Dall’agenzia spaziale nuove tecnologie per studiare venti, nuvole e fulmini

Se ne parla a "Living Planet", la più grande conferenza sull'osservazione della Terra organizzata a Milano dall'Agenzia spaziale europea (Esa) con il supporto di quella italiana (Asi).

Carlomagno campagna Jeep Renegade ottobre 2019

“Parlano” italiano le nuove tecnologie satellitari che si preparano a cambiare la meteorologia: progettate per studiare i venti, analizzare la composizione delle nuvole e monitorare i fulmini in tempo reale, permetteranno di avere previsioni sempre più accurate, anche per la gestione degli eventi estremi ormai all’ordine del giorno a causa del cambiamento climatico. Se ne parla a “Living Planet”, la più grande conferenza sull’osservazione della Terra organizzata a Milano dall’Agenzia spaziale europea (Esa) con il supporto di quella italiana (Asi).

Un primo assaggio di questa rivoluzione nel settore della meteorologia arriva dalla missione europea Aeolus, lanciata nell’agosto 2018 per studiare per la prima volta i venti a livello globale e migliorare così la conoscenza di fenomeni che vanno dal riscaldamento globale all’inquinamento atmosferico.

“Le prime mappe prodotte da Aeolus sono qualcosa che i meteorologi non avevano mai visto finora”, dice Marco Molina, responsabile ricerca e sviluppo spazio di Leonardo, che nello stabilimento di Campi Bisenzio ha prodotto per il Aeolus il trasmettitore laser nell’ultravioletto, il più potente mai costruito per lo spazio.

“La grande sfida tecnologica era quella di produrre le ottiche dello strumento in modo da controllare l’inevitabile degrado causato dai raggi Uv”, spiega Molina. “I dati che ci arrivano dall’orbita stanno definendo il trend di questo degrado che sarà il parametro su cui verranno progettate le future missioni”.

Tra i nuovi strumenti in via di realizzazione per la meteorologia del futuro “ci sono il fulminometro, per la terza generazione del sistema satellitare Meteosat, particolarmente utile per la sicurezza della navigazione aerea, e il polarimetro dei satelliti MetOp, che – conclude Molina – riconoscerà forma e dimensioni delle goccioline d’acqua che compongono le nuvole per migliorare i modelli atmosferici”.