Csm, magistrato Sabella: “Prima si abolisce ignominia delle correnti e meglio è”

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB
Il magistrato Alfonso Sabella

“Io sono uno dei pochissimi magistrati che ha un minimo di notorietà, forse l’unico, che non fa parte della magistratura associata, che rifiuta la logica correntizia e che sostiene che prima si abolisce questa ignominia e meglio è”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex pm Alfonso Sabella, oggi giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, a proposito delle dimissioni di Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ha lasciato l’incarico giovedì subito dopo la pubblicazione, sul Fatto Quotidiano, di nuovi stralci di intercettazioni, agli atti dell’inchiesta di Perugia, in cui si riferisce di una conversazione tra Luca Palamara, ex consigliere del Csm e pm romano ora sospeso, e lo stesso Baldi, estraneo alle indagini.

“Il problema – spiega Sabella – è che in questo sono isolatissimo, ma tutto ciò abbassa notevolmente il nostro livello etico. Io parto dal presupposto che il livello etico della magistratura deve essere elevatissimo e invece, purtroppo, il sistema correntizio e questa logica incomprensibile che lega il Csm alle correnti, determina una perdita di etica e una perdita di credibilità da parte della magistratura. Io sono un sostenitore della superiorità etica del magistrato, nel senso che nel momento in cui tu magistrato sei chiamato a giudicare altri essere umani, devi essere eticamente inattaccabile. E purtroppo non è così”.

Per Sabella, dunque, “continuiamo a mettere la polvere sotto il tappeto, senza capire che ormai, anche se quando l’ho detto una volta a Marsala i miei colleghi hanno smesso di rivolgermi la parola, il Re è nudo, e non possiamo più tirare la corda. E assolutamente indispensabile scogliere le correnti o comunque, se si vogliono lasciare in vita, trovare un meccanismo affinché non condizionino il Csm. Noi dobbiamo salvare il ruolo costituzionale del Csm, che in questo momento purtroppo è dominato da altre logiche”.

Subito dopo Sabella, per illuminare ancora meglio ciò che comporta rifiutare di aderire alle correnti in magistratura, rivela: “Io per coerenza non ho mai fatto domande per incarichi direttivi o semidirettivi, perché per farle dovrei andare a prostituirmi a qualche corrente. Preferisco mantenere la mia autonomia e la mia indipendenza, anche dagli stessi colleghi. Mi dispiace ma in questo sono brutale, non ho peli sulla lingua. Non faccio domande, morirò giudice di primo grado. Può sembrare che io abbia il dente avvelenato, ma non è così. Quando una volta feci una domanda per la Procura nazionale antimafia, io ero il magistrato che aveva ottenuto il maggior numero di ergastoli, che aveva arrestato il maggior numero di latitanti, sequestrato il maggior numero di arsenali, determinato il maggior numero di processi con sentenze definitive, eppure la mia domanda non fu nemmeno valutata, non è che dissero che c’era qualcuno migliore di me, l’hanno proprio cestinata, perché io non ho mai alzato il telefono”.

Sono “sempre stato l’ultimo magistrato ad avere gli scatti d’anzianità del mio concorso – aggiunge Sabella all’Adnkronos -, l’ultimo, sempre, perché, ancora una volta, mi sono rifiutato di alzare il telefono per chiedere all’amico una cosa che mi spetta di diritto. E quando arrivano gli scatti di anzianità, arriva il messaggino dei componenti del Csm che dice “sono lieto di annunciarti…”. Nemmeno la peggiore Dc degli anni ’50 arrivava a tanto, quando mandava i telegrammi “caro amico, sono lieto di annunciarti che tizio è stato assunto alla Cassa rurale…”. Ed è così che funziona il rapporto fra magistrati ancora oggi”.

Facciamo notare al magistrato che nelle intercettazioni fra Baldi e Palamara si sente il primo dire frasi del tipo “che cazzo li piazziamo a fare i nostri”, al che Sabella ribadisce: “Le logiche che dominano il Csm sono queste da decenni e decenni, questo purtroppo è quanto accade. Ricordiamoci il caso di Giovanni Falcone, ricordiamoci tutto quanto accaduto al Csm, e noi continuiamo a ignorarlo. Io non dico che ai vertici degli uffici giudiziari non ci sia la persona migliore possibile fra quelle che hanno fatto domanda, però dico che la logica per cui l’hanno scelta non era che costui fosse il migliore, bensì che costui era quello più rappresentativo”.

Da qui la divergenza con Piercamillo Davigo: “Mi dispiace dissentire da una persona che stimo tantissimo, che è il mio collega Davigo, là dove dice che la differenza fra politica e magistratura è che la magistratura è scelta per competenza e la politica per rappresentatività. Davigo dice una cosa assolutamente non vera, perché è lo stesso anche per noi, anche noi siamo scelti per rappresentatività e non per competenza”. Ciò che emerge dall’inchiesta di Perugia, dunque, “è una cosa saputa e risaputa e che, posso dire la verità, sfortunatamente ha beccato Unicost e qualcuno legato a quelle correnti, perché se le stesse operazioni fossero state fatte su altri versanti “politici”, sarebbero emerse le stesse cose. Lo sappiamo tutti”, spiega Sabella.

Infine, sempre a proposito dell’ormai ex capo di Gabinetto di Bonafede, che in un’intervista al Fatto ha affermato di aver interloquito con Palamara quando quest’ultimo era ancora “in auge“, e che comunque in quei dialoghi ci sono “cose amicali”, Sabella chiosa: “Ecco, noi vogliamo fare politica ma non abbiamo il pelo sullo stomaco che hanno i politici, e facciamo peggio. Il politico, che sa benissimo come si fa la lottizzazione, si comporta in maniera molto più furba, noi non abbiamo nemmeno questa furbizia. Il politico è più scafato. Noi facciamo i politici al nostro interno ma senza avere le caratteristiche, le capacità di farlo come lo fanno i politici, che certe volte, devo dire, siccome sono sotto l’occhio del ciclone, delle telecamere, magari stanno anche un pochino più attenti rispetto a noi. Guardi, io inviterei ad analizzare gli incarichi direttivi e semidirettivi attribuiti dal Csm per verificare se per caso la somma non fa 40 per cento a una corrente, 40 a un’altra e 20 alla terza. Ora le cose magari sono un po’ cambiate, ma qualche anno fa questo sarebbe stato il risultato”.

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