Regionali, i “patti cinici” non funzionano. Fronda contro Di Maio

Italia Viva "in agguato" su una eventuale riproposizione dell'alleanza Pd-5s in altre regioni. Ma il capo dei Cinquestelle suona il "de profundis". Calabria ed Emilia le prossime sfide

Carlomagno campagna Jeep Cherokee Novembre 2019
Foto di gruppo a Narni: da sinistra Conte, Di Maio, Bianconi, Zingaretti e Speranza

L’esperimento “non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile”. Luigi Di Maio è stato il più svelto a suonare il “de profundis” per l’alleanza Pd-M5s per le regionali. Il capo politico dei 5 stelle, alle prese con una robusta fronda interna dopo la sconfitta del civico Vincenzo Bianconi, ha fatto marcia indietro e ha lanciato la “terza via. Secondo me – ha spiegato – il Movimento la può creare al di fuori dei due poli, non entrando nei due poli, perché va meglio quando va da solo”.

Dal Nazareno, la risposta non si è fatta attendere. Dario Franceschini ha insistito: “Non mi sembra particolarmente acuta l’idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l’Umbria, è meglio andare divisi alle prossime regionali”. Ma è evidente che anche al Nazareno si è aperta una riflessione sulle regionali. Su Nicola Zingaretti è subito partito il ‘pressing’ nemmeno troppo discreto di chi all’asse con il M5S non ha mai creduto: “L’alternativa a questa destra non si costruisce con le ammucchiate, ma con un progetto politico forte e credibile, ancorato alla realtà e partecipato nel Paese”, ha spiegato Lorenzo Guerini.

“Mi auguro che in vista delle prossime regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione”, gli ha fatto eco Andrea Marcucci. Anche i sindaci dem, riuniti domenica a Roma per l’Assemblea degli amministratori, avevano messo in guardia sull’alleanza con i grillini. Nonostante questo, e nonostante l’Umbria, il segretario dem pare intenzionato a lasciare uno spiraglio aperto ai grillini. Mettendo però qualche ‘paletto’ dell’ultima ora.

Primo, Zingaretti ha rispolverato la “vocazione maggioritaria” del Pd “con una forte identità capace di parlare a tutto il Paese“. Poi, ha chiarito che bisogna verificare “territorio per territorio la possibilità di convergenze, senza imporre nulla”. In più, il segretario ha ricordato: “Ad agosto avevo sollevato perplessità sulla percorribilità di un’alleanza di Governo con il Movimento 5 stelle. Abbiamo poi costruito una linea unitaria, difficile”.

Ma comunque le urne umbre hanno riportato in alto mare il lavoro per le intese locali. Con l’aggravante del calendario elettorale che incalza: in Emilia Romagna si vota il 26 gennaio; in Calabria è di queste ore il braccio di ferro con il governatore Mario Oliverio e il Pd, che gli ha chiesto di “indire la consultazione per il prossimo 26 gennaio”. Poi toccherà a Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto.

In Emilia Romagna Stefano Bonaccini oggi si è detto “fiducioso”, lasciando aperta la porta al M5S: “Se c’è un accordo sui programmi, è benvenuto chiunque”. In Calabria, il commissario Stefano Graziano e Nicola Oddati, cui il segretario ha rimesso la questione, hanno confermato: “Il percorso di rinnovamento e di cambiamento avviato resta l’unica opzione percorribile. Non si torna indietro, anzi”. Quindi, stop alla candidatura del governatore uscente (dem) Mario Oliverio. La condizione posta dal 5 stelle per discutere.

La situazione calabrese è tra quelle monitorate in queste ore da Italia Viva. Perché l’altra variabile delle prossime regionali è il partito di Matteo Renzi: “Nei prossimi mesi ci presenteremo alle regionali, a cominciare dalla Toscana”, ha annunciato l’ex premier nella sua enews. In Calabria, gli esponenti locali di Iv starebbero pressando i vertici per presentare la lista: “Senza Oliverio, la partita è aperta. E la destra è divisa”, ammetteva oggi in Transatlantico un big di Iv.

Le mosse di Renzi per le regionali sono seguite con attenzione dal Nazareno: “Nel Pd è scoppiato il panico”, ha ammesso Dario Nardella parlando dell’annuncio della presenza di Iv alle regionali in Toscana. Il timore è che lì, come anche in Calabria, Renzi possa fare il pieno di voti a fronte di un risultato non esaltante dei dem. Uno scenario cui è sembrato far riferimento lo stesso ex premier: “Fare uno scontro tra l’alleanza organica Pd-5 Stelle e l’alleanza sovranista è stato un errore in Umbria e se replicato ovunque in futuro apre a ‘Italia viva’ un’autentica prateria”. (Adnkronos)