Governo Draghi, è Bufera nel M5s. “Il quesito ingannevole. Rivotare”. Aria di scissione

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Il Movimento 5 Stelle è nel caos e si avvia al voto di fiducia al governo Draghi sull’orlo dell’implosione. Dopo la formazione del governo entrano in campo gli ortodossi dei cinquestelle: prima con l’ormai ex Alessandro Di Battista (“ne valeva la pena?”), poi i senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi che alla vigilia avevano espresso i loro dubbi se aderire o meno alla “grande ammucchiata” di governo. Il più bersagliato è il riconfermato ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ritenuto il regista, insieme a Beppe Grillo, dell’appoggio al nuovo esecutivo. C’è aria di scissione.

L’obiettivo per i ribelli è far rivotare gli iscritti con un quesito chiaro, non “ingannevole”, al fine votare “No” al nuovo governo. E sotto accusa finisce il quesito su Rousseau: “è un inganno, il super-ministero alla Transizione ecologica citato non esiste”, dicono da più parti. Ma “l’Opa” dei “contras” potrebbe non essere solo parlamentare.

“Vogliono prendersi il Movimento”, accusa un esponente dell’ala governista. Nel pomeriggio, ad un certo punto, i senatori scelgono di autoconvocarsi alle ore 18. Sotto accusa c’è l’intero direttivo a Palazzo Madama, a cominciare dal capogruppo Ettore Licheri.

I “descamisados” vogliono la testa di chi ha condotto le trattative per il nuovo governo. Con un’appendice: l’ex governatore della Bce ha lasciato uno spazio quasi inesistente alle scelte dei partiti per i ministeri. Sul dicastero del Sud finito nelle mani di Mara Carfagna gli ortodossi gridano vendetta.

E anche il fisico Roberto Cingolani, che secondo i vertici del M5S, è stato voluto proprio da Beppe Grillo, finisce sotto accusa. “Non posso accettare di poter avere fiducia in un governo che mi sembra essere “Jurassic Park, con il recupero di mostri che hanno popolato il passato. Il M5S deve tornare ad essere una forza a difesa dei valori per cui è nato. Altrimenti sfiorirà”, è la trincea di Morra. Lezzi, dal canto suo, guida una sorta di class action di decine di attivisti per chiedere, in una mail inviata a Grillo, a Vito Crimi e al Comitato di Garanzia, che si rivoti su Rousseau.

Questa mattina ho inviato, insieme ad alcuni colleghi, una mail al Capo Politico (Vito Crimi), al Comitato di garanzia e al Garante (Beppe Grillo).

Barbara Lezzi in trincea
Il malcontento si allarga, i dubbi sul governo Draghi crescono. “Al Senato ne perdiamo la metà”, è la fosca previsione di un deputato. E, a testimonianza del clima, la congiunta che era stata ipotizzata per la serata non si tiene. Si riuniranno solo i membri della Camera. “I senatori non hanno voluto”, spiega una fonte parlamentare del Movimento citata dall’Ansa.

Ma anche a Montecitorio il malumore è tangibile. Giuseppe D’Ambrosio, deputato alla seconda legislatura, annuncia di lasciare il Movimento: “io non dimentico chi sono”, è il suo messaggio d’addio. Anche un esponente vicino a Roberto Fico come Giuseppe Brescia, non nasconde i suoi dubbi sul nuovo esecutivo. Senza contare i “dibattistiani” alla Camera, da Alvise Maniero a Pino Cabras, con un piede già fuori dal gruppo. I vertici, per ora, tengono il punto. E, soprattutto, tiene il punto Beppe Grillo che avverte i ribelli: “Si deve scegliere. O di qua, o di là”.

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