Election day, domenica in Calabria occhi puntati su Catanzaro

Carlomagno

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Prima fila da sinistra: Valerio Donato, Wanda Ferro, Antonello Talerico. Seconda fila da sinistra: Antonio (Nino) Campo, Nicola Fiorita, Francesco Di Lieto. (combo Ansa)

Domenica 12 giugno si vota in tutta Italia per il referendum sulla Giustizia. In Calabria saranno chiamati alle urne anche i cittadini di diversi comuni, 75, tra cui Catanzaro, capoluogo di regione, per il rinnovo dei consigli comunali e l’elezione dei sindaci.

Ci sono anche altri tre centri con più di 15 mila abitanti: Paola e Acri, in provincia di Cosenza, e Palmi, in quella di Reggio.

Si vota soltanto nella giornata di oggi. Le operazioni di scrutinio per i Referendum inizieranno subito dopo la chiusura dei seggi, mentre per le Comunali il conteggio dei voti comincerà domani alle 14.

A Catanzaro, come altrove, venerdì si sono conclusi i comizi elettorali. Da una parte c’è il centrodestra tradizionale, con Lega, Forza Italia e Udc ma orfano dei meloniani, che corrono in autonomia, e di Noi con l’Italia albergata altrove, che punta le sue carte su un candidato sindaco ex Pd e “civico” Valerio Donato, docente universitario.

Dall’altra, il “campo largo” profetizzato da Enrico Letta, a trazione Pd e M5s, presente con proprie liste e simboli, e che a queste latitudini si ripropone, affidandosi ad un altro accademico, Nicola Fiorita.

E’ stata la polemica, tanto rivolta all’interno delle coalizioni, quanto diretta agli avversari di schieramento, a tenere banco nelle ultime settimane a Catanzaro, dove si recheranno al voto 73.294 elettori distribuiti in 92 seggi, e dove la campagna elettorale è giunta al rush finale.

E tutto questo ancora prima che venissero ufficializzati i nomi degli aspiranti sindaci e dei componenti delle liste: lacerazioni profonde che hanno scosso all’interno partiti e coalizioni in campo. Tavoli e riunioni infruttuose, caratterizzate da autentici giri di valzer, con candidature annunciate e poi ritirate, si sono avvicendati in un centrodestra in cerca d’autore e che ha palesato profonde divisioni.

Ma il clima di scontro fratricida non ha risparmiato nemmeno il Pd, all’interno del quale si è consumato lo strappo tra Donato, nome troppe volte tirato fuori dal cilindro dei Dem e poi accantonato in passato per la corsa a Palazzo De Nobili, e il partito, erede in parte di quel Pci-Pds-Ds in cui lo stesso docente ha militato per anni e che, adesso, gli ha preferito un altro “prof”.

Alla fine attorno a Donato, candidato civico, si sono ritrovate convintamente la Lega, che in città ha come uomo forte Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale, e Forza Italia, con liste civiche e formazioni nate anche da pezzi del centro sinistra come Italia Viva.

Un’intesa che vede fuori Fratelli d’Italia, in corsa con Wanda Ferro. Ma non è tutto: a rendere ancora più ingarbugliata la matassa del centrodestra ci ha poi pensato l’altro candidato di area, Antonello Talerico, presidente dell’Ordine degli avvocati. Mosaico elettorale, quello del capoluogo calabrese, che si completa con le candidature a sindaco di Francesco Di Lieto, avvocato anche lui, vice presidente nazionale del Codacons.

I seggi saranno aperti solo domenica dalle ore 7 alle ore 23. In tutta Italia per le amministrative si voterà in 978 comuni italiani. Tra i capoluoghi di regione, oltre a Catanzaro, si voterà anche a Genova, Palermo e L’Aquila, ma anche in altre grosse città non capoluoghi.

Peer il Referendum sulla Giustizia saranno chiamati al voto tutti gli elettori italiani aventi diritto. I quesiti sono cinque, per cui ai cittadini saranno consegnate altrettante schede. Chi vota SI esprime la volontà di abrogare le norme esistenti, chi vota NO, intende mantenere lo status attuale.

REFERENDUM 1
INCANDIDABILITA’
Eliminare le disposizioni introdotte nel 2012 con la legge Severino che prevedono l’incandidabilità per le competizioni elettorali di ogni tipo per chi sia stato condannato in via definitiva per mafia terrorismo, corruzione ed altri gravi reati, nonché il divieto di ricoprire cariche elettive

REFERENDUM 2
CUSTODIA CAUTELARE
Cancellando una parte dell’articolo 274 del Codice penale, si vuole ridurre i casi in cui è prevista la custodia cautelare, e in particolare della carcerazione preventiva.

REFERENDUM 3
SEPARAZIONE CARRIERE
Evitare il cambio di funzioni fra giudice e pubblico ministero durante la carriera di un magistrato. Oggi sono possibili quattro passaggi, che vengono ridotti ad uno soltanto entro 10 anni dalla prima assegnazione con la riforma all’esame del Parlamento. Con il referendum si punta invece a rendere definitiva la scelta.

REFERENDUM 4
VOTO AGLI AVVOCATI
Consentire il voto degli avvocati che siedono nei consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati. Lo prevede già la riforma Cartabia, ma solo se il Consiglio dell’ordine abbia segnalato comportamenti scorretti da parte del magistrato che si vuole valutare

REFERENDUM 5
FIRME PER IL CSM
Propone di cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura per l’elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura sia sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori. L’obiettivo è arrivare a candidature individuali, già previste dalla riforma Cartabia.

QUORUM
Il referendum abrogativo per essere valido richiede la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto.