24 Gennaio 2022

Novartis e Roche fecero “cartello”. Multati per 180 milioni di euro

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Non sono passati che alcuni giorni dalla tempesta sul Fluad, il vaccino della Novartis che sarebbe causa (poi smentita dall’Iss e dall’Aifa) della morte di una ventina di persone, che il colosso del farmaco si ritrova a fare i conti con un’altra tegola, questa volta di natura economica, prima ancora che di reputazione.

E’ stata infatti confermata dal Tar del Lazio la maxi-multa di 180 milioni di euro comminata dall’Antitrust alle aziende farmaceutiche Roche e Novartis, con l’accusa di aver fatto “cartello” per favorire le vendite di un farmaco, il Lucentis, molto più caro ma sostanzialmente identico all’Avastin, per curare la maculopatia (patologie dell’occhio).

L’udienza del Tribunale amministrativo laziale si era tenuta lo scorso 5 novembre. I giudici della Sezione prima del Tar hanno quindi deciso di respingere il ricorso presentato dalle due industrie contro la multa dell’autorità garante della concorrenza e del mercato.

La vicenda, preannunciata da interrogazioni parlamentari, inchieste giornalistiche e appelli della Società Italiana di Oftalmologia, prende il via ufficialmente lo scorso 5 marzo, quando l’autorità afferma che ”le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando cosi le scelte di medici e servizi sanitari”, con un danno per il Sistema sanitario nazionale di oltre 45 milioni nel solo 2012 ma che sarebbe potuto arrivare a 600.

Le due aziende si affrettano a negare ogni addebito, ma subito dopo la notizia della multa parte anche l’indagine della procura di Roma, che si aggiunge a quella aperta nel 2012 dal pm di Torino Raffaele Guariniello, con reati ipotizzati che vanno dalla truffa ai danni del Ssn all’aggiotaggio. Anche alcune Regioni, con il Veneto in testa, chiedono rimborsi alle aziende.

Al centro della disputa c’è la questione cruciale dell’equivalenza delle due molecole. Avastin infatti non ha l’indicazione per l’uso nelle malattie dell’occhio, e secondo le aziende e diversi esperti, Lucentis, che invece è approvato proprio per le maculopatie, è più sicuro. Non è dello stesso parere il Consiglio Superiore di Sanità, che a maggio afferma che i due farmaci hanno un profilo di rischio simile, sulla base anche di risultati pubblicati su Lancet e sul New England Medical Journal.

Il parere fa scattare subito la richiesta di danni da parte del ministero della Salute, che chiede 1200 milioni di euro. Dopo circa un mese arriva la decisione del Comitato Tecnico scientifico dell’Aifa di riammettere Avastin nella lista dei farmaci rimborsati dal Ssn per le maculopatie, anche se con una serie di paletti, dalla distribuzione solo in centri selezionati all’obbligo di ‘spacchettare’ i flaconi per creare monodosi, (che fanno infuriare gli oftalmologi), secondo cui con le nuove regole diventa più difficile, anzichè più facile, utilizzare Avastin sugli oltre 100mila pazienti con degenerazione maculare.

La sentenza di oggi non mette comunque la parola fine alla vicenda. Oltre alle indagini delle procure è probabile un ricorso delle aziende contro la decisione del Tar, e c’è anche una serie di querele incrociate tra i protagonisti principali, come quelle che oppongono la Soi a Fedeanziani, che si è schierata invece a favore dell’uso del solo Lucentis sulla base di una serie di segnalazioni a un numero verde istituito appositamente.


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