“Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica”. Così il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio ha risposto durante la conferenza stampa ai cronisti che gli chiedevano se tra le ipotesi della strage dei braccianti ad Amendolara ci possa essere uno scontro tra gruppi per il controllo del lavoro nei campi.
“Sul contesto stiamo ancora indagando” ha aggiunto. “In questo momento il quadro indiziario è stato mirato all’identificazione degli autori” dell’omicidio “e lo sottoponiamo così al giudice. Ovviamente ogni azione ha sempre un inquadramento e un contesto e anche su quello stiamo lavorando”.
Inquirenti: “Crudeltà inenarrabile”
Il superstite scampato alla strage, Mohammad Taj Alamyar, in una intervista al Tgr Calabria ha parlato di “mafia pakistana” nei campi della Sibaritide, ossia caporali spietati e organizzati che danno solo cibo e alloggio, ma non un solo euro di paga.
In soldoni i migranti che lavorano dieci ore al giorno in condizioni disumane per raccogliere fragole, pomodori e altro in questo periodo non percepiscono un salario.
Una possibile pista non esclusa dagli investigatori così come non si esclude un ruolo della ‘ndrangheta che in quella zona calabrese è molto attiva e controlla ogni attività, lecita e illecita. Che ci sia dietro una rete di criminali “mista” saranno le indagini a chiarirlo.
Le vittime del massacro, ha spiegato poi il procuratore, erano tutti in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurati e presenti in Italia da anni.



















