Terremoto elezioni, si dimette Matteo Renzi. Ma le rinvia

Carlomagno campagna ottobre 2018
Matteo Renzi nella conferenza stampa post elezioni in cui ha annunciato le dimissioni
Matteo Renzi nella conferenza stampa post elezioni in cui ha annunciato le dimissioni (Ansa)

Il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi ha annunciato ufficialmente le dimissioni da segretario. La decisione dopo la pesante sconfitta del Pd alle elezioni politiche di domenica, dove il suo partito è sceso sotto il 20 percento.

Ma lo farà solo dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e la formazione del nuovo governo escludendo inciuci e affermando che il Pd va all’opposizione. “Se ne siete capaci fatelo da soli il governo”, ha detto rivolgendosi soprattutto ai 5s.

“Come sapete e come è doveroso, – ha spiegato Renzi in una conferenza stampa nella sede del partito a Roma – mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd. E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico”.

“Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea. Non c’è nessuna fuga”, ha detto ancora l’ex premier. “Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta”.

Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un “caminetto”, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto. “Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti”.

Questa formula attendista delle dimissioni ha suscitato non poche polemiche nel suo partito e anche in altri ambienti politici.  “La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo”, ha detto il capogruppo Pd Luigi Zanda. “Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre”. Serve “collegialità che è l’opposto dei caminetti” e “annunciare le dimissioni e rinviarne l’operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare”.