Draghi incassa la fiducia anche alla Camera: 535 sì. E’ quasi scissione nel M5s

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021

Il governo di Mario Draghi ha incassato la fiducia anche alla Camera dei deputati. I sì sono stati 535, i contrari in tutto 56. 16 no e 4 astensioni dal M5s, al Senato ieri avevano votato contro 15 senatori, che sono stati espulsi dal movimento.

Altri 12 deputati sempre del Movimento non hanno partecipato al voto. Numeri che assicurano comunque una maggioranza bulgara al premier Mario Draghi ma che non gli consentono di registrare il record: i voti favorevoli a Monti nel 2011 furono 556.

Il dissenso dentro il Movimento è diventato crescente e alla luce del sole. La scissione spesso evocata è ormai una realtà, con Alessandro Di Battista pronto a guidare le fila dei dissidenti. Sono in tutto sedici i Cinquestelle a votare contro l’esecutivo dell’ex presidente della Bce (12 risultano assenti e 4 si astengono) ma la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni è pronta a scommettere che presto aumenteranno e non solo dentro i pentastellati, dice, riferendosi probabilmente a Lega e Forza Italia ma anche del M5s.

“Oggi sono tutti con lei. Vedrà quando scatterà il semestre bianco quanti temerari dissidenti usciranno fuori”, dice Meloni a Draghi intervenendo in Aula e ribadendo il voto contrario del suo partito. Salvini intanto si dice convinto che presto in Parlamento ci saranno altre novità: una manciata di parlamentari traslocherà alla Lega – assicura – e non saranno solo M5S. Per il momento però perde un deputato: Gianluca Vinci vota no e passa con Fratelli d’Italia. E’ di ieri il passaggio dal Carroccio a FdI anche dell’europarlamentare Sofo.

L’altro Matteo (Renzi) si candida invece a essere la “casa del buonsenso”, vale a dire dei “riformisti” che in Francia guardano a Macron. In cima all’agenda del premier ovviamente c’è la lotta al Covid. Accelerare la campagna vaccinale è una priorità condivisa, meno facile trovare la via per riuscirci. Una direzione la indica il segretario del Pd Nicola Zingaretti: “la vera scommessa è lavorare perché l’industria italiana possa produrre di più da noi”. In dodici mesi sono però tanti i settori che la pandemia ha piegato. Il premier ha già chiarito di voler proteggere tutti i lavoratori colpiti ma allo stesso tempo di non credere che sia possibile proteggere tutte le attività entrate in crisi.

Alcune occorrerà ripensarle. Il turismo è però un’altra storia: in un Paese come il nostro è un bene fondamentale che sarà tutelato, assicura ancora una volta. Internazionalizzazione e modernizzazione sono comunque assi portanti dell’azione del governo. Torna poi sulla giustizia l’ex presidente della Bce: accanto a quella civile cita per la prima volta anche quella “penale”. Sono un “servizio pubblico fondamentale” e come tale devono rispettare tutte le garanzie e i principi costituzionali”. Vale a dire “un processo giusto e un processo di durata ragionevole, in linea con la media degli altri Paesi europei”. Parole che raccolgono i consensi più ampi, anche se il tema è altamente divisivo in Parlamento e mettervi mano non sarà facile.

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