Traffico illecito di rifiuti, 5 arresti e sessanta misure nel Cosentino

I carabinieri forestali di Cosenza hanno scoperto un ingente traffico di rifiuti, anche pericolosi, e rame, in un'azienda di autodemolizione di Montalto Uffugo. I finanzieri cosentini hanno sequestrato beni per dieci milioni

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Un traffico illecito di rifiuti e di cavi di rame rubati è stato scoperto dai carabinieri forestali di Cosenza nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro che ha portato all’arresto, ai domiciliari, di 5 persone ed alla notifica di 28 misure di obbligo di dimora nel Comune di residenza e 28 misure di obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Contestualmente, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Cosenza hanno sequestrato beni per un valore di circa 10 milioni di euro. L’inchiesta – denominata “Efesto 2” – è nata da alcuni controlli fatti dai carabinieri forestali di Cosenza nella società Fratelli De Vincenzi autodemolizione di Montalto Uffugo ed è stata condotta dal Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Cosenza.

Dalle indagini, secondo l’accusa, è emerso come i titolari della società abbiano messo a disposizione la propria azienda, diventata il centro nevralgico del traffico di rifiuti e del rame che veniva recuperato, combusto ed occultato sotto carichi apparentemente legali, prima della vendita.

La stessa società, inoltre, avrebbe acquistato e poi ceduto ingenti quantitativi di rifiuti, in parte pericolosi e conferiti illecitamente, omettendo qualsiasi tipo di trattamento, attestando falsamente la loro cessazione dalla qualifica di rifiuto predisponendo la documentazione necessaria a simulare la tracciabilità dei rifiuti e dello stesso rame.

Gli esiti di indagine, accolti nella ordinanza cautelare, hanno delineato la gravità indiziaria a proposto della commissione dei delitti di “attività organizzata per il traffico di rifiuti”, ricettazione e riciclaggio di cavi e manufatti in rame.

In particolare, è emerso come i titolari della società abbiano messo a disposizione la propria azienda, diventata il centro nevralgico del traffico di rifiuti e del rame, e in quel luogo, con l’apporto dei diversi concorrenti, il metallo veniva recuperato, pesato, ceduto combusto ed occultato, al di sotto di carichi apparentemente legali, prima della vendita a terzi acquirenti.

La stessa società, inoltre, ha acquistato e poi ceduto ingenti quantitativi di rifiuti, in parte pericolosi e illecitamente conferiti, omettendo qualsiasi tipo di trattamento, attestando falsamente la loro cessazione dalla qualifica di rifiuto predisponendo tutta la documentazione necessaria a simulare la tracciabilità dei rifiuti e dello stesso rame (sottratto furtivamente anche ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia e di telecomunicazioni, e la cui provenienza furtiva si tentata di occultare anche con la distruzione della guaina isolante, mediante la combustione dei cavi, per eliminare ogni traccia utile alla identificazione dell’ente proprietario).

Si è rilevato che, nell’ambito dell’attività della società, i veicoli sono stati rottamati senza rispettare la normativa di settore e i motori rivenduti in altre regioni, attestando falsamente la loro bonifica dagli elementi inquinanti pericolosi, quali oli esausti e liquidi refrigeranti.

L’attività d’indagine ha consentito di rilevare che, a fronte di complessivi n. 3.400 conferimenti all’interno dell’azienda di Montalto Uffugo, soltanto 58 di essi sono risultati regolari, in quanto all’interno dell’azienda veniva introdotto ogni tipo di rifiuto, tra cui batterie esauste al piombo, oli esausti di veicoli, elettrodomestici, cartellonistica stradale, lampioni, veicoli fuori uso, rifiuti ferrosi di ogni tipo; di contro, in ben 374 episodi sono stati conferiti cavi o manufatti in rame di illecita provenienza per un giro di affari totale stimato in circa 2 milioni di euro annui.

Le attività investigative sono state ulteriormente arricchite da specifici approfondimenti patrimoniali, condotti dai Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, che hanno consentito di ricostruire e quantificare il patrimonio aziendale delle 3 società coinvolte – ubicate in provincia di Cosenza e in Campania con sede secondaria nel Lazio– e dunque apporre il vincolo cautelare reale sulle quote sociali e degli interi patrimoni aziendali, per un valore stimato complessivo pari ad 10 milioni di euro.

Ai domiciliari sono finiti Gianfranco De Vincenzi, Angelo De Vincenzi, Andrea Curcio, Luigi Naccarato e Giovanni Latempa.

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