Putin. Insomma, un uomo fidatissimo al servizio dello zar.

Una decina di anni fa ha fondato il Gruppo Wagner, la milizia mercenaria privata che da un decennio fa il “lavoro sporco” per Mosca nei teatri di guerra, dall’Africa fino all’Ucraina. Il suo modello, scrive l’agenzia Italia, è stata la Blackwater, i “contractor” statunitensi che in Iraq sono finiti sotto inchiesta per una serie di azioni spregiudicate.

Nel suo passato e nella vertiginosa scalata del potere russo ci sono molte zone d’ombra. Si sa che dopo alcuni anni di prigione per una rapina e altri reati, nel 1990 era ripartito come venditore di hotdog aprendo un chiosco insieme al patrigno. Poi aveva fatto fortuna con una catena di negozi alimentari, il catering per le scuole e l’esercito.

I suoi ristoranti a San Pietroburgo hanno più volte ospitato le cene del capo del Cremlino con i leader stranieri, da Jacques Chirac a George W. Bush, al punto da valergli il soprannome di “cuoco di Putin”.

Ma per il leader russo, Prigozhin pare essere stato molto più di un bravo e fedele chef. Era il suo guardia-spalle personale. Negli anni passati, ovunque si muoveva Putin al suo seguito c’era sempre lui, Evgheny Prigozhin. Da amico giurato a “nemico fidato”? Ancora prematuro per dirlo, nonostante i proclami ufficiali.

Solo il tempo potrà svelarci altri tasselli di quella che oggi pare essere un’operazione psicologica che ha suscitato effimere speranze nell’occidente per rovesciare Putin e scatenato sui loro media le fantasie più disparate, con gli Usa e la sua colonia Ue che sembrano però essere rimasti spiazzati dalle astute mosse di Mosca. Se il tempo confuterà questo ragionamento, non vi è dubbio che Putin ne uscirà rafforzato con l’immagine di un grande stratega. Tempo al tempo.


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