Duplice omicidio di ‘ndrangheta nel Catanzarese, arrestati i presunti autori

Massimiliano Falcone e Davide Iannoccari vennero uccisi nel 2006 a Taverna. Secondo la DDA di Catanzaro il movente è da inquadrarsi nella faida fra il gruppo Catarisano e quello dei Cossari-Falcone

Carlomagno Faro istituzionale

Dopo 13 anni è stata fatta luce sull’efferato duplice omicidio, consumato nel catanzarese, di Massimiliano Falcone, classe ’74 e Davide Iannoccari, nato del 1982, entrambi uccisi a colpi di pistola il 20 novembre 2006.

I Carabinieri del comando provinciale di Catanzaro hanno notificato stamane un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Salvatore Abbruzzo (alias Tubetto), di 42 anni e Francesco Gualtieri, detto Ciccio, di 39, ritenuti gli autori del duplice omicidio. I due, già condannati per mafia nell’ambito dell’inchiesta Jonny e per questo in cella a Lanciano e Terni, sono accusati di omicidio, reato aggravato dalle modalità mafiose.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia nell’ambito di un procedimento penale le cui indagini sono state coordinate dal procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto, e dal sostituto, Debora Rizza.

Secondo quanto ricostruito, dopo l’uccisione di Falcone e Iannoccari, avvenuta nel territorio del comune di Taverna (Catanzaro) con l’esplosione di numerosi colpi di pistola calibro 9 (sei proiettili centrarono le vittime), i presunti autori del duplice delitto spostarono successivamente i cadaveri nelle campagne di Sorbo San Basile, con l’intento di distruggerli dandoli alle fiamme.

Stando sempre alle indagini, il movente del grave fatto di sangue sarebbe da ricondurre alla faida tra esponenti di gruppi criminali ‘ndranghetisti attivi nel comune di Roccelletta di Borgia e aree vicine, facenti capo al clan  allora in contrapposizione per l’esclusiva affermazione sul territorio di riferimento.

L’attività investigativa svolta dall’Arma provinciale di Catanzaro ha permesso di riscontrare con numerosi elementi le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

I soggetti raggiunti dal provvedimento restrittivo si trovavano già in carcere poiché coinvolti nell’ambito dell’operazione denominata “Jonny”, in relazione alla quale, lo scorso 18 giugno, hanno riportato entrambi la condanna, emessa dal Tribunale di Catanzaro, alla pena di 12 anni di reclusione per il reato di associazione di tipo mafioso.