Consultazioni, strada in salita per il governo. Berlusconi: “No a Di Maio”.

Il leader di Forza Italia parla di Salvini, ma pensa a larghe intese che diano "credibilità" all'Italia. Il Pd ribadisce il suo niet a Lega e M5s e il capo del Carroccio dice no a incarico esplorativo

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Berlusconi dopo le consultazioni
Silvio Berlusconi dopo le consultazioni con il capo dello Stato

Strada in salita per la formazione del nuovo governo. Al secondo giorno di consultazioni al Quirinale, non emergono orizzonti nitidi per dar vita a un esecutivo, almeno dalle prime dichiarazioni di Pd e Forza Italia, col primo che nega ogni ipotesi di governo con Di Maio e Salvini, il secondo, per voce del leader Silvio Berlusconi, dice sì alla premiership di Salvini, ma se dovesse saltare è disposto a qualsiasi formula di aggregazione purché non ci siano i “populisti” del Movimento 5 stelle. In sostanza, sì alle larghe intese con un esponente di “alto profilo”.

La posizione del Partito democratico

“L’esito elettorale per noi negativo – ha detto Maurizio Martina al termine del colloquio con Mattarella – non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino”. Chi ha vinto le elezioni – è l’invto del Pd – “si faccia carico della responsabilità” di governare. “Noi – ha aggiunto – avvertiamo come certi atteggiamenti siano più figli di un secondo tempo della campagna elettorale che di una responsabilità nuova. Il tempo della campagna elettorale è finito e queste forze farebbero bene a tornare con i piedi per terra anche rispetto a soluzioni” di governo. “Noi – ha detto ancora – siamo in campo da protagonisti per rafforzare in coerenza con il lavoro fatto dal governo tutti gli interventi di sostegno sociale. Sui quattro snodi di interesse generale il Pd eserciterà fino in fondo la sua funzione nel suo ruolo di opposizione. I 4 punti: taglio del costo del lavoro e reddito di inclusione; controllo della finanza pubblica; gestione del fenomeno migratorio; rafforzamento del quadro internazionale”.

La posizione di Forza Italia

Il governo “dovrà partire da chi ha vinto le elezioni, cioè il centrodestra e dal leader della coalizione vincente, cioè la Lega”. “Non siamo disponibili – ha detto l’ex premier Silvio Berlusconi al termine del colloquio con Mattarella al quale hanno partecipato anche le capogruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini – a un governo fatto di pauperismi e giustizialismi e populismi e odio che innescherebbe una spirale recessiva e di tasse elevate con fallimenti a catena anche nel settore bancario”. “Siamo disponibili con presenze di alto profilo a soluzioni serie e credibili in sede europea. Su questo siamo disposti a dialogare”. “Serve un governo”, ha evidenziato Berlusconi, per affrontare le urgenze del Paese.

Ma, a causa dei veti incrociati da parte dei partiti, la matassa sembra complicata da sbrogliare per il capo dello Stato e si parla già di un possibile secondo giro di consultazioni che potrebbe iniziare mercoledì prossimo. Intanto nella tarda serata di ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha chiuso all’idea di un incarico esplorativo per lui (“inutile”).

La posizione della Lega, Salvini più possibilista per una accordo con il M5s

“Lavoriamo per un governo che lavori almeno 5 anni. Partendo da chi ha vinto le elezioni e numeri alla mano coinvolgendo il Movimento 5 stelle. Senza altre soluzioni temporanee e improvvisate, vediamo se si riesce a trovare una quadra”, ha detto Matteo Salvini al termine del colloquio con Mattarella. “Continuerò a incontrare tutti – ha aggiunto Salvini – a partire da centrodestra, prima forza” in entrambe le camere “ma andiamo in Parlamento se abbiamo numeri certi”.

Nel corso dell’incontro con il capo dello Stato, ha detto il leader del Carroccio, “abbiamo ricordato a Mattarella che più che posti e ruoli ci interessano i programmi su temi come la riforma delle pensioni, il lavoro e la riforma fiscale”.

Se ci sono i numeri certi, va bene per Salvini, “altrimenti si torna al voto”, ha detto. “La Lega è un partito nato tra la gente figuriamoci se abbiamo paura di tornare alle elezioni”. Il senatore ha aggiunto che lavorerà “per smussare gli angoli che altri, a parole, non vogliono smussare”.

La posizione del Movimento 5 stelle: “Riconosco solo Salvini. Si a contratto con lui o Pd”

“Non vogliamo spaccare la coalizione di centrodestra, – spiega Luigi Di Maio al termine delle consultazioni – ma non riconosciamo una coalizione di centrodestra, perché non solo si sono presentati alle elezioni con tre candidati premier, ma perché si sono preparati alle consultazioni separati. E una di queste forze (Forza Italia, ndr) non riconosce il M5S, perciò ci rivolgiamo alla Lega”.

“Abbiamo detto al presidente Mattarella – aggiunge Di Maio – che sentiamo tutta la responsabilità di essere la prima forza politica e di lavorare il prima possibile per assicurare una maggioranza ad un governo del cambiamento”.

“Come ho ribadito durante tutta la campagna elettorale, abbiamo ottenuto 11 milioni di voti su una posizione ben precisa che abbiamo ribadito al presidente anche sulla politica estera. Con noi al governo l’Italia resterà alleata dell’Occidente nel Patto atlantico, nell’Unione europea e monetaria: è questo l’obiettivo”.

“Le mie aperture sono sincere, ma voglio anche precisare che rispetto a quello che ho letto in questi giorni io non ho mai voluto spaccare il Pd, mi rivolgo al Pd nella sua interezza perché al di là delle differenze di vedute non ci permetteremo mai di interferire nelle loro dinamiche interne”.

“Un contratto di governo si può sottoscrivere o con la Lega o con il Pd. Questi sono i due interlocutori, è chiaro che sono due soluzioni alternative”, ha ribadito Di Maio dopo le consultazioni al Quirinale. “Dopo gli incontri capiremo con chi si potrà sottoscrivere il contratto di governo”, aggiunge.

 

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