Team di esperti guidati dal prof. cosentino Francesco Rubino: “No alla discriminazione dell’obesità”

Le persone obese sono spesso discriminate e bullizzate. Per questo gli esperti del King's College di Londra guidati dal prof calabrese hanno svolto una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista "Nature Medicine". "Lo stigma dell’obesità è un problema diffusissimo"

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB
Il professor Francesco Rubino

Considerare l’obesità come se fosse solo uno stile di vita o il risultato di pigrizia o ingordigia non ha fondamento scientifico e causa grave danno sia all’individuo che alla collettività. E’ questa, in sintesi, la conclusione di una pubblicazione di un team di esperti internazionali, guidato dal professore cosentino Francesco Rubino, del King’s College di Londra, apparso sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature Medicine” in occasione del “World Obesity Day 2020”.

Si tratta del risultato di una conferenza internazionale che permette alla comunità scientifica di parlare (per la prima volta) in maniera chiara e univoca sul problema dello stigma della obesità. E’ una iniziativa senza precedenti per grado di coinvolgimento della comunità scientifica.

La dichiarazione di consenso (consensus statement) ha l’approvazione di oltre 150 organizzazioni internazionali, incluse le più prestigiose società scientifiche, università e ospedali di vari paesi del mondo, autorevoli riviste scientifiche fra cui Nature e tutti i giornali del Nature Group. L’iniziativa ha anche il supporto della commissione bipartisan “All Party Parliamentary Group” del Parlamento Britannico.

Lo stigma dell’obesità – spiega il professor Francesco Rubino – è un problema diffusissimo che purtroppo coinvolge ogni settore della società, inclusi gli operatori sanitari, i media, le agenzie di sanità pubblica e enti di ricerca”.

“I pazienti con obesità – prosegue – sono spesso considerati, senza alcuna evidenza scientifica, come pigri o golosi, mentre in realtà le cause della epidemia di obesità sono molto più complesse e riconoscono molteplici fattori, largamente indipendenti dalle scelte personali.

“L’evidenza dimostra – sottolinea il professor Rubino, che è massimo esperto a livello mondiale della chirurgia bariatrica per la cura del Diabete di tipo 2  – che lo stigma dell’obesità non è solo un problema di stereotipi ma è causa di vera e propria discriminazione sociale. Infatti, le persone con obesità sono bullizzate a scuola, vengono discriminate sul posto di lavoro e ricevono cure mediche di qualità inferiore rispetto alle persone di peso normale. Le persone sovrappeso tendono addirittura ad evitare le cure mediche per paura di essere giudicate. A parte i danni a livello dell’individuo, che includono problemi fisici, psicologici e mentali, lo stigma associato alla obesità crea disfunzioni a livello di pratica clinica, di sanità pubblica, di investimenti della ricerca e condiziona il discorso pubblico e mediatico sull’argomento”.

“Ridurre l’obesità a un mero problema di stile di vita è una delle cause principali del fatto che dopo 4 decenni di epidemia, non riusciamo ancora a venirne a capo -prosegue Rubino. “Il consensus statement – spiega ancora il professore del King’s College di Londra – si sofferma in particolare sulla differenza fra la tipica rappresentazione dell’obesità, unicamente concepita come risultato di un cattivo stile di vita – risolvibile semplicemente attraverso dieta ed esercizio fisico – e l’evidenza scientifica -inconfutabile- che dimostra un quadro biologico e clinico fondamentalmente diverso, dove meccanismi di regolazione complessi e fattori esterni alla volontà dei singoli individui giocano un ruolo fondamentale nella normale regolazione del peso corporeo cosi come nella diffusione epidemica della malattia”.

Questa iniziativa invita tutti, operatori sanitari, scienziati, media, autorità sanitarie, membri di parlamenti e governi, a prendere un impegno formale per cambiare il modo di narrare l’obesità. Serve un impegno diffuso, a cominciare da medici e scienziati ma coinvolgendo anche i giornalisti, per “raccontare” l’obesità per quello che è realmente, e in modo coerente alle conoscenze scientifiche odierne piuttosto che secondo stereotipi ormai privi di qualsiasi fondamento scientifico”.

Da domani sui social media gli esperti guidati dal professor Rubino proporranno a tutti, individui e organizzazioni (inclusi i media) di unirsi alle oltre 100 organizzazioni scientifiche in una “pledge” – cioè un impegno pubblico e formale – per eliminare lo stigma della obesità in ogni settore della società. Il King’s College di Londra e tutte le organizzazioni scientifiche coinvolte invitano ad aderire all’iniziativa firmando l’impegno pubblico al sito www.pledge2endobesitystigma.org

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