Via libera dell’Aifa agli anticorpi monoclonali

Autorizzato l'impiego in fase precoce in pazienti ad alto rischio. Virologo Silvestri: "Vittoria per l'Italia"


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La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa ha autorizzato l’uso dei due anticorpi monoclonali anti-Covid delle americane Eli Lilly e Regeneron, per l’impiego in fase precoce in pazienti ad alto rischio.

LOCATELLI – “Gli anticorpi monoclonali sono uno strumento importante, contribuiscono certamente alla lotta contro Sars-CoV-2, e in particolare a prevenire la progressione della malattia nei soggetti più fragili. Non attribuiamogli però delle proprietà salvifiche che non hanno per i malati gravi. Perché sarebbe sbagliato sulla base dell’evidenza e creeremmo delle aspettative che poi possono andare deluse”, ha affermato a ‘Buongiorno’ su Sky Tg24 Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css).

“Sono anticorpi derivati da un clone di linfociti B e hanno tutti la stessa specificità e la capacità di neutralizzare, di bloccare il legame tra il nuovo coronavirus e il suo recettore presente sulle cellule umane – ha spiegato Locatelli – Gli studi clinici fino a oggi prodotti dimostrano chiaramente che questo approccio può essere utile per prevenire la progressione della malattia, mentre l’efficacia nei malati gravi non è stata dimostrata”, ha puntualizzato l’esperto.

Quanto al rapporto costo-beneficio, “io credo che il ragionamento vada fatto sulla somministrazione” di questi anticorpi monoclonali “con un’indicazione appropriata. Vanno impiegati quando veramente servono: poche ore o pochi giorni dopo la documentata infezione, in coloro che hanno un elevato rischio di progredire e sviluppare patologia grave – ha aggiunto Locatelli – Rispetto al costo” del farmaco, “ricordiamoci che l’ammissione in una struttura ospedaliera, tanto più in una terapia intensiva, non è che non abbia un costo. Quindi, fatta questa premessa e ribadito che la salute evidentemente non ha prezzo, credo che l’aspetto cruciale da sottolineare sia l’appropriatezza d’uso e d’indicazione”.

SILVESTRI – “Una vittoria” per il Paese, commenta il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, ma “anche una terribile sconfitta per la credibilità di molte persone. Prima di tutto di quelli che nell’ottobre scorso si sono opposti in modo durissimo a questa autorizzazione, così facendo perdere tempo prezioso a tutti”. Tramite Silvestri, infatti, il Chief Scientific Officer di Lilly Dan Skovronsky aveva offerto gratuitamente all’Italia decine di migliaia di dosi di prodotto per uno studio clinico

“Sarebbe importante ora – afferma Silvestri  – che questi personaggi spiegassero, una volta per tutte, cosa gli ha fatto cambiare idea circa la necessità di un’approvazione europea e l’efficacia clinica degli anticorpi nei pazienti con Covid-19. Perché bisogna spiegare al Paese – insiste lo scienziato – per quali motivi si approva a inizio febbraio una cosa che fu fatta fallire ad ottobre”.

“Sia chiaro – scrive Silvestri – Questa è una vittoria non per me, ma per l’Italia intera, a partire dai pazienti con Covid”. Una “vittoria sì, ma a quale prezzo?”, chiede il virologo deciso a togliersi tutti “i sassolini” dalle scarpe. Per l’epilogo del caso monoclonali “va ringraziato in primis il professor Giorgio Palù, presidente di Aifa dal dicembre scorso, che ha condotto questa battaglia con straordinario impegno ed efficacia. E vanno ringraziati quelli che mi hanno aiutato nelle fasi iniziali del progetto: Andrea Antinori, Roberto Burioni, Ranieri Guerra e Gianni Rezza”, elenca lo scienziato. “Tra i politici – aggiunge – bisogna ringraziare innanzitutto il viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri, e poi Marco Bella, Mariolina Castellone, Elena Cattaneo, Elena Fattori e Alessandra Moretti. Importantissimo nei giorni scorsi il ruolo di Luca Pani (ex direttore generale di Aifa), Beatrice Lorenzin (ex ministro della Salute) e Walter Ricciardi (consulente speciale del ministro della Salute) nel puntualizzare urbi et orbi che non c’era alcun bisogno di aspettare l’autorizzazione di Ema, come erroneamente detto e scritto in varie occasioni dall’attuale Dg di Aifa, Nicola Magrini”.

Perché “sia anche chiaro, anzi, chiarissimo, che questa vicenda rappresenta anche una terribile sconfitta per la credibilità di molte persone”, puntualizza appunto Silvestri. “Adesso che c’è la rincorsa a elogiare gli anticorpi, e a far notare che si usino già allo Spallanzani per i soggetti con Covid e immunodeficienza”, osserva ancora il virologo, “bisogna ricordare che proprio il direttore dello Spallanzani, il dottor Giuseppe Ippolito, membro del Cts” per l’emergenza coronavirus, “si era adoperato durante la riunione del 29 ottobre affinché Aifa negasse l’autorizzazione al trial clinico pragmatico di LY-CoV55 (bamlanivimab, ndr), adombrando poi addirittura che Lilly volesse vendere in Italia un farmaco che aveva fallito negli Usa”.

“Per quanto mi riguarda – incalza Silvestri – questa è anche una pagina nera per i media mainstream italiani, a partire da Corriere della Sera, Repubblica e Rai, che per settimane hanno bellamente ignorato l’inchiesta giornalistica scritta per Il Fatto Quotidiano da Thomas Mackinson, un giornalista serio e preparato, dando invece risalto senza contraddittorio a quel famoso (ora possiamo dire famigerato) comunicato stampa di Aifa del 22 dicembre scorso, in cui si diceva che bisognava aspettare Ema come poi smentito da Pani, Palù, Lorenzin e Ricciardi”.

“Ma l’Oscar della vergogna più grossa, in questa vicenda a metà tra il tragico e il grottesco – scrive ancora il virologo – va a quel tam-tam che è stato organizzato contro gli anticorpi su alcuni social e blog. Un tam-tam tutto italiano, a base di fesserie pseudo-scientifiche degne del peggior repertorio no-vax e non esente da attacchi personali diffamatori verso il sottoscritto, di cui purtroppo si sono resi protagonisti anche alcuni ‘colleghi’. Un fenomeno di squadrismo social, tanto falso quanto vigliacco, su cui chiunque abbia a cuore la verità dell’informazione scientifica farebbe bene a riflettere a lungo”.

“Ma adesso basta con i sassolini”, conclude Silvestri: “Le mie scarpe sono vuote e ora speriamo che si possa finalmente fare di questi benedetti anticorpi un’arma importante nella nostra battaglia contro Covid-19, a complemento della grande cavalleria dei vaccini, che giorno dopo giorno sta ricacciando il virus verso la sua sconfitta finale”.


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