Schumacher, intervento con staminali per l’ex campione di F1

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Michael Schumacher

E’ cominciata, secondo i programmi, la terapia “top secret” per Michael Schumacher, il composto di cellule staminali preparato dal professor Philippe Menasché, secondo quanto si apprende da fonti di stampa. Davanti all’ospedale Georges Pompidou, dove l’ex pilota di Formula 1 gravemente ferito in un incidente di sci nel 2013 è arrivato nel più stretto riserbo ieri alle 15:40, ci sono alcuni giornalisti ma nessuna ressa. Come per le due precedenti visite a Parigi, in preparazione del trattamento cominciato oggi, Schumacher è arrivato nel massimo segreto, a bordo di un’ambulanza con targa svizzera, di Ginevra. Le altre volte, era giunto in elicottero. Anche questa volta, il ricovero in ospedale è stato registrato sotto falso nome. Un servizio d’ordine impenetrabile rende impossibile, all’interno dell’ospedale, anche soltanto avvicinarsi alla porta del reparto rianimazione chirurgica e traumatologica in cui è ricoverato Schumi.

Il professor Manasché è appena rientrato dalle ferie. Michael Schumacher, su una barella avvolta da un telo di materiale supertecnologico di colore blu, sbarca al primo piano dell’Ospedale europeo Georges Pompidou, nel XV arrondissement di Parigi. Dell’ex pilota non è visibile nulla, né il corpo, né il viso. Attorno alla lettiga, almeno 10 persone, molte in diretta con auricolari e microfoni, coadiuvati dal servizio di sicurezza dell’ospedale. In testa alla processione, il professor Philippe Menasché, un luminare delle staminali, che accompagna premuroso il suo famoso paziente – 50 anni, sette volte campione del mondo di Formula 1, dal 2013 paraplegico grave per un incidente sugli sci – nel suo reparto. In strada, l’ambulanza con targa svizzera che ha trasportato Schumi, se ne torna a Ginevra. C’è il mistero più fitto, ormai da anni, attorno al pilota idolo della Ferrari dopo l’incidente del 29 dicembre 2013 a Meribel, in Savoia.

Si trova nel servizio di cardiochirurgia del Pompidou, nelle mani di Menasché, il numero 1 della terapia cellulare applicata all’insufficienza cardiaca. Ma anche un pezzo grosso dell’Istituto del cervello e del midollo spinale, ed è certamente per questa seconda specialità che Schumi è finito nelle sue mani. Nei corridoi del Pitié-Salpetriere, dove è nell’equipe dirigente, Menasché collabora con Gerard Saillant, un ortopedico di riferimento per gli sportivi, l’uomo che ricostruì più volte, come un puzzle, i legamenti martoriati di Ronaldo, il “Fenomeno”.

Menasché ha brevettato il sistema di infusione per via endovenosa di un composto di sostanze terapeutiche preparate in laboratorio sull abase di cellule staminali. Le Parisien ritiene che l’ex pilota sia a Parigi proprio per questo: Menasché è convinto che una diffusione di questo suo composto nell’organismo – si tratta di cellule ancora in fase di crescita – può produrre un effetto anti-infiammatorio generale. Da domani mattina, il via alla sperimentazione. Se tutto va bene, Schumi tornerà a casa mercoledì. Per custodire il “segreto medico”, Menasché e la direzione del Pompidou non hanno confermato queste notizie, senza peraltro smentire. Per Schumacher, si tratterebbe addirittura del terzo viaggio a Parigi.

L’ultimo la primavera scorsa, per esami medici al Salpetriàre, probabilmente in vista della futura terapia. Che sarebbe dovuta iniziare a luglio, quando un malanno imprevisto impedì il trasporto del paziente. Tutto rinviato a fine ferie, inizio settembre. Adesso, fra mille cautele, la terapia è cominciata, nel massimo segreto. Secondo i più informati, uno dei pochi a seguire di persona a Parigi le vicende di Schumi, insieme con l’inseparabile moglie Corinna, è l’amico di sempre alla Ferrari, Jean Todt, oggi presidente della Fia, la Federazione dell’automobile.

VESCOVI (IRCCS): “INTERVENTO SPERIMENTALE”
Un intervento sperimentale con staminali su una persona in coma, come quello a cui probabilmente è sottoposto Michael Schumacher, è stato tentato anche qualche anno fa in Italia. Lo afferma Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, secondo cui è giusto provare una terapia sperimentale se non ci sono alternative ma sempre seguendo i principi dell’etica e della sicurezza del paziente. “Circa 5-6 anni fa ero stato contattato da una persona che conosceva la famiglia di Schumacher, che mi aveva chiesto se si poteva fare qualcosa, ma poi non se ne fece più nulla – ricorda Vescovi -. In quel periodo con il mio gruppo avevamo fatto un tentativo, dopo l’ordine di un giudice, iniettando nel cervello di un ragazzo in coma le stesse cellule che usiamo per la sclerosi multipla, con risultati abbastanza buoni. Dopo il caso Stamina però è cambiata la legge, e da noi questo uso compassionevole è diventato molto più difficile, praticamente impossibile. Al momento però possiamo solo fare ipotesi su cosa stiano facendo a Parigi, anche perchè non esistono dati pubblicati sull’uso di staminali su persone in coma, anche se non possiamo escludere che i ricercatori che seguono il pilota abbiano qualche risultato preliminare, magari sugli animali”.

Tecnicamente, aggiunge l’esperto, non è difficile ‘portare’ delle staminali nel cervello. “E’ possibile che si cerchi di infondere qualche tipo di cellula nei ventricoli cerebrali, tecnicamente ormai è un intervento quasi di routine, che anche noi utilizziamo nei test sui pazienti con sclerosi multipla – spiega -. Lì le cellule riducono l’infiammazione, e rilasciano sostanze nutritive che teoricamente potrebbero dare dei benefici anche per una persona in coma. Personalmente non sono contrario a questo tipo di tentativi, purchè siano fatti sotto il controllo di un comitato etico, in sicurezza per il paziente e nel rispetto delle leggi, come sicuramente sta avvenendo a Parigi. Certo, ora si rischia di creare un caso mediatico, che potrebbe portare alla nascita di cliniche che offrono trattamenti campati in aria, magari in paesi meno controllati del nostro o della Francia. Questo è un rischio che si potrebbe evitare investendo in un test fatto a regola d’arte, per cui non servirebbero molti fondi e che potrebbe dare indicazioni utilissime, visto quanti pazienti in coma ci sono”.