Non c’è prova che i decessi siano per Covid. Per “convenzione” morti col tampone positivo. Nessuna autopsia

Migliaia di morti per diagnosi e cure sbagliate. Secondo l'Iss in quasi un anno i morti attribuiti al SOLO al virus sarebbero circa 2.500, con una media che si attesta attorno ai 208 decessi al mese. 

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
Per ricevere gli aggiornamenti lascia un like sulla nuova pagina Fb. Iscriviti anche al Gruppo "Italia Libera Senza Restrizioni", e seguici anche su TELEGRAM

Non esiste alcuna prova medico-scientifica che le decina di migliaia di decessi in Italia attributi al Covid siano riconducibili al virus, ovvero che “l’invisibile” sia stato la vera causa di morte. Ne parlano i media sulla scorta di bollettini diramati dal ministero delle Salute e Protciv, che a loro volta raccolgono i dati dalle regioni le quali eseguono le disposizioni ministeriali di classificare Covid i decessi di persone che hanno un tampone positivo. 

E’ infatti ormai noto che questi decessi vengono considerati Covid solo dopo test positivi, fatti anche post mortem. Morti che confluiscono in ogni caso nel “calderone” Covid PER CONVENZIONE“, appunto in assenza di prove.

Tamponi non diagnostici, ma convenzionalmente utilizzati per testare la positività, che si sono dimostrati altamente inattendibili (guarda il video della frutta positiva al Covid oppure lo studio sull’amplificazione del segnale di positività o ancora l’Oms), poiché restituiscono molti falsi positivi che comunque vanno a finire nella conta totale dei cosiddetti “contagiati“, che sono – secondo il più autorevole dei virologi italiani, Giorgio Palù, “per il 95% asintomatici, né malati né contagiosi”.

Numeri che hanno poi determinato le misure restrittive raccomandate dal Cts attraverso il noto indice Rt e infine adottate dal governo con atti amministrativi (i dpcm). Già il governatore del Veneto Zaia ci aveva raccontato come i conteggi fossero falsati. “Anche morti per incidenti stradali e infarti tra i decessi Covid”, contrariamente alle linee guide dell’Oms (foto in basso).

 

L’unico modo attraverso cui si potrebbe stabilire l’effettiva causa dei decessi – che riguarda per oltre il 90 percento anziani sopra gli 80 anni con diverse patologie pregresse, anche gravi o addirittura terminali -, sono le autopsie, che tuttavia, ancora oggi, nessuno esegue in osservanza alle disposizioni del ministero della Salute.

Un dato non trascurabile dal momento che su quei pochi esami autoptici effettuati è emerso che i decessi erano stati causati da terapie sbagliate per diagnosi altrettanto errate come la polmonite interstiziale, anziché la tromboembolia polmonare disseminata che poteva essere curata con farmaci a bassissimo costo. Potevano essere salvate decine di migliaia di vite.

Un’altra via, ma molto meno “efficace” delle autopsie, è l’esame delle cartelle cliniche. Non avendo a disposizione gli importantissimi esiti autoptici, per tentare di provare le vere cause, non resta che la documentazione clinica dei pazienti da cui si evince il percorso di degenza, diagnosi e terapie prescritte, i farmaci somministrati e altri fattori come le malattie preesistenti eccetera.

Ad esaminarle ci sta pensando l’Istituto superiore di Sanità che nei suoi report periodici riporta pure la conta complessiva dei decessi attribuiti al Sars-Cov-2 raccolti dalle autorità sanitarie regionali, le quali procedono a rubricare e a trasmettere a Roma il numero dei decessi con tampone positivo, come da linee guide dell’Oms, organizzazione che nel 2020 ha ribaltato il fattore sulla causa primaria della morte. Negli anni passati se un paziente moriva a causa di un tumore, questa patologia veniva riportata come causa principale, nonostante le varie infezioni contratte in ospedale; adesso, invece, si possono avere anche due o tre malattie gravi concomitanti ma la causa prevalente deve essere il cosiddetto Covid emerso da un tampone che, a cicli amplificati, riesce a scovare anche frammenti morti di vecchie influenze.

Dall’ultimo report dell’Iss datato 27 gennaio 2021 i decessi attributi al Sars-Cov-2 sono 85.418, un numero che va spalmato per quasi un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria (21 febbraio 2020). Volendo fare una media, in dodici mesi si ottiene un numero di 7.118 decessi al mese.

Nel dettaglio, sul totale dei decessi riportati nel report (85.418), al 27 gennaio 2021 sono state esaminate 6.381 cartelle cliniche. Per analizzarle tutte, a questo ritmo, ci vorrà oltre un decennio.

Su queste 6.381 cartelle vagliate, il numero medio di patologie osservate in questa popolazione – spiega l’Iss – è di 3,6 malattie pregresse concomitanti.

Tutti deceduti che avevano tampone positivo. Quindi pazienti deceduti e classificati non per le gravi malattie pregresse ma, per convenzione, con la positività ad un coronavirus influenzale emersa dai tamponi citati (scriviamo “un coronavirus influenzale” perché circa due mesi fa lo Spallanzani di Roma (dopo dieci mesi dall’inizio dell’emergenza) ha avviato una sperimentazione per poter distinguere se al tampone si risulta positivi al cosiddetto Covid oppure all’influenza di tipo A o B.

Dunque, per ribadire, senza autopsia non si riesce a provare alcun nesso tra decessi e Covid, a differenza di malattie accertate come il cancro o le patologie cardiovascolari, per fare solo due esempi.

Il pallottoliere mediatico “spara” ogni giorno cifre terrorizzanti del tipo: “Oggi 20mila contagiati, 700 morti”…. Già, ma contagiati e morti a cosa? Nessuno sa spiegarlo, al di là di proclami sulle “ondate” previste e sulle presunte varianti del virus. La pubblica opinione deve accettare queste asserzioni perché lo hanno detto in Tv; deve convincersi, cioè, che è così per convenzione, senza prove

Il bollettino dell’Iss. In un anno 2.500 persone decedute “solo” per il cosiddetto Covid
Secondo l’Iss, complessivamente, 196 pazienti (il 3,1% di 6.381 cartelle visionate) presentavano zero patologie pregresse. Questo è un punto molto importante per allacciarsi al discorso morti “per” o “con” Covid, tema molto discusso in questi dodici mesi: facendo una progressione media sul totale dei decessi attribuiti al virus, i morti in un anno per il SOLO Covid, stando a questi dati, sarebbero circa 2.500, con una media che si attesta attorno ai 208 decessi al mese. 

Il report spiega poi, sempre sul campione di 6.381, che 772 pazienti deceduti, pari al 12,1% del campione, presentavano una patologia; 1.185 pazienti (18,6%) avevano 2 patologie, infine 4.228 (66,3%) avevano 3 o più patologie preesistenti. Se si sommano i dati da 1 a oltre 3 patologie si ottiene il risultato di 6.185 decessi, pari al 97%.

Quasi 7mila persone morte in ospedale dopo ricovero senza alcun sintomo
Altro dato curioso che emerge dal report è il numero di chi è entrato in ospedale senza sintomi influenzali – ricoverato solo per un tampone positivo -, e poi è deceduto. Perché negli ospedali hanno ricoverato persone senza sintomi e poi sono morte? Il report dell’istituto superiore di sanità scrive infatti che su 84.418 decessi attribuiti al Covid ben l’8,1% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero. Si tratta di 6.837 persone decedute di cui nessuno parla. 

Nessuno spiega. Ma forse la spiegazione potremo trovarla nelle affermazioni di Guido Bertolaso quando spiegò che un ricoverato Covid costa 2mila euro al giorno.

Dino Granata

Per ricevere gli aggiornamenti lascia un like sulla nuova pagina Fb. Iscriviti anche al Gruppo "Italia Libera Senza Restrizioni", e seguici anche su TELEGRAM