Legge elettorale, il Pd spinge per il Rosatellum. Di Maio: “E’ inciucio con Fi”

Carlomagno Panda Settembre 2018
Fiano e Di Maio alla Camera
Fiano e Di Maio alla Camera (Combo da foto Ansa)

E’ stata depositato dal relatore Pd Emanuele Fiano in commissione Affari costituzionali della Camera, il nuovo testo base della legge elettorale. Si tratta del Rosatellum versione 2.0, che prevede il 36% dei deputati eletti in collegi uninominali e il 64% con metodo proporzionale. Il testo è stato depositato anche al Senato da parlamentari dem.

“Il Pd, come è noto, non è autosufficiente – osservano i 5 senatori Pd depositari Marcucci, Cociancich, Collina, Mirabelli e Pagliari – quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5S e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”.

Contro il M5S che con il membro della commissione Affari costituzionale Danilo Toninelli, dice che i dem “non ce la faranno ad approvare questa legge elettorale, andranno a schiantarsi da soli e a causa loro si andrà a votare con due leggi differenti”.

“Questa legge – afferma ancora il pentastellato – è contro di noi perché avvantaggia le coalizioni che, tra l’altro, saranno variabili per consentire le ammucchiate multiple: così a Nord il Pd si allea con Pisapia e al Sud con Alfano. Questo è evidentemente incostituzionale” osserva Toninelli che aggiunge: “Come abbiamo già fatto noi faremo ricorsi anche contro questa legge qua. Ma non penso comunque che riusciranno a farla: devono disegnare i collegi. Ce li vedete Renzi e Alfano che si mettono davanti alla cartina d’Italia a dividersi i comuni in base a quel voto in più che possono prendere? Non ce la faranno mai..”.

A gridare all’inciucio è Luigi Di Maio, probabile candidato a Premier per i grillini: “Stanno facendo una legge elettorale per fermare il M5s, in cui Fi e Pd si trovano perché stanno facendo un grande inciucio per arginare il nostro Movimento – dice il vicepresidente della Camera -. Se prendi il 30% dei voti – aggiunge – rischi di ottenere solo il 15% dei seggi. E’ un meccanismo collaudato per fermarci. Siamo ancora una volta di fronte al partito unico che si organizza contro di noi, perché ha paura. Con questa legge stanno cercando di fare perdere chi vince e vincere chi perde. Si mettono insieme per toglierci i voti”.

A favore Forza Italia e Lega – “In commissione Affari costituzionali – dice il presidente dei deputati di Fi – sarà depositato il testo base da parte del relatore del Pd Fiano e per quello che ne sappiano è un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera. Aspettiamo di leggere ovviamente i contenuti e vedere il calendario ma noi pensiamo che questa nuova proposta possa essere presa in seria considerazione”.

La Lega Nord di Matteo Salvini sarebbe a favore della nuova proposta di riforma della legge elettorale. Il segretario del Carroccio in un twitt ha fatto sapere che il suo partito è pronto al voto anche con questa norma.

Cosa prevede il testo del Rosatellum 2.0, dal nome del capogruppo Pd Ettore Rosati

Poco più di un terzo dei deputati (231) eletti in collegi uninominali maggioritari, in cui i partiti si coalizzano, e gli altri in modo proporzionale in listini bloccati di due-quattro nomi. Questo l’impianto del Rosatellum 2.0 il testo di legge elettorale che il relatore Emanuele Fiano ha presentato in Commissione Affari Costituzionali.

– COLLEGI MAGGIORITARI: saranno 231 collegi, pari al 36% dei Seggi della Camera. I partiti per sostenere un comune candidato potranno dar vita a coalizioni nazionali (non circoscrizionali).
Per esse la soglia sarà del 10%.

– PROPORZIONALE: dei restanti 399 deputati, 12 continueranno ad essere eletti nelle Circoscrizioni Estere, con metodo proporzionale. In Italia un deputato è eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale; I restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi. Il testo delega il governo a definire questi collegi plurinominali, che potrebbero essere tra i 70 e i 77. Le Circoscrizioni, importanti per il recupero dei resti, saranno 28 ( una per Regione, 4 in Lombardia, 2 in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia).

– SOGLIA: la soglia sarà al 3% sia alla Camera che al Senato, sia per i partiti che si coalizzano che per quelli che corrono da soli. Le preferenze date a un partito che non superi il 3% sono ripartite tra gli altri della coalizione: unico requisito è quello che il partito in questione superi l’1%.

– SENATO: i 315 seggi sono assegnati grazie a 103 collegi uninominali maggioritari (il Molise e la Valle d’Aosta costituiscono due collegi); 206 con metodo proporzionale in 206 collegi plurinominali. Sei all’estero con il proporzionale.

– UNA SCHEDA, VOTO UNICO: differentemente dal Mattarellum, in cui c’erano due schede, una per il collegio ed una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto, qui avremo una scheda unica. In essa il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono e dai listini corrispondenti. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale.

– PLURICANDIDATURE: ci si può candidare fino a tre collegi plurinominali proporzionali, nonché in un collegio uninominale e in tre plurinominali proporzionali.

– QUOTE DI GENERE: In ogni coalizione nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota e’ prevista per i partiti per ciò che riguarda i capilista dei listini proporzionali. – SCORPORO: non è previsto lo scorporo come nel Mattarellum. E’ un meccanismo che sottrae ai voti ottenuti da un partito nel proporzionale quelli ottenuti dai propri candidati eletti nei collegi della circoscrizione.

– TRENTINO ALTO ADIGE: rimane il testo come modificato dall’emendamento Fraccaro-Biancofiore, votato a scrutinio segreto l’8 giugno: Sei collegi uninominali e cinque proporzionali.

– CAPO PARTITO: è previsto che ogni partito indichi, insieme al contrassegno, il proprio programma e il proprio “capo”. Non è invece necessario che le eventuali coalizioni indichino il proprio “capo”, che sarebbe il candidato premier.