Sospeso per un anno partecipa a bando Asp, arrestato un medico a Catanzaro


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Avrebbe vìolato la misura cautelare d’interdizione della professione per un anno e la sospensione per motivi disciplinari da parte dell’azienda ospedaliera dove lavorava, misura scattata lo scorso mese di marzo, ma ad agosto aveva partecipato ad un bando di selezione all’Asp di Vibo, pur non potendo perché appunto sospeso, e per prendere parte alla selezione avrebbe attestato il falso. Così un medico ortopedico di 55 anni, dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, Giuseppe Monterosso, è stato arrestato e posto ai domiciliari dalla Guardia di finanza a conclusione di indagini coordinate dalla Procura del capoluogo.

Il medico era già stato oggetto di indagini, culminate nel marzo dello scorso anno con l’emissione a suo carico della misura cautelare di interdizione dai pubblici uffici o servizi per 12 mesi.

Le indagini, dirette dal pm Veronica Calcagno avrebbero consentito di accertare che il medico aveva falsificato la rendicontazione delle attività di servizio svolte tra marzo 2014 e febbraio 2015 presso l’IRCCS “Humanitas” di Rozzano (Milano), dove era stato inviato in comando dall’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro per necessità di aggiornamento professionale e che, una volta rientrato alla sede catanzarese, in molteplici occasioni avrebbe utilizzato modalità fraudolente per certificare la propria presenza in servizio.

Dagli approfondimenti svolti dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della finanza catanzarese è emerso che nell’agosto del 2020 Monterosso aveva preso parte a una procedura di selezione pubblica indetta dall’Asp di Vibo Valentia, finalizzata al conferimento di un incarico dirigenziale di esperto in ortopedia e traumatologia, dichiarando falsamente di essere in servizio nonostante la misura cautelare (ancora in corso) e la correlata sospensione disciplinare emessa dall’Azienda ospedaliera di appartenenza.

La condotta ha, quindi, evidenziato la necessità di una rimodulazione delle misure cautelari in atto e, pertanto, la Procura della Repubblica ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari di Catanzaro l’aggravamento dell’interdizione dai pubblici uffici, commutata ora negli arresti domiciliari.


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