Svolta nella faida di Platì. Il Ros ferma 5 persone [NOMI VIDEO DETTAGLI]

Alcuni dei fermati per la faida di Platì
Alcuni dei fermati

I Carabinieri del Ros del comando provinciale di Reggio Calabria e dei cacciatori di Calabria, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Dda reggina guidata dal procuratore Federico Cafiero de Raho nei confronti di Rosario Barbaro di 77 anni, Saverio Trimboli (43), Rosario Marando (49), Bruno Polito (44) e Domenico Trimboli (36), ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di omicidi con l’aggravante del metodo mafioso, commessi nel corso di una faida tra le famiglie Marando e Trimboli, che insanguinò Platì tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, con l’uccisione di 5 persone.

Il decreto di fermo è stato emesso a conclusione di complesse indagini del Ros svolte con l’ausilio dei militari della stazione di Platì e dei cacciatori di Calabria che hanno consentito di riscontrare, spiegano gli inquirenti, come Pasquale Marando, classe 1963, capo dell’omonima ‘ndrina attiva tra Platì ed il Piemonte, irreperibile dal 2002, fu vittima di omicidio con occultamento del cadavere, commesso nel gennaio di quell’anno da esponenti della famiglia Trimboli che agirono con l’autorizzazione di Rosario Barbaro, capo della locale di ‘ndrangheta di Platì, quest’ultimo imparentato con i Trimboli e animato dall’intento di ridimensionare i Marando, che insidiavano la sua leadership sul territorio.

Il fatto di sangue fu atto finale della violenta faida scatenatasi nell’ambito della cosca Marando – Trimboli a seguito di contrasti inerenti la gestione e la spartizione dei proventi del traffico internazionale di droga che avevano portato i Marando a colpire duramente i Trimboli per riaffermare la loro supremazia nell’ambito del sodalizio mafioso. Lo scontro fu interrotto a seguito dell’intervento del Crimine e l’omicidio di Pasquale Marando portò ad un nuovo equilibrio nei rapporti di forza tra le cosche di Platì, rafforzando i Barbaro. Le indagini del Reparto operativo speciale dei carabinieri hanno consentito di fare luce su un omicidio e quattro casi di lupara bianca, maturati nell’ambito della faida.

Il primo episodio delittuoso risale al gennaio del 1997, quando ignoti assassinarono a colpi di pistola Ferdinando Virgara, classe 1951. Le attuali indagini, spiega la procura, hanno fatto emergere come l’uomo fu ucciso da Pasquale Marando, Rosario Trimboli classe 1972 e Antonio Giuseppe Trimboli (1951), tutti successivamente deceduti, ed altre persone non identificate. L’omicidio, secondo l’accusa, fu deciso da Pasquale Marando, convinto dai fratelli Trimboli del fatto che il Virgara avesse partecipato all’assassinio del fratello, avvenuto in Piemonte alcuni mesi prima: ossia Francesco Marando, rinvenuto cadavere il 30 maggio 1996 in Chianocco (Torino), località della Val di Susa.

Seguirono tre casi di lupara bianca con la scomparsa dei già citati Antonio Giuseppe Trimboli, nel luglio 2001, e Rosario Trimboli il quale fu ucciso insieme a Saverio Trimboli (1977), nel novembre dello stesso anno; i loro corpi non sono mai stati ritrovati.

Le indagini hanno accertato che l’uccisione dei tre Trimboli sarebbe stata decisa e attuata da Pasquale Marando per ribadire la sua supremazia sulla cosca Trimboli, per contrasti sulla gestione e spartizione dei narco-proventi e perché il Marando si era convinto che i Trimboli lo avessero volutamente indotto in errore, accusando falsamente Ferdinando Virgara di responsabilità nell’omicidio del fratello Francesco Marando.

Infine, l’uccisione di Pasquale Marando, con occultamento del cadavere, ad oggi non ancora ritrovato, fu attuata nel gennaio 2002 da Saverio Trimboli, inteso Savetta, fratello di Antonio Giuseppe e Rosario, con il concorso di altri esponenti della cosca Trimboli e con l’assenso di Rosario Barbaro, capo locale di Platì, in contrasto con il Marando per questioni di supremazia mafiosa sul territorio. L’omicidio fu attuato a colpi di pistola all’interno di un’abitazione di Platì, ove il Marando, all’epoca latitante, era stato portato per partecipare ad una riunione che sancisse un chiarimento con i Trimboli. I fermati sono stati associati in carcere a Locri, Roma Regina Coeli e Como.