Il decreto Genova è legge, bagarre al Senato. Scintille nel M5s

Il testo è stato approvato dall'aula del Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. 10 senatori del M5s non hanno votato

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Danilo Toninelli Senato decreto Genova
Ansa

Il decreto Genova è stato approvato dall’aula del Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era stato approvato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna.

10 senatori del Movimento 5 stelle non hanno votato in segno di protesta perché il testo contiene un salvacondotto per la ricostruzione post terremoto di Ischia. Esulta invece il governo con in testa il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli.

“Il decreto Genova è legge”, dice soddisfatto il premeir, Giuseppe Conte. “Risorse e aiuti concreti alle famiglie che hanno perso la casa, sostegno a imprese e cittadini. Avevo promesso che non avrei mai abbandonato la città in ginocchio. Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza”.

L’Aula del Senato ha sospeso per qualche minuto la seduta dopo l’approvazione del decreto Genova in un clima di bagarre. Poco prima, alcuni senatori del Pd avevano mostrato il fascicolo del provvedimento, con il presidente del Senato Casellati che ha subito chiesto di mettere giù. Ma a scatenare le polemiche il pugno alzato del ministro Toninelli per festeggiare il voto. “E’ inaccettabile e indecente quello che ha fatto il ministro. Non gli chiediamo di condividere o comprendere quello che stiamo dicendo, ma ascolti e dia il buon esempio alle scolaresche che ci stanno guardando”, afferma la capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini esortando il titolare dei trasporti a non venire più in Aula “ad alzare i pugni”.

Critico anche il Pd: “Genova non merita un ministro da stadio – dice su Twitter il senatore del Pd Davide Faraone -. L’atteggiamento squallido di Toninelli oggi al Senato, sempre al telefono e poi con il pugno alzato in segno di sfida mentre si votava un provvedimento dopo una tragedia, è la fine della decenza. #toninellidimettiti”.

“Quei 43 morti pesano sulla coscienza di tutti: francamente avrei desiderato un’Aula diversa”, ha detto con un certo rammarico, rispetto agli scontri in Aula, la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, raccogliendo applausi. “Genova è ancora una ferita aperta, quindi accolgo l’invito del Senatore Marcucci e rispettare un minuto di silenzio”, ha aggiunto Casellati, dando inizio a un minuto di silenzio dell’Aula.

Su Ischia “io non ho nessun interesse personale, non ho nessun conflitto di interessi, non ragiono in quella maniera. È il mio dovere in quanto rappresentante del Governo. Non c’è nessun condono e sfido chiunque a dimostrare il contrario”. Così il vicepremier Luigi Di Maio in un post sul blog M5s dove afferma: “Oggi abbiamo approvato provvedimenti a favore dei terremotati del centro e del sud Italia, che fino a oggi sono stati trattati come cittadini di serie b. I governi del Pd, per anni, se ne sono altamente fregati”.

Non era in Aula il senatore M5s Gregorio De Falco quando il decreto Genova è andato in votazione. Il senatore, intercettato fuori dall’Aula, ha mostrato sorpresa alla notizia dell’avvenuta votazione: “Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?” ha affermato correndo verso l’Aula. Con lui non erano in aula i senatori pentastellati Paola Nugnes,  Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone,  e Mario Turco.

De Falco e Nugnes sul caso Ischia contenuto nel decreto, in commissione avevano votato insieme alle opposizioni facendo battere per la prima volta il governo. Ora rischiano l’espulsione dai Cinquestelle, i cui vertici valutano oggi la posizione degli altri nove “dissidenti”.