Renzi all’assemblea nazionale Pd: “Ripartiamo da errori commessi”

Renzi all'Assemblea Nazionale del Pd
Renzi all’Assemblea Nazionale del Pd

“Non abbiamo perso, abbiamo straperso”. Lo ha detto e ribadito il segretario del Partito democratico Matteo Renzi alla prima assemblea nazionale Pd dopo le sue dimissioni da premier. Accanto a lui, lo stato maggiore dem e il nuovo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Renzi, accolto da una standing ovation, pur ammettendo la sconfitta, ha rivendicato quanto fatto dal governo. Il segretario dem rimanda lo scontro congressuale e sulla legge elettorale rilancia il Mattarellum, la legge elettorale “mista” che prevede il 25 percento di seggi proporzionali e il 75 con i collegi con sistema maggioritario utilizzata fino a prima del Porcellum (legge dei nominati).

Dure le critiche al Movimento cinque stelle. Le reazioni sia interne al partito che delle opposizioni sono dure. Grillo va all’attacco: “Renzi bugiardo, lasci”. Intanto, sabato, Roberto Speranza ha annunciato la sua sfida a Renzi per la segreteria Pd al prossimo congresso. Duro siparietto di Giachetti che ha accusato Speranza di avere “la faccia come…”

Al termine, l’assemblea nazionale ha approvato la relazione del segretario con 481 voti favorevoli, dieci contrari e due astenuti. Un vero plebiscito.

Sulla sconfitta referendaria l’ex premier ha detto. Non occorre fare “giri pindarici per dire che abbiamo preso un sacco di voti dice la verità, ma non dice che il 41% è una sconfitta netta. Sognavo di prendere 13 milioni di voti, ne abbiamo presi 13 e mezzo ma la straordinaria partecipazione ha portato a non far bastare quei 13 milioni e mezzo di voti”.

“Abbiamo perso il referendum ma era giusto provarci, è stato giusto prenderne atto, ora è giusto rimettersi in cammino non come singoli ma come comunità. E io per primo devo assumendomi la responsabilità di dire che c’è più bisogno di noi che di io”. “Saldamente aggrappati all’Italia, ripartiamo da qui. Ho avuto voglia di mollare e non sarei umano se non lo dicessi. Ma il patto tra noi è che nessuno qui ha il diritto di abbandonare il proprio posto di guardia come sentinella e riprendere il Paese”.

“Abbiamo fatto riforme molto profonde; se due ragazzi si amano e, indipendentemente dall’orientamento sessuale, ora possono vivere insieme è grazie a una riforma del Pd. Queste riforme non puzzano, segnano la grandezza del Pd”. Ora, però, ha osservato: “Eravamo a un passo dalla Terza Repubblica e invece rischiamo di tornare alla Prima, senza la qualità della classe dirigente della Prima Repubblica. L’errore principale non è nemmeno la personalizzazione. Se il 59% è un voto politico, il 41 non è il voto dei giovani costituzionalisti. Il mio errore è stato non aver capito che il valore del referendum era nella politicizzazione, non nella la personalizzazione. Ma allora il 41% è il partito più forte che c’è in Italia e l’unica speranza”.

“Il congresso sarebbe stata la scelta migliore per ripartire all’interno del Pd, dal giorno dopo ho pensato al congresso. Ma la prima regola del nuovo corso deve essere ascoltare di più, io per primo. Ho accettato i suggerimenti di chi ha chiesto di non fare del congresso il luogo dello scontro del partito sulla pelle del Paese e non piegare alle esigenze che sentivo le regole, non piegarle a nostro vantaggio”. “Faremo il congresso nei tempi, non come resa dei conti. La segreteria del partito è stata una mia mancanza. Da mercoledì prossimo tornerò a convocarla. C’è più bisogno di “noi” che di “io”e di una gestione che coinvolga la nostra comunità”.

“Alle altre forze politiche chiediamo di non fare melina sulla legge elettorale. Abbiamo messo la fiducia sull’Italicum per chiuderla, perché sono venti anni che non si chiude. Vogliamo l’ultima occasione di maggioritario o scivoliamo verso il proporzionale? Vi propongo di andare a guardare le carte sull’unica proposta che ha la possibilità in tempo breve, che ha visto vincere centrosinistra e centrodestra, ha visto vincere l’Ulivo di Prodi e porta il nome di Mattarella. Andiamo a vedere, il Pd c’è”. “Stiamo andando al voto, non sappiamo quando e non è importante nemmeno sapere la questione. In questo momento chi ha paura di votare sono gli altri. Perché per loro va benissimo agitare la bandierina del 59% ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta”, ha detto riferendosi in particolare a Salvini.