13 Aprile 2024

Berlusconi attacca: “Da premier non avrei mai parlato con Zelesky. Lo giudico negativo”

Il leader di Forza Italia è durissimo sul presidente ucraino: "Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo (conflitto) non sarebbe accaduto. Quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore"

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“Se fossi premier non avrei mai incontrato Zelensky”. Silvio Berlusconi torna ad attaccare il presidente ucraino sostenendo pienamente il suo amico Vladimir Putin. Ma stavolta, nelle critiche, trascina pure la premier Giorgia Meloni reduce dalla delicata settimana di incontri con gli altri leader europei, compreso l’incontro con Zelensky. Ma quello del cavaliere è un messaggio anche per il premier e il “suo” ministro forzista degli Esteri, Tajani, per dirgli in sostanza di non appiattirsi troppo sul blocco euro-atlantico che sta armando Kiev fino ai denti, Italia compresa, per alimentare la guerra fino alle estreme e pericolosissime conseguenze.

Il leader di Forza Italia è durissimo sul presidente ucraino: “Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo (conflitto) non sarebbe accaduto. Quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”, che ha proseguito nella guerra nelle regioni del Donbass, iniziata nel 2014, per la sola colpa, di quei cittadini ucraini, che parlano il russo.

Parole di piombo che gelano sia palazzo Chigi che la Farnesina. In più, uscendo dal seggio, dopo il voto per la Lombardia, prende le distanze apertamente dal capo del governo: “Io a parlare con Zelensky, se fossi stato il presidente del Consiglio, non ci sarei mai andato, perché stiamo assistendo alla devastazione del suo paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili”.

Nemmeno un’ora dopo, Palazzo Chigi è costretto a intervenire: “Il sostegno all’Ucraina da parte del governo italiano è saldo e convinto”. La nota non cita le frasi del Cavaliere, ma rammenta che quella posizione era scritta “chiaramente” nel programma elettorale della coalizione e “confermato in tutti i voti parlamentari della maggioranza che sostiene l’esecutivo”.

Dunque, una nuova crepa rischia di aprirsi nel centrodestra e nonostante il clima da luna di miele visto nel rush finale della campagna elettorale nel Lazio e in Lombardia. Il presidente di Forza Italia sembra arenarsi di nuovo sulle posizioni filo-Putin che nei mesi scorsi avevano innescato un vespaio di polemiche. Ancor di più ora che la premier sconta gli attriti con la Francia di Macron (emblematica la distanza tra i due, immortalata nelle foto dell’ultimo Consiglio a Bruxelles) e da cui ha preso le distanze proprio sulla scelta di un confronto ristretto con Zelesky, anziché esteso a tutta l’Unione europea come avrebbe preferito Meloni. Inevitabile a questo punto temere che le dichiarazioni del patriarca del centrodestra superino i confini nazionali. Berlusconi, del resto, va oltre nel suo j’accuse anti Kiev e si spinge a dare consigli alla Casa Bianca: “Per arrivare alla pace, il signor presidente americano dovrebbe prendersi Zelensky e dirgli: ‘È a tua disposizione dopo la fine della guerra un piano Marshall per ricostruire l’Ucraina’”.

Il Cav immagina un piano aiuti da 6 a nove mila miliardi di dollari ma imponendo la condizione della resa: “Che tu domani ordini il cessate il fuoco – continua l’ex premier nel suo sfogo post elettorale – anche perché noi da domani non vi daremo più dollari e non ti daremo più armi”.

A Zelesnsky riserva l’appellativo di “signore” e ribadisce che “solo questo potrebbe convincerlo ad arrivare a un cessate il fuoco”. Tace per ora Matteo Salvini e la Lega, mentre tocca a Forza Italia tentare di correggere il tiro. Il primo a rimediare è il numero due del partito, oltre che ministro degli Esteri: “Forza Italia è da sempre schierata a favore dell’indipendenza dell’Ucraina – twitta Antonio Tajani – Dalla parte dell’Europa, della Nato e dell’Occidente”.

E garantisce lealtà: “In tutte le sedi continueremo a votare con i nostri alleati di governo rispettando il nostro programma”. Segue la sterzata degli azzurri, costretti a una nuova rettifica del Berlusconi-pensiero, come successe a maggio dopo alcune dichiarazioni fatte a Posillipo, a margine di una convention di FI, e a ottobre nell’audio rubato nell’assemblea con i parlamentari. “Il sostegno del presidente Berlusconi in favore dell’Ucraina non è mai stato in dubbio”, è la premessa. Quindi si spingono oltre: l’ex premier “ha solo espresso la sua preoccupazione per evitare la prosecuzione di un massacro e una conseguente grave escalation della guerra”, ma non viene meno – garantiscono – l’adesione di FI alla maggioranza di governo, alla posizione della Nato, dell’Europa e degli Usa”.

Per ora da Mosca arriva una risposta misurata: “Non spetta a me giudicare e dare i voti a Berlusconi, queste sono cose che riguardano gli italiani”, commenta la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Tuttavia osserva: “Mi limito ai fatti, e i fatti dicono che per otto anni, dal 2014, la Russia ha insistito perché fossero applicati gli accordi di Minsk per la pace in Ucraina. Ma questo non era quello che l’Occidente aveva in mente”. Dure le opposizioni che attaccano le incongruenze della maggioranza. Il Pd, in particolare, sintetizza lo sdegno chiamando in causa la premier: “Giorgia Meloni è d’accordo con le parole inquietanti pronunciate da Berlusconi?”, chiede la capogruppo al Senato, Simona Malpezzi e infierisce: Con questi alleati di governo, la premier non si lamenti di come viene trattata in Ue”. Carlo Calenda liquida Berlusconi come “pessimo” e osserva: “Ricomincia con i suoi vaneggiamenti putiniani, in totale contrasto con Ue, il governo di cui fa parte e il ministro degli Esteri che è anche espressione del suo partito”.


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