Evasione e bancarotta, maxi sequestro a imprenditore di Cosenza

Carlomagno Jeep agosto 18

sequestro ad Antonio Ioele e la sua famigliaI militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Cosenza hanno sequestrato beni mobili ed immobili per circa 22 milioni di euro riconducili ad un imprenditore cosentino, Antonio Ioele, titolare di una vera e propria holding finanziaria con interessi in vari settori, accusato di una serie di reati di carattere economico e finanziario. Il sequestro è stato esteso anche ai familiari del Ioele.

Il provvedimento è stato fatto in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica, guidata da Mario Spagnuolo. I beni sequestrati sono: 3 complessi aziendali; 19 fabbricati; 1 villa di prestigio; 2 capannoni industriali di rilevanti dimensioni, 3 appezzamenti di terreno.

Il sequestro scaturisce da una articolata e complessa attività di accertamento che ha consentito di applicare a diversi soggetti ritenuti fiscalmente pericolosi in quanto dediti, nel tempo, alla commissione di una pluralità di reati fiscali, societari e fallimentari, le norme previste nel Codice Antimafia, per il contrasto ai reati di criminalità organizzata.

In particolare, Antonio Ioele si sarebbe reso responsabile dei reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché bancarotta fraudolenta per aver sottratto illecitamente al fisco i proventi destinati alla tassazione, reimpiegandoli nella realizzazione di altre attività commerciali facenti capo ai sodali ovvero investendoli nell’acquisto di beni immobiliari riconducibili al cospicuo patrimonio del medesimo.

Gli accertamenti patrimoniali, sono stati avviati a seguito di una preliminare analisi di rischio effettuate in sede centrale dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di finanza (Scico) e sviluppata dai Finanzieri del capoluogo Bruzio.

Partendo dall’esame dei plurimi reati fiscali, fallimentari e societari commessi e già oggetto di indagini e culminate nell’anno 2016 con l’arresto e la condanna alla pena di tre anni di reclusione del principale soggetto, i finanzieri hanno operato una puntuale ricostruzione dei redditi e delle disponibilità economico-finanziarie maturati in un arco temporale di oltre 20 anni in capo ai diversi soggetti appartenenti ad un medesimo nucleo familiare.

Gli approfondimenti investigativi hanno portato alla luce una netta sproporzione del patrimonio disponibile rispetto ai redditi dichiarati, peraltro insufficienti a soddisfare anche primarie esigenze di vita.