SCUOLA, SARA CUNIAL: SE QUESTO È UN BAMBINO….

A pochi giorni dalla riaperture delle scuole la parlamentare denuncia le condizioni di violenze psicologiche sui bambini, vessati e umiliati grazie a norme dissennate e criminali

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SCUOLA, SARA CUNIAL: SE QUESTO È UN BAMBINO….
La parlamentare Sara Cunial

SE QUESTO È UN BAMBINO
di Sara Cunial *

Da pochi giorni sono riprese le scuole e le immagini che si susseguono lasciano esterrefatti. A Verona bimbo sviene in classe dopo aver tenuto per ore la mascherina. A Genova la foto “choc” dei bambini inginocchiati che disegnavano sulle sedie. A Ostia le sbarre stile prigione per dividere un comparto da un altro. E poi ancora: bambini sgridati se con le mani si toccano il viso, se cade un quaderno, se si avvicinano a un amico. Ginnastica sul posto (un ossimoro praticamente). Nessun gioco di gruppo. Nessuna possibilità di muoversi. Guai a ridere. Gli stessi bambini che quest’estate hanno giocato tranquillamente (finalmente!) al parco o in spiaggia ora sono reclusi per ore, peggio di qualsiasi carcerato.

Condizioni di violenza inaudite, a fronte di inesistenti evidenze scientifiche a favore di questa narrazione e degli stessi protocolli. L’Italia ha per prima chiuso gli istituti scolastici e, oggi, per ultima, riaperto gli stessi in condizioni allarmanti, costringendo bambini e ragazzi a continue deprivazione dagli stimoli sociali e cognitivi.

Sebbene molteplici studi scientifici affermino che, a differenza degli anziani e di adulti affetti da altre patologie, i bambini e gli adolescenti si ammalano pochissimo di Covid19, manifestando per lo più sintomi lievi, su di loro si sta accanendo la più feroce delle reazioni.
Persino il Comitato Tecnico Scientifico voluto fortmente dal Presidente Conte ha evidenziato che “l’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, nell’età evolutiva (0-18 anni), è stata a oggi, documentata in circa 4.000 casi: il 7 % ha richiesto il ricovero ospedaliero e 4 decessi (tutti in pazienti con gravi patologie preesistenti). Nei bambini e nei ragazzi le forme cliniche sono prevalentemente paucisintomatiche, lievi e/o moderate, eccezionalmente si sono avuti 3 casi gravi che hanno necessitato di cure intensive”.

I bambini esprimono poco il recettore ACE2 – quello che il virus SARS-CoV-2 usa per infettare le cellule che rivestono la mucosa del naso. Il fatto di avere pochi recettori per il virus in quella che è la porta di ingresso delle infezioni respiratorie giustificherebbe la minore suscettibilità dei bambini all’infezione. I bambini si infetterebbero di meno, si ammalerebbero di meno e sarebbero anche meno contagiosi rispetto agli adulti.
Anche uno studio inglese su bambini e adolescenti ricoverati in 183 ospedali britannici pubblicato il 27 agosto sul British Medical Journal, informa che bambini e adolescenti rappresentano solo l’1-2% dei casi di ricovero per Covid-19, hanno un minore rischio di infezione rispetto agli adulti, che per loro nella stragrande maggioranza dei casi è blanda o asintomatica, con pochissimi casi di morte (meno dell’1%), tutti con gravissime patologie preesistenti. Questo dato emergeva già in Cina a gennaio-febbraio.

Altri studi affermano che all’interno delle scuole vi sia scarsa propensione al contagio in quanto i bambini positivi sono quasi sempre asintomatici, e quindi producono molte meno goccioline di Flügge con colpi di tosse e starnuti. La quantità di particelle virali liberate in ambiente dai bambini (elemento in stretta correlazione con la trasmissione dell’infezione) è pertanto molto bassa.

Infine, addirittura il celebre immunologo statunitense, Anthony Fauci, membro della Task Force per il Coronavirus, ha dichiarato in conferenza stampa ufficiale che “l’unica cosa di cui storicamente le persone devono rendersi conto è che, anche se c’è una trasmissione asintomatica, in tutta la storia dei virus respiratori di qualsiasi tipo la trasmissione asintomatica non è mai stata la causa dei focolai. Il responsabile dei focolai è sempre una persona sintomatica. Anche se c’è un raro caso di persona asintomatica che potrebbe trasmettere, un’epidemia non è determinata dai portatori asintomatici”.

MA POCO IMPORTA A UNO STATO CHE INVECE DI TUTELARE LA SALUTE E IL BENESSERE DEI SUOI CITTADINI, DA MESI, NON FA ALTRO CHE VESSARLI E UMILIARLI CON DISSENNATE NORMATIVE E COMPORTAMENTI CRIMINALI, UTILI SOLO A SVILIRE CIO’ CHE RESTA DELLA NOSTRA UMANITÀ E CIVILTÀ.

Oltre 700 psicologi e psichiatri hanno lanciato un allarme sugli effetti di tale gestione: disturbi di adattamento, ansia, sintomi depressivi, perdita di motivazione, senso di affaticamento fisico e cognitivo, sentimenti di autosvalutazione, tristezza, rabbia, paura e colpa, aumento della violenza e dell’aggressività, sospettosità paranoide, suicidio. Il malessere psicologico ha effetti negativi sulla salute fisica, perché indebolisce le difese immunitarie, proprio in un momento in cui la protezione della propria salute generale mediante uno stile di vita sano sarebbe indispensabile per affrontare con successo una malattia virale. (Leggi i 700 firmatari)

La denuncia è stata fatta anche in Parlamento. In basso potete vedere la conferenza stampa in cui sono intervenuti la Dott.sa Giuditta Fagnani, Psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta sistemico-relazionale; la Dott.sa Patrizia Scanu, Psicologa clinica, Gestalt Counsellor e docente liceale; e il Dott. Vittorio Lodolo Doria, Medico specialista in Ematologia ed esperto di malattie professionali degli insegnanti.

NESSUNO POTRÀ DIRE DI NON SAPERE! Le informazioni ci sono, le immagini sono sotto gli occhi di tutti. I nostri figli chiedono pietà. Ogni insegnante, ogni preside, ogni dirigente scolastico dovrebbe fare tutto il possibile per evitare tutto questo. Dal mettere a disposizione i propri uffici, qualora vi fosse mancanza di spazio o di posti, al disubbidire quotidianamente, qualora la dignità delle persone fosse offesa, com’è avvenuto in molti casi.
Ci sono delle priorità. In una situazione di emergenza i bambini sono la priorità. A loro va riservato il meglio. Se ci si accontenta sui bambini e sulle loro esigenze, preferendo il nostro quieto vivere, si finisce per barattare il nostro futuro con la comodità del nostro “ho fatto abbastanza”.
A tal proposito ho presentato un’interrogazione al ministro Azzolina.

* Sara Cunial, Parlamentare della Repubblica Italiana

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