I due forni del M5s e l’asse preferito con la Lega: in sintonia coi punti di Di Maio

Dall'Autonomia alle tasse, dal contrasto all'immigrazione clandestina, al sostegno a famiglie e imprese; tutti impegni cari a Salvini e M5s. Nuova squadra senza Conte e ministri "signor no". Di Maio premier?

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini nell'aula della Camera
Luigi Di Maio e Matteo Salvini nell’aula della Camera (Archivio/Ansa)

Al termine del primo giro di consultazioni al Quirinale i partiti si confrontano per trovare una sintesi e proporre al capo dello Stato Mattarella una squadra, quanto soprattutto indicare una maggioranza parlamentare in grado di sostenere il futuro governo.

Come nel 2018, sono ci sono contatti tra le maggiori forze, tra queste Pd e M5s, e questi ultimi con la Lega di Matteo Salvini, artefice della rottura per i “troppi no” di alcuni ministri cosiddetti “rossi”. Ieri nelle dichiarazioni finali dei big, Di Maio in testa, è rispuntata fuori la tattica dei due forni del M5s, che essendo la forza con la maggioranza relativa, ha bisogno di interloquire con le maggiori forze politiche per stringere un’alleanza di governo ma solo con chi condivide gli impegni snocciolati ieri dal capo dei Cinquestelle.

Oggi dovrebbe esservi un incontro tra i dem di Zingaretti e i pentastellati, ma la strada per una intesa giallorossa, appare in salita e con più ostacoli dell’anno scorso. Il segretario del Pd ha fissato diversi paletti che nei fatti precludono qualsiasi accordo, quasi a significare che l’intesa lui non la vuole. In particolare il “no” del governatore del Lazio al taglio dei parlamentari, su cui tutto il partito è fermamente contrario, frena in partenza qualsiasi ambizione in questo senso.

Non solo. Di Maio, nel caso di un’alleanza definita “suicida” da diversi militanti grillini, è chiamato a spiegare il perché della netta opposizione al partito democratico dal 2013 ad oggi, prima con Renzi e ora con Zingaretti, il quale oltre a non essere pronto per una “macedonia” alla Prodi (ha da poco assunto la guida di un partito rissoso e lacerato), si trova “incastrato” dall’ex premier Renzi che ha in pugno larga parte di senatori e deputati. Appena un mese fa, il leader cinquestelle era apparso in video (in queste ore diventato virale sui social), affermando a chiare lettere che il Movimento cinque stelle non si sarebbe mai alleato con il Pd o il partito di Bibbiano; questo a dispetto dell’ala “rossa” dei grillini (minoritaria ma spalleggiata da molti media di sinistra) che in queste ore sta cercando in tutti i modi un accordo con i dem, finalizzato pure a mettere fuori gioco lo stesso moderato Di Maio.

Per molti sarebbe molto imbarazzante spiegare la presunta intesa giallorossa all’elettorato di riferimento, come anche spiegare la volontà di molti eventuali partner (dal Pd a Leu, con l’avallo degli esponenti più a sinistra del M5s come Fico, nda) di “cancellare” molte delle cose fatte, come i decreti sicurezza, dignità, ma anche altre leggi, che possono minare pure la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza.

E su questo stamane Salvini in un video su Facebook ha sottolineato che pur di “evitare un simile accordo tra Pd e cinquestelle, “le vie della Lega sono infinite”, facendo chiaramente intendere un nuovo possibilissimo abbraccio governativo tra stellati e Carroccio.

Salvini riapre a Di Maio: “Se qualcuno mi dice ragioniamo perché i no diventino sì, per lavorare non contro ma per, io sono un uomo concreto, non porto rancore. Noi ci siamo”

La netta convergenza tra Lega e M5S

Nella decina di punti elencati da Di Maio ieri all’uscita delle consultazioni, si trova invece larga convergenza con la Lega. Si tratta in sostanza di una riproposizione del contratto i governo siglato un anno fa tra Salvini e Di Maio, a partire dal taglio dei parlamentari, bandiera stellata che la Lega sostiene e ha votato per ben tre volte, e su cui Salvini ha più volte aperto, in ultimo ieri, a patto, di “una nuova squadra”, evidentemente senza Conte e senza i ministri “signor No”. “Senza rancore ragioniamo”, ha detto Salvini facendo un plauso al suo collega: “Ritengo che Luigi Maio in questi mesi abbia lavorato bene”. Segnali di apertura inequivocabili che gettano le basi per un nuovo patto tra Carroccio e grillini.

Ma ci sono altri elementi di netta convergenza, come l’Autonomia differenziata nelle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, bandiera della Lega, così come il contrasto all’immigrazione clandestina, legalità, sicurezza, tasse, sostegno alle imprese, famiglie e natalità. “Vogliamo un paese che faccia più figli, non che importi quelli degli altri”, aveva detto Salvini in Senato delineando il quadro dell’Italia (“vecchia”) del 2050.

Il messaggio del leader pentastellato Di Maio: “Non lasceremo che la nave affondi”

 

 

 

 

 

 

 

 

Sull’economia la sintonia appare ancora più chiara: La manovra ha detto il leader grillino “deve essere equa” e contenere la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva. Poi il salario minimo, tema al centro di discussioni con i leghisti e il taglio del cuneo fiscale sul lavoro. “Avevamo promesso di abbassare le tasse alle imprese che assumono e va fatto”, ha sottolineato ancora Di Maio che, sebbene in termini differenti, ha lanciato l’assist al suo collega Salvini sulla Flat tax, altro cavallo di battaglia dei leghisti. Punto di contrasto potrebbe essere rappresentato dal conflitto di interessi citato da Di Maio, il quale evoca anche il carcere per i grandi evasori e per i reati finanziari.

Sulle banche, per Di Maio, occorre separare quelle commerciali da quelle di investimento. Una riforma su cui Salvini ha più volte affermato, parlando di un eventuale “inciucio”, che la riforma bancaria non può essere fatta con la Boschi, o comunque dai dem presenti in parlamento (quasi tutti di fede renziana), ritenuti i maggiori responsabili dei risparmiatori truffati da alcuni istituti, compresa Banca Etruria.

Sulla riforma della Giustizia il leader dei stellati si trova ancora in sintonia con Salvini: “Dobbiamo dimezzare i tempi della giustizia e riformare i modi di elezione del Csm. I cittadini e le imprese hanno bisogno di una giustizia efficace e veloce”.  Poi la riforma della Rai che deve essere una tv di qualità, altrimenti non ha senso che i cittadini paghino il canone.

Infine, prima dell’acqua pubblica, da sempre cavallo di battaglia dell’ala sinistra del movimento, Di Maio ha affermato che serve un piano straordinario di investimenti per il Sud che contempli anche la creazione di una banca pubblica per gli investimenti.

Non è stato citato il tema scottante della Tav, che rappresenta la goccia che ha fatto traboccare il vaso (della crisi), ma vi sono tutti gli elementi di convergenza per proseguire il cammino intrapreso a maggio-giugno 2018, con o senza l’ex premier Conte, che dopo avere “strapazzato” il suo vice con una serie di “insulti” al Senato, difficilmente troverà condivisione nel Carroccio. Chi potrebbe essere il premier incaricato di una eventuale riedizione gialloverde non è ancora chiaro.

Tuttavia, per arrivare nei “tempi brevi” chiesti da Mattarella, Di Maio e Salvini potrebbero abbandonare le trattative su un esterno, (Conte appare ormai fuori gioco) accordandosi su uno tra loro due: le probabilità appaiono più ampie per il capo pentastellato che siederebbe a Palazzo Chigi con il solo vicepremier Salvini, il quale terrebbe stretto il Viminale, sede strategica delle politiche leghiste su sicurezza, legalità e immigrazione. Va da sé che nel “rimpasto” rimarrebbero fuori quei ministri e sottosegretari dell’ala sinistra come Trenta e Toninelli e altri, anche Tria rischia. Potrebbe a sorpresa invece entrare nell’esecutivo Alessandro Di Battista, che sebbene con anima di sinistra, è il più agguerrito oppositore del Pd e di molti a Sinistra, come Leu, Speranza in testa, ritenuti “traditori”. Di Battista (che pure vorrebbe il voto anticipato), insieme a Gianluigi Paragone e altri, resta obtorto collo tra i pentastellati “più favorevoli” ad un patto tra Lega e M5s, pur di restituire il paese ai dem.

La parola spetta comunque al presidente della Repubblica che martedì prossimo avvierà nuove consultazioni per capire se da queste interlocuzioni tra i partiti, emerge la volontà di una nuova maggioranza che sostenga il nuovo governo, oppure se sciogliere le Camere per un ritorno anticipato alle urne (voluto da alcuni partiti, Lega e Meloni in primis). Decisione che per Mattarella “non è da prendere alla leggera”.

Dino Granata