Navi Ong con migranti davanti a Malta, che respinge. Salvini: “Porti chiusi in Italia”

Carlomagno campagna Fiat Marzo 2019

Sea Wath 3
Due navi, la Sea Watch e la Sea Eye, la prima di una Ong tedesca, l’altra di una organizzazione olandese, si trovano in acque maltesi da due settimane con alcune decine di migranti a bordo prelevati in Libia. La Valletta ha impedito lo sbarco, così come anche l’Italia e molti altri paesi europei. L’Ue, imbarazzata dai suoi silenzi passati e presenti, sta contattando ora gli stati membri per convincerli a far sbarcare gli extracomunitari da giorni in balia del mare.

La questione sta suscitando polemiche politiche con fronti contrapposti tra larghe fazioni di maggioranza, contrari, e l’opposizione, favorevoli a far attraccare la nave in un porto italiano. Salvini è nettamente contrario a nuovi sbarchi in Italia, mentre Di Maio attacca Malta e Ue e apre uno spiraglio solo per donne e bambini, sempre se La Valletta li faccia prima sbarcare.

“Una nave tedesca e una nave olandese, in acque maltesi. Ma ad accogliere dovrebbe essere ancora una volta l’Italia. La nostra Italia che ha già accolto quasi un milione di persone negli ultimi anni, dove più di un milione di bambini vive in condizioni di povertà assoluta. Il traffico di esseri umani va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi. Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti. Io non cambio idea”, ha fatto sapere il ministro dell’interno Matteo Salvini.

“Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia. Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera”, è la posizione di Luigi Di Maio che interviene sull’emergenza delle due navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye in acque maltesi.

“Questa Europa – aggiunge il vicepremier – così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un’Europa che si gira dall’altra parte per non vedere”.