Casamonica, Vespa e la predica Pd dal pulpito sbagliato. Biagi intervistò Liggio, Cutolo e Buscetta

Il boss mafioso Luciano Liggio intervistato per la Rai da Enzo Biagi (di spalle)
Il boss mafioso Luciano Liggio intervistato per la Rai da Enzo Biagi (di spalle)

Non si scorge il motivo di tanto scandalo dopo che Bruno Vespa ha ospitato in studio a Porta a Porta i parenti del presunto boss Vittorio Casamonica per un’intervista. Fanno più senso gli “indignati” del giorno dopo che ricordano i professionisti dell’antimafia. 

I primi a sollevarsi contro sono stati, pensate, i membri del gruppo Pd in Campidoglio, un gruppo fino a ieri silente su tante questioni che riguardano gli enormi problemi della Capitale; gli stessi con la testa sotto la sabbia quando, nei mesi scorsi – non due secoli fa – è stato azzerato dall’inchiesta Mafia Capitale. Poi del sindaco di Roma Ignazio Marino che ha definito “senza scusanti” il comportamento di Vespa. Da che pulpito…, verrebbe da dire.

Proprio lui, che rientrato dagli Usa, si è ritrovato commissariato a sua insaputa per il pieno coinvolgimento della sua prima giunta sempre nell’inchiesta Mafia Capitale. Il prefetto Gabrielli, che oggi lo sovrintende (quasi come se fosse sindaco facente funzioni…), fu durissimo quando disse che l’esecutivo Marino era “inquinato” da apparati mafiosi. Lui, il sindaco, che ha sempre mentito sulla conoscenza di tal Salvatore Buzzi, poi è stato smentito dalle foto che lo ritraevano insieme. Davvero “senza scusanti”. Solo per questo, un velo pietoso non basterebbe.

Ma cosa ha fatto Vespa? Il suo mestiere di cronista. L’unico peccato che avrebbe commesso è stato quello di avere ospitato nella Tv pubblica “pagata col canone”, la figlia e il nipote del (presunto) capo clan Vittorio Casamonica, i cui funerali che tanto scalpore hanno suscitato, sono stati autorizzati dalle autorità civili e religiose e celebrati, sia puro con sfarzo e spavalderia, dai parenti. Censurabile, certo, come censurabili sono le processioni religiose con gli inchini davanti alle case dei boss mafiosi. Ma posto che c’è stato qualcuno che li ha autorizzati…ogni parola appare superflua. Si può rimanere sconcertati, ma più che coi parenti con chi dà il lasciapassare a questi “eventi”. 

Fosse stata Mediaset, La7 (destinatari di quote del canore sul servizio pubblico?) o Sky a ospitarli non ci sarebbero stati problemi, così come nessuno ha fiatato quando i cronisti di queste emittenti “private” hanno fatto a gara per strappare una intervista ai parenti Casamonica durante i funerali. Chiunque può visionarle sul web. Però l’indignazione non è scattata. I funerali di Casamonica facevano notizia e hanno fatto pure share, per la morbosa curiosità dei propri telespettatori. Non si capirebbe altrimenti che per una settimana di fila i notiziari aprivano con il funerale del boss.

Quanti cronisti, anche “autorevoli”, in passato, hanno intervistato killer, criminali delle peggiori specie, ex terroristi saliti in cattedra, boss mafiosi e pseudo pentiti pubblicando addirittura libri su quei personaggi. Sarebbe lungo l’elenco. Solo una su tutte: l’intervista Rai di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, a Luciano Leggio, (Liggio) spietato boss mafioso di Corleone. Allora nessuno dei benpensanti fiatò. C’è però un archivio in Rai ben fornito che illumina, qualora ve ne fosse bisogno, le menti dei luminari del Pd capitolino. Si tratta di interviste Rai a mafiosi di primo livello realizzate negli anni.

Sul sito della Rai Storia è stata realizzata qualche mese fa una puntata (“Diario Civile”) con il magistrato Franco Roberti, oggi attuale l’attuale procuratore nazionale antimafia che nell’intervista di approfondimento sosteneva: “…Gli archivi della Rai sono piene di interviste ai mafiosi. Si tratta di documentari, di programmi di approfondimenti, telegiornali che hanno raccontato la storia della criminalità organizzata; che hanno provato a capirne di più anche attraverso le parole di un boss.  Giornalisti come Enzo Biagi o Giuseppe Marrazzo (Joe) – dice Roberti – hanno incontrato personaggi come Tommaso Buscetta, Luciano Liggio, Raffaele Cutolo e altri ancora come Tano Badalamenti, o pentiti come Calderone e Mutolo. Il loro obiettivo – dice il procuratore – era quello di farsi raccontare anni di crimini e delitti efferati, ma anche capire cosa passa per la testa di chi commette questi crimini, di capire il loro linguaggio, il modo di atteggiarsi…Oggi guardiamo a queste interviste con il distacco di chi analizza un periodo storico”, affermava fra le altre cose il magistrato. Anche Totò Riina ha rilasciato dichiarazioni importanti dietro le sbarre. Dunque, viene spontaneo dire, ma di che stiamo parlando? 

E che dire sulle fiction televisive esplicitamente mafiose, come la Piovra, il Capo dei capi, l’Ultimo dei corleonesi, solo per citarne alcune. Nessuno ha mandato note di fuoco e di sdegno per condannare pellicole mandate in onda in prima serata, in fascia protetta. Ma forse quei film sono “kitch”. Anzi, gli indignati di oggi contro Vespa, queste fiction le avranno magari guardate seduti comodi in poltrona.

Vespa, se avesse avuto sottomano Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra super-latitante e super-ricercato, avrebbe magari pagato per farsi rilasciare una intervista, alla stregua di altre grandi testate che, insieme a tanti politici senza titolo, oggi sono strumentali e fanno della morale antimafia (a senso unico) il loro piedistallo fustigatore.