Taglio parlamentari, Salvini: “A differenza di Pd e M5s, la Lega non tradisce”

Una maggioranza "bulgara" quella che ha dato il via libera definitivo alla riforma costituzionale. I voti favorevoli sono stati 553, 14 i contrari e due astenuti

Carlomagno Faro istituzionale

“A differenza del Pd e dei 5 stelle, la Lega non tradisce e mantiene la parola”. E’ questo il secco commento del leader della Lega Matteo Salvini dopo l’approvazione del taglio dei parlamentari in ultima lettura alla Camera su cui il Carroccio ha votato a favore per la quarta volta.

“Una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l’Italia è una giornata storica”. Così il premier Conte, su Fb, dopo il via libera definitivo della Camera al taglio dei parlamentari.

Entusiasti i pentastellati sulla riforma costituzionale che riduce i deputati dagli attuali 630 a 400 e i senatori dai 315 attuali a 200. “Volevo dire ai cittadini italiani che questa è una grandissima vittoria del popolo e dei cittadini italiani” dice Luigi Di Maio ai cronisti che lo attendono davanti a Montecitorio.

“È il giorno che aspettiamo da sempre – dice il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro – Con il sì trasversale delle forze politiche alla riduzione dei parlamentari il M5S fa la storia di questo Paese, scrivendo una stupenda pagina di democrazia. Dopo oltre trent’anni di promesse mancate finalmente il taglio di deputati e senatori è realtà: inizia una nuova stagione politica, ora al centro ci sono i cittadini e le risposte concrete alle loro istanze”.

Anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede parla all’Adnkronos di “giornata storica che abbiamo inseguito in anni di battaglie nella convinzione che fosse giusto avvicinare le istituzioni ai cittadini. Oggi è un passo in avanti in questa direzione”.

Il PD, che pure aveva votato contro nelle altre tre letture, a differenza della Lega, oggi ha votato a favore per non scalfire il rapporto coi Cinquestelle, alleati di governo. Il provvedimento è infatti in cima alle “priorità” dell’esecutivo giallorosso.

MAGGIORANZA BULGARA
I voti favorevoli al “taglio” sono stati 553 su 567 votanti, 14 i contrari e due astenuti. Una maggioranza “bulgara” quella che ha dato il via libera definitivo alla riforma del numero dei parlamentari.

I 14 no vengono tutti dal gruppo Misto oltre a quello di Marzia Ferraioli di FI: Sara Cunial, Veronica Giannone, Carmelo Lo Monte, Fausto Longo, Vittorio Sgarbi, Gloria Vizzini, Silvia Benedetti, Catello Vitiello, Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi, Alessandro Colucci, Maurizio Lupi e Renzo Tondo. Due gli astenuti: Bruno Tabacci del Misto e la dem Angela Schirò. Per quanto riguarda le singole forze politiche, nei 5 Stelle risultano in missione 5 deputati (Francesca Businarolo, Andrea Colletti, Federica Dieni, Maria Marzana e Leda Volti) mentre non hanno partecipato al voto: Sebastiano Cubeddu, Massimiliano De Toma, Paolo Giuliodori, Stefania Mammì e Roberto Rossini.

Mentre nel Pd non hanno partecipato al voto Micaela Campana, Paolo Gentiloni e Francesca La Marca. Nessun deputato dem in missione. Due deputati di Italia Viva non hanno partecipato al voto (si tratta di Nicola Carè e Massimo Ungaro) e poi Rossella Muroni di Leu. La più corposa compagine dei non partecipanti al voto è quella azzurra con 25 deputati, i leghisti sono 8 (Virginio Caparvi, Luis Di San Martino Lorenzato, Cristian Invernizzi, Donatella Legnaioli, Augusto Marchetti, Carlo Piastra, Tiziana Piccolo e Adolfo Zordan), uno di Fdi (Salvatore Caiata).

L’incognita referendum – L’entrata in vigore della riforma non avverrà prima di gennaio 2020, in quanto bisognerà attendere i tre mesi previsti dalla Carta per consentire, a chi lo ritiene necessario, di richiedere lo svolgimento del referendum confermativo.

Se si dovesse svolgere la consultazione popolare, l’entrata in vigore slitterebbe di diversi mesi e sarebbe comunque subordinata alla vittoria dei sì. Dopodiché serviranno circa due mesi per ridisegnare i collegi.