Consultazioni, altro giro altro rebus. La matassa in mano a Mattarella

Iniziato il secondo giro di consultazioni. Pd, Centrodestra unito e Movimento 5 stelle saranno ricevuti pomeriggio. Per il capo dello Stato un compito difficile.

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021

consultazioni al quirinaleE’ ripreso stamane il secondo giro di consultazioni dei partiti al Quirinale. L’obiettivo del presidente Sergio Mattarella è quello di individuare una maggioranza solida che possa sostenere un governo dopo le elezioni dello scorso 4 marzo. Il compito, nel quadro emerso dalle urne è complesso. Il primo giro si è concluso infatti con un nulla di fatto, e le frizioni tra i partiti alla vigilia non fanno pensare che questa volta vada meglio.

Stamane entreranno prima i rappresentati dei gruppi parlamentari, mentre il presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Elisabetta Casellati, saliranno al Colle venerdì.

Si parte alle 10 con il gruppo per le Autonomie del Senato. Alle 10.30 e alle ore 11 i gruppi Misti di Camera e Senato e alle 11.30 il gruppo di LeU di Montecitorio, costituito in deroga al regolamento che prevede minimo 20 deputati. Dopo la pausa alle 16.30 è previsto il Partito democratico, alle 17.30 il Centrodestra (stavolta a delegazione unica), mentre alle 18.30 chiude il Movimento 5 stelle.

La prospettiva del capo dello Stato di affidare l’incarico con una maggioranza certa è ridotta dai veti incrociati tra le forze politiche. Il M5S, primo partito in Parlamento, vuole formare un governo “di cambiamento”, ma è disposto a una formula con “contratto” in cui ha chiamato al dialogo solo Pd (partito bocciato dagli elettori), e la Lega, azionista di maggioranza del Centrodestra, in cui c’è Forza Italia e Berlusconi, sul quale c’è lo stop di Luigi Di Maio.

Dal canto suo il leader di FI non è disposto a formare un governo con i “populisti” grillini, e la Lega che vuole il dialogo con tutti, ma non con i dem. La strada diventa dunque sempre più in salita, salvo colpi di scena nell’ipotesi di un esecutivo a guida Salvini-Di Maio, che hanno diversi punti in comune ma anche in questo caso c’è il problema della premiership, che Di Maio non è disposto a mollare alla Lega, che capeggia una colazione con il 37 percento dei consensi.

I due si annusano da un mese e mezzo e sono riusciti da soli ad accordarsi per le presidenze delle Camere e per le commissioni speciali. Le due forze politiche aggregate, secondo molti osservatori, avrebbero più chance per convergenza di temi, a costituire un esecutivo sostenuto da numeri sufficienti sia alla Camera che al Senato.

La matassa comunque spetta al capo dello Stato doverla sbrogliare, che darà l’incarico solo se dai colloqui con le delegazioni dei partiti emerge una seria volontà ma soprattutto maggioranza certa in grado di dare la fiducia al governo nei due rami del parlamento.

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