Plasma, il professor De Donno riappare su Fb: “Troppa pressione, non mi presto a zuffe”


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Il professor Giuseppe De Donno

Il primario di Pneumologia e terapia intensiva dell’ospedale Poma di Mantova, Giuseppe De Donno ha riattivato le sue pagine Social. Il professore, alla ribalta mediatica dopo la cura salvavita del Plasma iperimmune, ha spiegato le ragioni della sua decisione di staccare per qualche giorno i riflettori sulla sua persona.

“Nei giorni scorsi – ha spiegato il medico in un video su Fb – la pressione mediatica sul mio operato è stata tale da non permettermi di lavorare serenamente, soprattutto nell’ambito della sperimentazione del protocollo implementato insieme ai colleghi del San Matteo di Pavia. Per questo motivo ho reputato prudente chiudere i social come Instagram, Twitter e anche Facebook, sia nel mio profilo personale che nella mia pagina e istituzionale. Questo per lanciare un messaggio di calma e di rasserenazione.

Se ho parlato e sono intervenuti in pubblico, l’ho fatto semplicemente per fare informazione, e vedo che però l’informazione è stata recepita da alcuni come mezzo per azzuffarsi con chi la pensa diversamente. I miei interventi sui massmedia sono stati animati dal solo spirito divulgativo e da un auspicabile e sereno professionale confronto con i colleghi, su un protocollo che, oggettivamente, ottiene risultati lusinghieri e incoraggianti, ancorché oggetto di ulteriore approfondimenti scientifici. Un protocollo che ci invidiano moltissimi,che è stato preso come esempio da molti stati europei e anche americani.

Io vi ringrazio per la vicinanza, per l’attenzione, ma non sono disponibile in questo momento a risse televisive e a zuffe mediatiche con questo o quel collega; atteso che essendo tutti noi medici lavoriamo per una causa unica che è la lotta al coronavirus, a questo terribile virus che ha determinato questa maledetta pandemia, che ha causato molti morti nel nostro paese molti e morti nel mondo. Gli occhi di questi morti, non me li dimenticherò mai.

E, a differenza di come può pensare qualcuno, non utilizzo mai morti per farmi pubblicità. Questa è una speculazione che non accetterò mai. Noi non siamo mammalucchi, non siamo però neanche in gara tra noi colleghi e come già è stato dichiarato da Asst di Mantova, lunedì un’importante rivista scientifica sottometterà il nostro lavoro, analizzerà i nostri risultati, ci dirà se il lavoro che abbiamo compiuto è un lavoro degno di essere pubblicato su riviste di elevato Impact Factor (Fattore di impatto), cioè di importanti riviste che fanno letteratura.

Fino ad allora cercherò di mantenere un profilo molto basso, nell’attesa che arrivino questi importanti risultati che non sono soltanto personali, ma sono risultati che riguardano tutta la nostra comunità, la comunità Mantovana, la comunità italiana e del mondo. Moltissimi paesi, come ti dicevo prima, ci hanno preso per esempio; moltissimi altri ospedali hanno preso per esempio l’ospedale di Mantova e l’ospedale di Pavia. Crema e Cremona sono partiti anche loro; come pure Milano che sta arruolando pazienti, così la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Toscana, la Puglia, la Calabria.

Si sta manifestando quello che noi mantovani e pavesi speravamo e auspicavamo, e cioè una marea montante di gente che sperimentano il plasma iperimmune dei pazienti convalescenti. Un momento di grandissima democrazia, un momento di grandissima solidarietà dove i pazienti guariti aiutano i pazienti ancora ammalati”.

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