26 Settembre 2022

Caos Csm, Palamara espulso dall’Anm: “Gravi violazioni del codice etico”

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Luca Palamara (Ansa)

L’Associazione nazionale magistrati (sindacato delle toghe) ha espulso in modo definitivo Luca Palamara dall’organismo per cui è stato presidente per diversi anni. A Palamara, ex membro del Csm, sono state contestate gravi violazioni del codice etico.

L’assemblea generale degli iscritti al sindacato, riunita a ranghi ridottissimi (un centinaio i presenti a fronte di 7mila soci) ha confermato il provvedimento del 20 giugno scorso del Comitato direttivo centrale dell’Anm, bocciando il ricorso del pm romano sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e imputato a Perugia per corruzione. Solo 1 voto a favore del ricorso.

“L’Anm a cui pensa Luca Palamara “non esiste più e questo è un buon risultato”. Così il presidente dell’Anm Luca Poniz ha concluso gli interventi all’assemblea generale dei magistrati, che si deve pronunciare sul ricorso dell’ex pm romano contro la sua espulsione. Il riferimento è a un’intercettazione in cui Palamara diceva che l’Anm, di cui lui è stato presidente, non conta più nulla.

“Se intendeva dire che dopo di lui l’Anm svolge un altro ruolo, non di autocollocazione, sono contento “ha aggiunto Poniz, rivendicando all’attuale gruppo dirigente il fatto di essere intervenuto su questa vicenda “senza reticenze e paura”. “Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm nell’auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati”. Così Luca Palamara ha commentato la decisione dell’Anm di espellerlo.

Luca Palamara in mattinata è stato ascoltato dall’assemblea dei magistrati iscritti all’Anm sul ricorso che ha presentato contro la sua espulsione dal sindacato delle toghe – di cui è stato presidente – per gravi violazioni del codice etico. “La mia funzione non l’ho venduta né a Lotti, nè a Centofanti nè a nessuno”, ha precisato il magistrato. “Chiedo di essere giudicato serenamente”, ha proseguito, parlando all’assemblea dell’Anm.

“Sono qui perché penso che prima vengano gli interessi di tutti, della magistratura, dei colleghi che mio malgrado sono stati travolti”, ha dichiarato assicurando di non aver mai voluto sottrarsi al giudizio dell’Anm e ai processi. “Il confronto con la politica sulle nomine è sempre esistito”, ha sottolineato il magistrato intervenendo anche sulla famosa riunione all’Hotel Champagne per la nomina del Procuratore di Roma: “Non era un incontro clandestino”, ha detto. “Sono stato travolto e nella fiumana mi sono perso, ma non mi sento di essere stato moralmente indegno”, ha assicurato.


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