Flat tax, Salvini: “Per farla bastano 15 miliardi”. Frizioni col M5s

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Matteo Salvini
Matteo Salvini

E’ la Flat tax il tema politico al centro dell’inizio di settimana, con il vicepremier Matteo Salvini che sostiene che l’abbassamento delle tasse si possa fare con una quindicina di miliardi, mentre i colleghi governativi dei Cinquestelle frenano. Mentre il ministro dell’Economia afferma che non è ancora stata fatta alcuna stima del Mef su quella che è il cavallo di battaglia elettorale della Lega.

Il ministro dell’Interno ha detto in radio che sul caso “sono stati fatti numeri strampalati, 50-60 miliardi di euro, non siamo al Superenalotto. Per la prima fase bastano tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un abbattimento fiscale a tante persone”, ha affermato Salvini in replica a ciò che aveva detto il ministro M5s Barbara Lezzi.

“L’ultima cosa da fare – ha aggiunto il ministro dell’Interno – è aumentare le tasse, anche se lo chiede l’Europa. Sulle clausole di salvaguardia una riflessione va fatta, noi non abbiamo nessuna intenzione di aumentare l’Iva. Stiamo facendo tutti i conti, siamo convinti che se abbassi le tasse, dal secondo anno lo Stato incassa di più”.

“Il memorandum che il premier Conte firmerà con il presidente cinese è la cornice, poi il quadro è un’altra cosa e noi stiamo valutando riga per riga il contenuto dell’intesa: se si apre all’export per le aziende italiane va benissimo, gli unici vincoli riguardano la sicurezza, il controllo dei dati degli italiani e l’energia. Non vorrei che qualcuno si alzasse dall’altra parte del mondo e ci spegnesse l’interruttore. Se i cinesi vogliono investire in ferrovie e porti ok, l’importante è che il controllo rimanga in mani italiane”, ha affermato Salvini.

“Non penso che al Governo ci siano coglioni. Con i Cinquestelle stiamo lavorando bene, è chiaro che a livello locale c’è una tradizione di buon governo di centrodestra, ma a livello generale non ho nostalgie del passato. L’accordo di Governo l’ho firmato per 5 anni e io da lì non mi sposto”, ha sottolineato il leader leghista.

Non c’è “nessuna stima fatta su una riforma che né io né il Mef abbiamo mai ricevuto”, non c’è “nessuna stima del Mef sulle riforme in discussione”, ha fatto sapere il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, parlando della Flat tax. “Proposte specifiche non sono arrivate all’analisi del Mef – ha aggiunto entrando all’Agenzia delle Entrate – La flat tax è allo studio da luglio su varie possibili ipotesi, quindi non c’è nulla di nuovo”.

Sulla Flat tax “credo che non si debba continuare a sparare alto con cose irraggiungibili, anche fossero 15 miliardi di riforma dell’Irpef oggi sono insostenibili perciò è necessario riordinare quello che già esiste”. Così la sottosegretaria al Mef, Laura Castelli, a margine di un evento Consob aggiungendo “perché bisogna concentrare le risorse verso la direzione corretta che nel caso nostro e di tutto il governo è un politica dedicata alla famiglia”.

Sulla flat tax “Si tratta di essere realisti rispetto a possibilità e compagini economiche che ci sono oggi”. “Noi prevediamo impatti minori nel riordino dell’esistente, anche una visione diversa di quella che è la pressione fiscale”, ha aggiunto Castelli.

“Io non so se esiste questo studio del Mef, ma se esiste io non l’ho mai visto. Stiamo parlando di un progetto molto diverso dalla fase 2 della Flat Tax che invece abbiamo in mente noi, ovvero il voler applicare fino a 50 mila euro di reddito il 15% di aliquota fissa con le deduzioni che sono inversamente proporzionali al reddito”, ha risposto Armando Siri, sottosegretario alle infrastrutture (Lega Nord) al Giornale radio Rai (Radio1) sostenendo che il costo è di 12 miliardi.