De Luca vince la Severino. Unici rimasti fuori Scopelliti e B. Quando il coraggio paga

Carlomagno Faro istituzionale
Vincezo De Luca
Vincezo De Luca

La “storia infinita” è finita come lui stesso, Vincenzo De Luca, ha sempre detto e ribadito: nel migliore dei modi. Un anziano leader che in molti volevano rottamare e che invece ha resistito alla imponente onda rinnovatrice di Renzi, il premier-segretario del Pd.

Il governatore della Campania eletto il 31 maggio scorso resterà tale. Nessuna legge, men che meno la Severino potrà mai levargli la soddisfazione di aver sfidato e asfaltato i “titani” schierati in massa contro di lui, prima delle primarie, poi in campagna elettorale e finanche dopo la elezione a presidente della Regione Calabria. E’ il coraggio, come dimostra la storia dello stesso presidente del Consiglio, paga sempre. Di questo, a De Luca, bisogna dargliene atto.

Il Tribunale civile di Napoli, che nella seduta del 17 luglio scorso aveva discusso ma si era riservata di decidere, ha accolto il ricorso di De Luca contro la sospensione della legge Severino. Il governatore della Campania resterà quindi nell’esercizio delle sue funzioni, salvo sorprese nei prossimi mesi.

Fulvio Bonavitacola, il vice di De Luca resterà a palazzo Santa Lucia ma non facente funzioni. Farà il vicepresidente come era stato deciso di fare. La sua nomina a vicepresidente, al di là delle indiscusse competenze, era stata fatta principalmente per mettere un uomo di fiducia al posto di De Luca qualora la vicenda legale avesse preso una piega diversa.

La prima sezione del tribunale civile, presieduta da Umberto Antico, ha accolto le richieste dei legali di De Luca, avvocati Lorenzo Lentini e Antonio Brancaccio dando a De Luca piena legittimità col lasciapassare di condurre la legislatura a termine. Mandato che in molti vedevano in bilico dopo la consultazione del maggio scorso. Nel valutare il caso De Luca, il collegio di giudici, lo stesso che avevano “riabilitato” il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ha trasmesso gli atti alla Consulta per valutazioni sulla legittimità costituzionale della norma. Ma il Pd di Matteo Renzi sa bene che la legge così come impostata ha fatto soltanto danni. E’ inutile aspettare la Consulta, basta una modifica veloce in Parlamento. Renzi può farlo da subito perché nessuno può accusarlo di fare oggi, dopo la riabilitazione di De Luca, leggi ad personam. 

L'ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti
L’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti

Una legge che ha già fatto “vittime” eccellenti, come l’ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti e lo stesso leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, fatto decadere da senatore con tutte le conseguenze politiche che si sono registrate.

Se vi sono stati dei ricorsi avversi a questa legge e ci sono stati magistrati che hanno sempre dato ragione ai ricorrenti ci sarà forse qualcosa che non va nella norma Severino, non nel collegio dei giudici campani!?! L’allora governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, (Centrodestra) ad esempio, colpito da una condanna di primo grado a sei anni per abuso d’ufficio, non fece ricorso, ma si dimise probabilmente spinto dall’impulso e dai “cattivi consigliori”.

Se gli uomini che allora lo circondavano –  tra cui i suoi avvocati, uno dei quali lo ha pure nominato senatore della Repubblica – gli avessero suggerito di ricorrere al Tar, probabilmente la storia della regione Calabria sarebbe stata diversa. Scopelliti non si sarebbe dimesso e, a quest’ora, forse, sarebbe ancora il presidente della Calabria. Una Regione che, nonostante l’elezione anticipata di Mario Oliverio (Pd), appare cristallizzata al 29 aprile 2014: giorno in cui l’ex governatore reggino protocollò le sue dimissioni in Consiglio regionale.

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi (Ap)

Da allora le “foglie” alla Regione Calabria sono sempre al loro posto. Per farle ruotare un po’ (le foglie), c’è stato bisogno di un violento tornado abbattutosi sui vertici della giunta Oliverio e sul consiglio regionale. Lui, che è estraneo a tutto il ciclone giudiziario “Erga omnes”, ha finito per nominare dopo 7 mesi la giunta regionale iniziata a “tappe” lo scorso gennaio.

La prima gliel’ha azzerata la procura di Reggio Calabria con l’inchiesta sulla rimborsopoli calabrese. La seconda, tutta tecnica, e nuova di zecca, l’ha nominata quasi due settimane fa. I risultati che produrrà questo nuovo esecutivo probabilmente li sapremo tra qualche tempo. Ora siamo a fine luglio. Se ne riparlerà a settembre-ottobre, dopo la tintarella estiva. Se i buoni propositi annunciati da Oliverio si riveleranno tali, forse si vedrà qualche frutto, altrimenti per i calabresi saranno “cactus”…  Intanto, la regione rimane “ostaggio” delle camarille e dei burocrati. Anche d’estate, mentre la politica nuota nel mare sporco calabrese.