Orfini: “Pd all’opposizione”. Salvini e Di Maio si “annusano”

Carlomagno Panda Settembre 2018
Di Maio Salvini
Di Maio e Salvini

A una settimana dal voto iniziano a delinearsi scenari per l’avvio della nuova legislatura, col Pd pesantemente sconfitto e i nuovi vincitori, Lega e M5S, che si “annusano” a distanza per dare un governo al Paese. Silenzio, al momento, da Forza Italia, con Berlusconi uscito ridimensionato dalle urne, ma si è dichiarato regista del centrodestra a guida leghista. E’ evidente che da soli mancano i numeri, per cui non si esclude un accordo sui programmi (del tutto simili) tra Di Maio e Salvini con l’appoggio di FI e FdI. Sembra fuori dai giochi il Pd che da più parti, Renzi in testa, ha fatto sapere che spetta ai vincitori fare un governo.

Orfini: Il Pd ha perso e deve stare all’opposizione – “Cosa dire al presidente della Repubblica lo discuteremo domani. Io sono dell’idea che quando si perde si sta all’opposizione. Stiamo all’opposizione, poi useremo il peso che abbiamo in Parlamento per far passare i singoli provvedimenti. Ma l’accordo con i cinque stelle non esiste in natura”, ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini a “1/2 ora in più”. “Io penso che qualora dovessimo decidere di sostenere un governo guidato dai Cinque stelle o insieme ai Cinque stelle, sarebbe la fine del Partito democratico”.

“Abbiamo condiviso la decisione” delle dimissioni di Matteo Renzi e “ci consideriamo tutti dimissionari con lui. Se si fa il congresso evidentemente un gruppo dirigente è dimissionario”. “Chi ha avuto responsabilità nel partito e chi ha fatto il ministro in questi cinque anni ha il suo pezzo di responsabilità”, aggiunge. “Chi oggi fa abiure e damnatio memoriae lo fa solo per cancellare le proprie responsabilità che sono minori da quelle di altri ma ci sono”.

Emiliano, con 11 milioni di voti M5s deve provare governo – “Sostengo che queste persone hanno preso 11 milioni di voti e hanno il diritto di provare a governare questo Paese”, afferma invece il presidente della Puglia Michele Emiliano durante il faccia a faccia di Giovanni Minoli in onda alle 14 su La7. “Se noi non interveniamo per fare il governo, quelli non andranno a casa e di questo ho la certezza, faranno un governo Salvini – Di Maio”.

Intanto per le presidenze delle Camere, Matteo Salvini ha fatto sapere che “sarebbe una follia” escludere “le due forze politiche che hanno vinto le elezioni”. “Non è difficile capire con chi si ragionerà”, ha detto il segretario leghista parlando alla scuola politica del partito.

“Farò tutto quello che è umanamente possibile – ha aggiunto Salvini – per rispettare il mandato che gli italiani ci hanno dato, ovvero di andare a fare il presidente del Consiglio, ma senza scendere a patti e rinnegare la nostra Bibbia che è il programma. Ho letto ipotesi astruse di governissimi, di governini, di passi di lato. C’è un programma scelto dagli italiani”.

“Ho il dovere di dialogare con tutti e non serbare rancore. Ma mi sono tolto la soddisfazione di dire di no. Stasera, stranamente dopo le elezioni, sono stato invitato in Tv da Fazio e gli detto “no grazie, faccio altro”. Diverse volte, in campagna elettorale, Salvini aveva criticato il conduttore Rai per non averlo invitato.

Il leader M5S Luigi Di Maio lancia un nuovo appello per la formazione del governo e cita le parole di ieri del presidente della Cei, cardinale Angelo Bassetti. “Faremo tutto il possibile per rispettare il mandato che ci hanno affidato. Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano coscienza delle aspettative degli italiani: abbiamo bisogno di un governo al servizio della gente”, scrive Di Maio dal blog, sottolineando: “Non abbiamo a cuore le poltrone ma che venga fatto ciò che i cittadini attendono da 30 anni”.

“In tutta la campagna elettorale e subito dopo il voto ho detto che noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini. Questa occasione non può essere persa. I cittadini ci guardano e pretendono il massimo dalle persone che hanno eletto in Parlamento”. “Anche la settimana prossima sarà molto importante per il destino del nostro Paese. La partecipazione non si esaurisce con il voto. Continuate a informarvi e ad appassionarvi”, sottolinea il capo politico del M5S.

“Abbiamo messo al primo posto la qualità della vita dei cittadini che vuol dire eliminazione della povertà (con la misura del Reddito di Cittadinanza che è presente in tutta Europa tranne che in Italia e in Grecia), una manovra fiscale shock per creare lavoro, perché le tasse alle imprese sono le più alte del Continente, e finalmente un welfare alle famiglie ricalcando il modello applicato dalla Francia, che non a caso è la nazione europea dove si fanno più figli, per far ripartire la crescita demografica del nostro Paese. La nostra attenzione sarà massima anche su altri fronti come quello della lotta alla corruzione, dell’eliminazione della burocrazia inutile con 400 leggi da abolire, del rispetto dell’ambiente”, scrive Di Maio.

“‘Politica vuol dire realizzare’ diceva Alcide De Gasperi, ed è a questo che tutte le forze politiche sono state chiamate dai cittadini con il voto del 4 marzo. Più precisamente a realizzare quello che anche nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato ‘bene comune’, che è ciò che noi in tutta la campagna elettorale abbiamo indicato come ‘interesse dei cittadini'”. Lo scrive Di Maio in un post su Facebook rispondendo al presidente della Cei Bassetti, che ha auspicato che il prossimo governo sia “al servizio della gente”.