Crisi, in Parlamento disposti a tutto pur di non mollare la poltrona da 20mila euro al mese

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Chi la spunterà in questa crisi di governo? Si andrà verso un Conte ter, un governo di larghe intese con un tecnico, oppure verso le elezioni anticipate? Non è dato al momento sapere, ma l’orientamento dei gruppi parlamentari emerso dalle consultazioni al Quirinale è quello di piazzare per la terza volta a palazzo Chigi il premier dimissionario Giuseppe Conte.

Lo ha detto a chiare lettere il capo dello Stato Mattarella che riferendo al termine delle audizioni ha affermato che serve presto un governo “con una adeguata maggioranza” (non più solida, dunque, ndr) che riesca dare respiro al governo “quanto basta” per affrontare le prossime sfide. Mattarella non ha mai menzionato le elezioni anticipate chieste a gran voce dal Centrodestra guidato da Matteo Salvini.

A favore di un Conte ter sono al momento i sostenitori dell’esecutivo precedente, ossia Pd, M5s e Leu, oltre, pare, a questo nuovo gruppo europeista di “responsabili” al Senato.

L’incognita, tuttavia, potrebbe essere Matteo Renzi, artefice della crisi che ha poi determinato le dimissioni del presidente del Consiglio, rimasto senza maggioranza al Senato. Al momento senza i renziani a palazzo Madama non ci sarebbero i numeri per incassare la fiducia. Si attende qualche sviluppo in più dal mandato esplorativo di Fico.

Durante le consultazioni vi sono state ‘aperture’ dei Cinquestelle (ma non dal Pd) verso l’Italia viva di Renzi, come per dire: ‘rifacciamo pace e mettiamoci d’accorso per un governo (sempre presieduto da Conte) ma con una nuova squadra’. Ma, va detto, se Renzi voleva una nuova squadra non ritirava la sua delegazione, proponeva un rimpasto e via.

Quindi è proprio quel “sempre presieduto da Conte” che non digerisce Renzi, che vede l’avvocato come una figura egocentrica che nell’ultimo anno ha avuto un accentramento di poteri mai visti dal dopoguerra ad oggi. Altrimenti perché aprire la crisi se non fosse Conte “l’ostacolo” principale per l’ex premier toscano? Quindi, il ragionamento per l’ex sindaco di Firenze, è “via Conte, poi ne parliamo”.

Renzi è più propenso ad un esecutivo di larghe intese, magari con un altra personalità palazzo Chigi, oppure con Draghi, il cui nome è ormai abusato. Non troverebbe però a favore – a meno di colpi di scena (leggi patto del Nazzareno tra Pd e Forza Italia) -, il “Centrodestra compatto”, che apparentemente si straccia le vesti per il ritorno alle urne.

In ogni caso la politica è politica. E Renzi – forte dei numeri a palazzo Madama – lo ha sempre detto in tutte le salse prima di aprire la crisi, avvertendo l’esecutivo di cambiare rotta. Parole inascoltate dal premier e dal suo governo. Per il Matteo non sarebbe una questione di poltrone, ma di prospettive politiche, diametralmente opposte a quelle dell’inquilino di palazzo Chigi che pure ha sostenuto ad agosto 2019 in funzione anti Salvini.

Dunque, quale maggioranza potrà vagliare Fico in parlamento senza Renzi? Con questo gruppo raccogliticcio di “responsabili” che pur di non andare a casa sarebbero disposti a fare accordi col diavolo per poter stare altri due anni incollati alle poltrone da 20mila euro al mese, consapevoli che nel caso di elezioni anticipate nessuno li ricandiderà più, soprattutto alla luce di un parlamento quasi dimezzato dal taglio targato M5s?

Il nodo centrale è proprio questo, e che con Renzi o senza, è più facile veder nascere un Conte ter sostenuto da un’accozzaglia informe che non sarà in grado di fornire al Paese quelle risposte urgenti attese dei cittadini ed auspicate dal Colle e dalle altre istituzioni.

Quando Mattarella afferma che serve non più una “solida” ma “adeguata maggioranza” ha fatto capire dove punta il ‘faro’ del Quirinale. Tenere salda la barra fino 2023, passando per l’anno prima in cui si elegge il nuovo presidente della Repubblica. Sarà una decisione saggia che mira davvero a difendere l’interesse nazionale, oppure punta a tenere in vita un parlamento ormai delegittimato e un futuro governo che deve sottostare a piccoli o grandi ricatti di parlamentari irresponsabili?

Fermo restando i parlamentari restii a tornare a casa, l’orientamento condiviso è quello di evitare a tutti i costi le elezioni anticipate non per il virus preso a pretesto, ma per timore che dalle urne  potrebbe uscire un verdetto amaro per tutto il centrosinistra, M5s compreso, con il centrodestra di Salvini, Meloni e Berlusconi che potrebbe trionfare. Il punto è questo, né più né meno.

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