8 Dicembre 2021

Sfiorata la rottura nel governo. Scontro coi renziani sul Recovery

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Matteo Renzi con sullo sfondo Giuseppe Conte (Ansa)

Pd, M5s e Leu accusano ‘Italia Viva’ di Matteo Renzi di “tenere in ostaggio” il Recovery plan. “Bugiardi e ipocriti!”, ribattono i renziani.  Deflagra così, in un vertice di oltre tre ore, lo scontro nella maggioranza.

Non c’è più certezza, osserva a un certo punto Andrea Orlando, di “come vadano a finire le cose fra noi” e allora “meglio intanto mettere in sicurezza il Recovery. “Se continuano così, è finita”, ribattono da Iv. Al tavolo si sente la parola “pre-crisi”, si alza la voce. Ma non c’è ancora la rottura. Tanto che in serata la delegazione M5s fa sapere che nella riunione notturna sono stati fatti passi in avanti e che si confida di approvare il Recovery in Cdm per poi passare al programma di governo.

Il Consiglio dei ministri dovrebbe tenersi a inizio prossima settimana, probabilmente martedì. Poi, promette Giuseppe Conte raccogliendo una richiesta che viene anche da Pd e M5s, si aprirà il tavolo sulle priorità della legislatura ma aggiunge che bisogna approvare il Recovery perché un eventuale “ritardo comprometterebbe la ripresa: sarebbe incomprensibile per i cittadini”. Usare tutte le risorse del piano, come chiede Iv? “Il debito diventerebbe insostenibile, non ci sarebbe più distinzione tra quello buono e cattivo”, dice citando Draghi. Il Cdm sul Recovery potrebbe essere quello del redde rationem.

Ma c’è ancora tempo per trattare. Al tavolo Davide Faraone chiede il Mes e il Ponte sullo Stretto ma Matteo Renzi in tv dice che “passi avanti” sono stati fatti e che il Ponte non può stare nel Piano. Si lavora ormai sugli spiragli, tra alleati che fanno fatica a parlarsi. Pd, M5s e Leu lodano i passi avanti. I Dem chiedono chiarimenti sulla cybersecurity e di fare di più sul commercio. Con Iv il rimpallo è durissimo: i renziani chiedono di avere il testo e poi 24 ore per giudicarlo prima di andare in Cdm. E su questo si trova un accordo. Nelle prossime ore al Mef si lavorerà per tradurre le linee guida nella bozza definitiva da sottoporre al voto dei ministri.

“Se non possiamo fare, ce ne andiamo all’opposizione”, continua a minacciare Renzi. Ma gli alleati lo accusano di voler prendere ancora tempo. Il rischio di una crisi che faccia saltare tutto “è reale, concreto”: il “logoramento” è tale che si rischia di non ricucire e precipitare verso elezioni che sarebbero “un errore”. L’allarme parte nel primo pomeriggio dal Nazareno, dove Nicola Zingaretti riunisce la direzione Pd. Ma riecheggia in tutta la maggioranza. Del resto Teresa Bellanova, per Iv, lo dice in televisione che il governo “è al capolinea”. Ripartire si può ancora. Ma il varco è sempre più stretto. Zingaretti e dal M5s Luigi Di Maio chiedono al premier di accelerare su un nuovo patto di legislatura. Giuseppe Conte parte dal Recovery plan e convoca a Palazzo Chigi un vertice allargato ai rappresentanti dei partiti: diciotto persone al tavolo, per provare a portare il testo in Consiglio dei ministri evitando le dimissioni della delegazione di Italia viva. Ma per i renziani il governo Conte 2 è già finito: chiedono che la ricomposizione passi da un atto di cesura come le dimissioni del premier. Altrimenti, nascerà un altro governo: “Non si andrà al voto, Conte non è indispensabile”, dice Ettore Rosato.

La sensazione degli alleati è che i renziani buttino ancora la palla in tribuna, alzando continuamente la posta. Ma la conta in Parlamento appare vicina. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella osserva silente la partita, tutta in mano ai partiti della maggioranza. Ma dal Quirinale non può che osservarsi con particolare preoccupazione a una crisi che va in scena mentre nel Paese i dati del contagio tornano a salire. Zingaretti, sostenuto da tutto il partito, chiede agli alleati di fermarsi, in nome della “responsabilità”. Niente ultimatum o barricate – è il messaggio a Renzi – in un momento assai delicato per il Paese. L’appello a Conte è ancora una volta quello di “accelerare” e decidere sul Recovery, portando il piano in Cdm. Sarebbe un “fallimento” aprire le porte alla destra, “nulla di buono” potrebbe venire da un governo tecnico o “trasversale”. Ma anche le elezioni – dice il segretario in un passaggio molto apprezzato dalla minoranza Dem – sono un rischio più che un auspicio. La crisi morde: “L’humus sociale è infiammabile”.

Ma a sera il vertice di Palazzo Chigi è carico di tensioni. Per Iv ci sono Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi, Davide Faraone: di fronte hanno il premier e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che illustrano la versione del piano aggiornata recependo le osservazioni dei partiti. Pd, M5s e Leu parlano di “passi avanti”. Per i renziani non se ne vedono. Non portano al tavolo il nuovo documento che Matteo Renzi aveva annunciato, ma le proposte e le osservazioni del “Ciao”. Faraone prende per primo la parola chiedendo il Mes e il Ponte sullo Stretto, chiede più dettagli sul piano. Gualtieri risponde con nettezza: se vi avessimo dato il piano completo prima di concordare le linee di sintesi, vi sareste lamentati. Ma i renziani rincarano (Boschi con toni più diplomatici): “Pochi soldi all’agricoltura e niente al Family act. Se togliete soldi alle nostre ministre, non volete dialogare. Provocate”.

La sensazione di Pd e M5s è che Renzi voglia un’intesa complessiva prima di lasciare che il Recovery vada in Cdm. Senza un’intesa le ministre di Iv potrebbero dimettersi prima del Cdm, con una nota o un tweet, senza sedersi al tavolo. Ma c’è ancora tempo per trattare: il rimpasto è un’offerta sul tavolo. Circola l’ipotesi di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Pd e anche quella di un nuovo ministro al Recovery. Per Iv ci sarebbe la Difesa a Ettore Rosato e forse un altro ministero. La delega ai Servizi passerebbe a un uomo di fiducia del premier. Ma per ora lo stallo non si sblocca. C’è chi scommette che una trattativa vera si possa aprire a ridosso del Cdm, magari nelle ore immediatamente successive alle dimissioni delle ministre Iv. Ma i più si preparano alla conta, uno scenario poco gradito al Pd perché se anche spuntassero i “responsabili” e Iv si spaccasse, la nuova maggioranza potrebbe essere ancora più fragile.


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