Ap, caos sul dopo Alfano: Gentile coordinatore. Lupi verso FI

Carlomagno Jeep agosto 18
Antonio Gentile sottosegretario
Antonio Gentile

Il sottosegretario Antonio Gentile è il nuovo coordinatore nazionale di Alternativa popolare, il partito che fa capo al ministro degli Esteri Angelino Alfano, che presto si ritirerà dal suo impegno politico. Nel partito è caos, con posizioni divergenti tra chi vorrebbe restare alleato del Pd (Lorenzin) e chi come Maurizio Lupi spinge per tornare nell’alveo del centrodestra e formarne la “quarta gamba”, il che crea però frizioni tra Berlusconi e Salvini che non vuole “i profughi di Alfano”.

Ed è proprio Lupi a smorzare gli entusiasmi di chi vorrebbe “mettere le mani sul partito”. “Non si è tenuta nessuna direzione nazionale. Apprendo che Tonino Gentile si è autonominato coordinatore nazionale e io sono diventato imperatore dell’Abissinia”, dice l’ex ministro rimasto, secondo le decisioni avvenute sabato in quello che si definisce un “blitz”, solo il capogruppo alla Camera.

Poi, nel pomeriggio, Lupi frena, sottolineando come la nomina di Gentile sia frutto “della separazione consensuale” della scorsa settimana. E a Fabrizio Cicchitto che definiva di “cattivo gusto” il suo commento di ieri sera Lupi replica: “La mia era solo una battuta”.

I “lorenziniani” si prendono dunque il simbolo di Alternativa Popolare – rimasto in capo del presidente Angelino Alfano e lei, la ministra della Salute, di fatto, si prende la leadership di Ap. I nuovi vertici di Ap – con Dore Misuraca, Sergio Pizzolante e Gioacchino Alfano vice di Gentile, avranno invece il compiuto, non facile, di delimitare sui territori la parte degli alfaniani che dirà sì ad un’alleanza con il Pd.

Saranno i prossimi giorni a sciogliere i nodi del soggetto (da formare con i vari Casini, Dellai, Tabacci) che dovrà fare il centro del centrosinistra, o, per dirla alla Gentile, di un’area coalizzata con il Pd ma “distinta e autonoma” dai Dem. Un’area che, nelle intenzioni di Lorenzin, dovrà avere in Ap la sua forza trainante. Non sarà un lavoro facile come non semplice è l’avvio della “quarta gamba” del centrodestra di cui faranno parte Lupi, Raffaele Fitto, Saverio Romano, Enrico Zanetti, Flavio Tosi e, se si riuscirà a trovare una quadra sullo Scudo Crociato, l’Udc.

“Non chiuderemo le porte a nessuno, valuteremo comportamenti e coerenze”, spiega Paolo Romani di Forza Italia. Ma sul quarto polo pende l’irritazione di Matteo Salvini che in tv chiede a Silvio Berlusconi la “firma scritta” sul programma comune del centrodestra.

Un programma che, su abrogazione della legge Fornero, Ue, immigrazione e scuola, non “c’è trattativa”, avverte il leader della Lega chiedendo all’ex Cavaliere anche un “patto anti inciuci” e sottolineando come ad indicare il premier sarà il “partito che ha preso più voti all’interno della coalizione”.

Salvini, tuttavia, si dice quasi certo “che Berlusconi firmerà” e spiega che, prima di Natale, lo vedrà, ma solo per gli auguri. Poi, dopo le Feste, Lega-FI-Fdi si siederanno al tavolo. Tentando di trovare un accordo. Un patto scritto? “L’importante è che sia chiaro”, frena il governatore della Liguria Giovanni Toti.

Le indiscrezioni su un governo Lega-M5S

Poi ci sono indiscrezioni su un eventuale stallo per la formazione del governo dopo le prossime politiche. Rumors boccerebbero l’idea di Berlusconi di far rinascere il patto del Nazzareno con Renzi e non escludono affatto una possibile alleanza tra Lega e M5S per formare un esecutivo duraturo. E posto che i programmi dei due movimenti sono (quasi) sovrapponibili, leggi immigrazione, visione dell’Ue, l’euro, pensioni e altri punti, tra il 30% di Grillo e il 15 di Salvini si arriverebbe al 45%. Una intesa di cui il presidente Mattarella non potrà non tener conto.