Covid, è caos mascherine. Ma servono davvero a tutti? No, secondo l’OMS

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A due mesi e mezzo dall’emergenza, c’è ancora un gran parlare di mascherine. Milioni di persone sono nel panico diffuso dai grandi media e moltissimi sono del tutto disorientate dopo gli annunci roboanti del governo e del commissario straordinario Arcuri che ad Aprile aveva garantito un approvvigionamento continuo di mascherine (“ne arriveranno 650 milioni nelle prossime settimane”). In un successivo annuncio diceva che per legge il prezzo era fissato a 0,50 centesimi di euro. Che qualcosa si sia inceppato appare evidente.

Nel mondo reale non infatti così. A distanza di settimane di mascherine non se ne trovano, e se si trovano ci vogliono minimo due o 3 euro, e in larga parte neanche a norma di legge. Gli esercenti, farmacie comprese, che le avevano acquistate ad un prezzo superiore di cinquanta centesimi non sono disposti a rimetterci, quindi meglio lasciarle in magazzino, è il ragionamento.

Ma servono davvero a tutti le mascherine? “No”, secondo l’Organizzazione della Sanità. “Le mascherine devono essere indossate solo dai malati sintomatici e dagli operatori sanitari”. Non solo. L’Oms aveva poi sottolineato come questo strumento che ormai tutti indossano per coprire naso e bocca “danno un falso senso di sicurezza”, spiegando come non ci siano evidenze scientifiche che le mascherine proteggano una persona sana dai virus. Gran parte degli scienziati nel mondo converge sul fatto che la trasmissione avviene infatti con le cosiddette “goccioline” infette, che vengono prodotte dai sintomatici con starnuti, tosse e vociferazione. E in questo caso che le mascherine sono utili.

Circa un mese fa l’Oms comunicava testualmente: “Non ci sono prove che indossare una mascherina da parte di persone sane in un contesto di comunità più ampio, possa impedire di contrarre virus respiratori, incluso il Covid-19. Le mascherine chirurgiche devono essere riservate agli operatori sanitari. I potenziali vantaggi dell’uso della mascherina da parte di persone sane in ambito comunitario comprendono la riduzione del rischio potenziale di esposizione da parte di una persona infetta durante il periodo “pre-sintomatico” e la stigmatizzazione di persone che indossano la mascherina. L’uso di mascherine nella comunità, però, può creare un falso senso di sicurezza, con l’abbandono di altre misure essenziali, come le pratiche di igiene delle mani e il distanziamento sociale (fisico, ndr), e può portare a toccarsi il viso, causando inutili costi e togliendo le mascherine a coloro che ne hanno più bisogno, soprattutto quando scarseggiano”.

Quindi, è chiara la contrarietà della massima autorità sanitaria nel mondo ad un uso generalizzato di mascherine. In Italia invece si marcia in una direzione opposta dalle indicazione dellOms, con scienziati divisi e contraddittori e sindaci e governatori che emettono ordinanze di obbligo seppure, ricordando sempre l’Oms, un uso generalizzato è inutile.

Altri, invece, si spingono oltre. E’ il caso del professor Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale ed esperto di virus, batteri, funghi e polveri sottili, il quale ha più volte ribadito che indossare la mascherina per difendersi dal virus “è come mettere una cancellata alle finestre per difendersi dalle zanzare”.

Una analisi, quella di Montanari, che viene supportata dall’andamento dei positivi tra medici, infermieri e operatori ospedalieri, i quali sono protetti da indumenti speciali, mascherine chirurgiche e “caschi” sanitari di protezione degli occhi. Ciò nonostante contraggono lo stesso l’infezione. Come si spiega?

Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità datato 8 maggio, infatti, su 215.665 casi in Italia sono rimasti contagiati ben 24.358 operatori sanitari (“Dato non riferito al luogo di esposizione ma alla professione“), tra cui vi sono stati molti decessi.

Scarica il report dell’OMS sull’uso delle masks

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