‘Ndrangheta, in cella la Locale di Belvedere Spinello. FOTO/NOMI/DETTAGLI

'Ndrangheta, in cella la Locale di Belvedere Spinello
Alcuni degli arrestati nell’operazione Six Towns a Crotone

Nella nottata del 18 ottobre 2016, oltre 150 Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone hanno setacciato i comprensori di Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano (KR), nonché di San Giovanni in Fiore (Cosenza) e varie località delle province di Milano, Pavia, Varese e Monza-Brianza, coadiuvati in fase esecutiva dagli organi operativi territorialmente competenti e dalle unità speciali dell’Arma del “Gruppo Operativo Calabria” e dello “Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria” di Vibo Valentia, per la cattura di 30 persone ordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

Altre 6 misure, adottate nell’ambito della medesima ordinanza, sono state eseguite dalla Polizia di Stato (Squadra Mobile e Divisione Anticrimine di Catanzaro, con l’ausilio delle Squadre Mobili di Crotone e Cosenza, nonché dei Reparti Prevenzione Crimine Calabria di Vibo Valentia e Cosenza) in esito ad autonome, convergenti attività d’indagine specificamente afferenti ad altrettante persone.

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno);  omicidio; traffico e spaccio di sostanze stupefacenti; estorsioni; favoreggiamento in favore di latitanti; ricettazione, anche di macchine agricole; violazioni in materia di armi.

I provvedimenti, adottati dal G.I.P. di Catanzaro, dott. Antonio Battaglia, hanno smantellato una potente e pericolosa struttura di ‘ndrangheta nota con la denominazione di “Locale di Belvedere Spinello” e che vantava addentellati su sei località distribuite tra la provincia di Crotone (Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano) e Cosenza (San Giovanni in Fiore), contando anche su propaggini operative in Lombardia (una ‘ndrina distaccata radicata nella città di Rho, alla periferia nord di Milano).

Dei 36 destinatari di provvedimenti cautelari odierni, in 32 si trovavano in stato di libertà: cinque (Francesco Adamo, Cristian Decicco, Maria Caterina Di Biase, Maurizio Fontana e Carmine Ventrone) sono stati sottoposti agli arresti domiciliari;

per ventidue (Domenico Bitonti, Saverio Bitonti, Antonio Blaconà, Valentino De Francesco, Salvatore De Marco, Claudio Fortugno, Saverio Gallo, Giovanni Madia, Agostino Marrazzo, Giovanni Marrazzo, Sabatino Domenico Marrazzo, Carlo Oliverio, Vincenzo Oliverio, Silvana Pagliaro, Antonio Parise, Rosario Parise, Mario Rizza, Francesco Rocca, Vittorio Spadafora, Giovanni Spina Iaconis, Pasquale Torromino, Antonio Tursi) si sono aperte le porte di case circondariali dislocate sul territorio nazionale.

Cinque personaggi, irreperibili, sono attivamente ricercati. Altri quattro soggetti (Luigi Buono, Angelo Oliveri, Giovanni Spadafora e Pietro Tassone) erano invece già in stato di detenzione, per altra causa, presso le carceri di Opera e Bollate (MI) oltre che di Padova.

L’INCHIESTA – Proprio il numero delle cittadine calabresi epicentro dell’organizzazione ha ispirato il nome convenzionale dell’odierna operazione (“Six Towns”), che ha preso spunto dalle indagini mediante riscontri di sorveglianza elettronica e “sul terreno” coordinate dai Pm Dott. Vincenzo Luberto, e Domenico Guarascio, con la Supervisione del Procuratore Capo, Dott. Nicola Gratteri della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone e, per la parte di competenza, alle Squadre Mobili di Catanzaro e Crotone della Polizia di Stato.

Belvedere Spinello era l’epicentro dell’attività del gruppo malavitoso, capeggiato da Agostino Marrazzo (classe 1963) che si avvaleva dei luogotenenti più fidati del proprio gruppo familiare (quali il fratello Sabatino Domenico Marrazzo, classe 1957, ed il cugino Giovanni “Giannino” Marrazzo, classe 1956).
Tra i “capi” più influenti delle ‘ndrine locali “satelliti” sono stati invece individuati Francesco Rocca e Giovanni Spadafora (S. Giovanni in Fiore) e Saverio Bitonti (Castelsilano).

Le indagini hanno avuto inizio a seguito del duplice omicidio di Tommaso Misiano e Gaetano Benincasa, perpetrato a Rocca di Neto il 18 luglio 2008.
Tra le condotte contestate agli indagati, tra l’altro:

  • gli omicidi di mafia commessi ai danni di Francesco Iona (1999) e Antonio Silletta (2006). Perpetrati con modalità particolarmente violente e sanguinose, quei delitti è stato accertato essere maturati nell’ambito della stessa organizzazione (di cui Francesco Iona era addirittura una figura di vertice), in esito a “regolamenti di conti” e dinamiche riconducibili alla gestione degli affari illeciti e alla scalata al controllo della “Locale”.

FOTO DEI 31 ARRESTATI (5 SONO RICERCATI)

In relazione all’omicidio di Francesco Iona, peraltro, ha condotto indagini nello specifico il ROS – Sezione Anticrimine di Catanzaro;
– traffico di stupefacenti – cocaina in primis, ma anche hashish e marijuana – che, dalla Calabria o da stati quali Olanda, Belgio e Spagna venivano fatti confluire nell’hinterland milanese per lo spaccio sul mercato locale, gestito direttamente dalla ‘ndrina di Rho, “succursale” distaccata della “Locale di Belvedere Spinello”.
La marijuana, in particolare, era coltivata anche nelle campagne di Castelsilano (KR);

  • estorsioni ai danni di imprese multinazionali e di imprenditori locali.
    Particolarmente interessante il capitolo delle condotte estorsive tentate dal sodalizio per il controllo di fatto delle attività estrattive nell’area mineraria di “Timpa del Salto” (agro di Belvedere Spinello), gestita dalla ENI-Syndial S.p.a..
    Le investigazioni hanno portato alla luce, per esempio, i casi che hanno coinvolto le maestranze della “Baker Hughes” e della “Halliburton”, multinazionali estere specializzate nel ramo petrolifero ed estrattivo.

Esponenti ‘ndranghetisti avevano più volte avvicinato i rispettivi responsabili in loco, con minacce di morte o di danneggiamenti ai mezzi in cantiere, pretendendo il versamento di una percentuale – ordinariamente del 5% – dell’importo degli appalti ottenuti da quelle aziende.

Alcuni episodi ostili (es. rottura di parabrezza dei mezzi d’opera, furti di chiavi di avviamento, ecc.) sono peraltro effettivamente avvenuti, a ulteriore titolo di ammonimento e pressione.

Ma le estorsioni erano comunque perpetrate su tutto il territorio di “influenza” della “Locale”, che pretendeva in maniera diffusa e sistematica dai singoli imprenditori il pagamento di tangenti in relazione lavori pubblici di cui avessero ottenuto l’appalto o l’esecuzione;

Nel corso delle indagini si sono acquisiti elementi circa pressioni di natura estorsiva nei confronti di imprenditori titolari di strutture commerciali per la grande distribuzione e di un imprenditore edile impegnato nella ristrutturazione di una clinica nel comune di Castelsilano (KR), estorsione peraltro fallita per l’emersione di pregressi rapporti di contiguità tra la vittima designata ed esponenti di primo piano della ‘ndrangheta.

E’ stata altresì dimostrata la pervasiva influenza della “’ndrina dei sangiovannesi” sul territorio del comune silano nella gestione, in via esclusiva e con modalità estorsive, del servizio di security presso numerosi locali notturni.

Nello specifico i titolari ed i gestori di night club e discoteche del centro silano sono stati costretti, in via generale ed anche in occasione di particolari manifestazioni come i veglioni organizzati per il capodanno, ad affidare il servizio di vigilanza alle agenzie riconducibili alla cosca od a quelle altre, sempre da questa indicate, alle quali era stata imposta l’assunzione di soggetti di interesse.

In tal modo, la cosca, anche mediante atti di danneggiamento e minacciosi avvertimenti di vario genere, si assicurava oltre ad una redditizia fonte di illecito profitto, anche un utile strumento per esercitare la propria egemonia ed il controllo del territorio attraverso quello delle attività produttive.
– quanto al favoreggiamento, le indagini hanno messo in luce la collaborazione, in primis logistica, del sodalizio assicurata alla latitanza di soggetti quali Ugo Vallone (esponente della ‘ndrangheta crotonese);
– “capitolo” lucroso era anche costituito dalla ricettazione di macchine agricole.
Rubati in aziende toscane tramite complici residenti in loco, i mezzi venivano poi trasportati in Calabria e alterati, onde reimmatricolarli e rivenderli sul mercato locale.

Particolarmente attivi su questo fronte erano gli affiliati alla ‘ndrina di Castelsilano.
Un lavoro lungo e assai complesso, fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, raccolta di testimonianze (oltre alle dichiarazioni rese a più riprese dal collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, già capo della “locale” di Belvedere Spinello) e riscontri sul campo, ha permesso agli investigatori e all’Autorità Giudiziaria Distrettuale inquirente di ricostruire un quadro analitico di ruoli e responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei gruppi malavitosi più famelici sul territorio.

Parallelamente, la Divisione di Polizia Anticrimine di Catanzaro ha sviluppato accertamenti patrimoniali che hanno consentito di verificare, nei confronti di Agostino Marrazzo, Giovanni Marrazzo, Sabatino Domenico Marrazzo e Saverio Gallo, che i beni agli stessi intestati e, comunque, nella loro concreta disponibilità, benché formalmente intestati a persone fisiche o giuridiche diverse, avevano un valore del tutto sproporzionato al reddito dichiarato.
Gli approfondimenti esperiti hanno determinato la Procura Distrettuale Antimafia ad emettere provvedimenti di sequestro ex 321 c.p.p., in relazione all’ art.12 sexies della L. 356/92, di diversi beni immobili e mobili registrati, tra cui più di 50 terreni, 26 fabbricati e 8 veicoli, nonché diverse società ed imprese commerciali, per un valore complessivo di circa 7 milioni di Euro.

Su ulteriori personaggi sono stati raccolti elementi tali da configurare responsabilità di rilievo, pur in assenza di presupposti che consentissero l’adozione di provvedimenti cautelari

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