I “radical chic” a Riace a sostegno di Lucano. In corteo anche Sofri e Boldrini

Qualche migliaio di persone provenienti dal sud Italia hanno sfilato a sostegno del sindaco arrestato martedì. Tra loro Acli, associazioni, politici e i migranti.

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La manifestazione a Riace A destra l'ex leader di Lotta continua Adriano Sofri
La manifestazione a Riace A destra l’ex leader di Lotta continua Adriano Sofri (Ansa e Facebook)

Ci sono molte sigle della sinistra, pezzi delle istituzioni, e anche ex e post sessantottini, tra le migliaia di persone (si parla di 4 mila) giunte oggi a Riace per esprimere solidarietà al sindaco Mimmo Lucano, arrestato martedì dalla Procura di Locri con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti sulla gestione dei rifiuti.

Su tutti, per citare i più noti, l’ex leader di Lotta continua, Adriano Sofri, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, e poi le Acli, aderenti ai partiti comunisti, associazioni, centri sociali, rappresentanti sindacali e molti migranti che hanno sfilato con loro in mezzo al corteo.

Da martedì scorso, giorno dell’arresto del sindaco, c’è stata una imponente mobilitazione sul web in cui sono intervenuti giornalisti, scrittori, attori e politici, in coro contro per sostenere il sindaco, ma indirettamente anche contro la procura che indaga da due anni sul cosiddetto “modello Riace”.

Molti gli striscioni e cartelli: “Arrestato Lucano per arrestare un modello di integrazione eccellente”, “Il mondo lo adora, l’Italia lo arresta”. Presnte anche l’assessore comunale di Napoli Enrico Panini, presente in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris, ha detto di essere “contro la politica xenofoba di Salvini. Giù le mani da Mimmo Lucano”.

La strada di accesso al paese è bloccata dalle auto in sosta e gli ultimi arrivati vengono fatti fermare a circa 3 chilometri dal piccolo centro abitato. Manifestazioni e sit-in sono svolti in alcune città italiane, in contemporanea alla manifestazione di Riace.

Lucano saluta il corteo con il pugno chiuso – Affacciato alla finestra di casa col pugno sinistro chiuso: così Domenico Lucano ha salutato le circa quattromila persone giunte a Riace per testimoniare la loro solidarietà al sindaco – ora sospeso – agli arresti domiciliari. I manifestanti, dopo aver percorso le strade del paese, sono giunti sotto casa di Lucano urlandogli “Tieni duro, continua a lottare sempre. In questa battaglia di civiltà non sarai mai solo!”, hanno detto i manifestanti.

Lucano dalla finestra saluta con il pugno chiuso
Lucano dalla finestra saluta con il pugno chiuso (Fb)

Il corteo, partito ai piedi del paese, dopo aver percorso le strade di Riace ed avere attraversato la piazza principale, si è diretto sotto casa di Lucano. Alla vista del corteo Lucano è comparso dietro una finestra della sua abitazione, chiusa con una zanzariera, salutando i manifestanti più volte con la mano e commuovendosi. In strada i manifestanti hanno intonato “Bella ciao”. Un gruppo numeroso di migranti, che si trovano a Riace da tempo, ha più volte gridato “Riace non si arresta. Mimmo Lucano libero”.

Intanto, Lucano dopo l’interrogatorio di garanzia, resta agli arresti in attesa delle determinazioni del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che la prossima settimana potrebbe valutare o meno per una sua liberazione. La Procura di Locri ha fatto anche ricorso al Tdl per vedersi validati i capi d’accusa più gravi rigettati dal gip, tra questi l’associazione a delinquere, truffa aggravata e concussione. Secondo i magistrati inquirenti sarebbero spariti alcuni milioni di euro nella gestione dei centri d’accoglienza dei migranti.

Sui social c’è però anche chi contesta la cosiddetta sinistra “radical chic” che avrebbe gridato al complotto contro Lucano subito dopo il suo arresto, “prima ancora che venisse diffusa l’ordinanza di custodia cautelare”, fa notare qualcuno.

“Una forzatura”, spiegano altri internauti. “E’ la solita doppia morale della sinistra radical che in nome dell’antifascismo cerca di trovare spazi e motivi di sopravvivenza dopo essere stati sconfitti dalla storia e nelle urne”, criticano taluni racchiusi in sintesi. Quella di Riace “è un boomerang”, sottolineano altri facendo in riferimento all’autonomia della magistratura.