Minniti a Cantiere Calabria: Legalità, lavoro e sviluppo

Marco Minniti
Marco Minniti

RENDE (COSENZA) – Prima il piano istituzionale, poi quello politico. E in mezzo il collante della calabresità che, declinata in chiave moderna e riformista, offre una spiegazione netta all’ascesa vertiginosa di Marco Minniti verso i piani più alti degli organismi dello Stato.
Il ministro dell’Interno, al “Cantiere Calabria”, non è andato a vuoto neanche una volta. Non un solo istante di tentennamento nell’esposizione di convinzioni che segnano, proprio in questi mesi, il percorso tracciato dal governo Gentiloni. Ha sfoggiato una capacità di analisi critica e propositiva sul piano regionale, nazionale e internazionale alla quale non si è più avvezzi a certe latitudini, dimostrando di avere una visione chiara su ciò che il Paese e la Calabria devono fare per valorizzare e ottimizzare la mole di lavoro condotta in questi tre giorni di confronto tra tutte le componenti della società.

CALABRIA-ITALIA – L’equazione base, ovvero il punto di partenza, secondo Minniti non può che essere il seguente: Italia-Calabria – o Calabria-Italia che dir si voglia perché, pur cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Ecco il motivo: «L’Italia che cresce, oggi, vuole avere una sua dimensione a livello internazionale. Ma non può fare a meno della Calabria. Non ci sarà crescita stabile del Paese se la Calabria non sarà parte integrante di questo processo strutturale». E se questo è il tracciato del tema, lo svolgimento non può che essere il seguente: «L’Italia che vuole essere forte e competitiva a livello internazionale deve presentarsi come Paese unito e non diviso. Vale soprattutto se guardiamo alla Calabria nella dimensione mediterranea. E alla sua posizione geopolitica straordinaria. Ecco: avremmo bisogno di una politica di internazionalizzazione della Calabria». Ambizione troppo spinta? E perché mai? «L’Africa è specchio dell’Europa. E qualcuno ha pensato, sbagliando, che potesse essere specchio solo dell’Italia… è bene comprenderlo una volta per tutte: se l’Africa sta bene, l’Europa starà bene». E la Calabria in tutto questo? «La Calabria deve essere all’altezza di questa sfida. Che significa non pensare soltanto alle nostre piccole cose. Fino a quando prevarrà l’idea di essere ripiegati su noi stessi, e che è più importante guardarsi l’ombelico invece di guardare negli occhi dell’altro, la partita risulterà al limite dell’impossibile. Bisogna imparare a considerare “l’approccio al mondo” come pre-requisito per le condizioni dello sviluppo».

UN GOVERNO ALLEATO – Nel ribadire che il percorso intrapreso dalla giunta regionale che sin dalla nascita del governo Renzi ha trovato un interlocutore credibile al pari di quello targato Gentiloni, Minniti ha lanciato il suo messaggio di speranza: stop al pessimismo. E basta con le divisioni che in passato hanno contraddistinto l’interlocuzione sui territori. Il futuro è rappresentato dalla sinergia tra tutte le componenti della società. In questa direzione, due sono le parole chiave che dovranno vedere impegnati tutti nel perseguimento dell’obiettivo dichiarato dello sviluppo: lavoro e legalità.

LAVORO – «Creare lavoro deve essere una ossessione. Il Pil cresce, aumentano le presenze nel campo del turismo, cresce la fiducia. E tuttavia il dato del lavoro resta drammatico. La nostra è una delle regioni in Europa con più basso tasso di occupazione. Questo è il cuore della questione. Su questo si vince o si perde la sfida. Nessun tessuto sociale che può reggere a lungo se a un giovane su due vene negata ogni prospettiva. Ognuno lanci il cuore oltre l’ostacolo».

LEGALITÀ L’altro punto: «Dobbiamo sgombrare il campo da ogni equivoco. La mancanza di legalità non è un freno allo sviluppo. È peggio, perché la legalità è la precondizione dello sviluppo. Noi abbiamo in Calabria una delle organizzazioni criminali più potenti d’Europa, la ‘ndrangheta che costituisce oggi il principale nemico allo sviluppo della Calabria. Se vogliamo affrontare tema dello sviluppo dobbiamo affrontare il tema della ‘ndrangheta. Non per contenerla ma per sconfiggerla. Ne parlo qui perché so che queste posizioni sono molto marginali nel dibattito italiano e calabrese. E invece tornare su questi temi non è mai un male. Per lungo tempo ci siamo confrontati con luogo comune: non dovevamo o potevamo parlare di ‘ndrangheta per non indebolire l’immagine della Calabria. La sensazione è che, un pochino, questa convinzione continui ad esserci. Ma la mia di convinzione è proprio l’opposta: parlare e contrastare la ‘ndrangheta è solo un atto di amore verso questa terra».

UN FIUME DI DENARO – Se queste sono le precondizioni, dunque, resta da capire quali siano i percorsi. E anche in questo senso Minniti ha dimostrato di avere le idee chiare: «Abbiamo di fronte una massa straordinaria di euro: 9 miliardi. Dobbiamo operare tutti come fossimo un solo uomo. Politica, imprenditori, lavoratori, professionisti, magistratura, corpi dello Stato. Alcuni dicono: meglio non dare soldi al Sud e alla Calabria per non arricchire corruzione e mafia. Equazione sbagliata: noi dovremo dimostrare, come impegno categorico, che neanche un euro si disperderà in corruzione e mafia. Così cambieremo per sempre l’immagine della Calabria». E perché ciò avvenga, forte è la convinzione di Minniti di dover sostenere i progetti di Mario Oliverio che a più riprese ha dichiarato di voler trasformare la macchina regionale. E cioè il sistema stratificato di interessi e complicità che ha sempre frenato lo sviluppo della regione.

UNA TERRA BELLISSIMA E SICURA – Una regione che è bellissima, come l’Italia. Una regione e una nazione sicure. «Come sistema Paese siamo riusciti a fare una cosa molto importante. Se il Paese è bello dobbiamo curarci di questa bellezza. Quindi tenere insieme il principio della vivibilità e bellezza con quello della sicurezza. C’è una minaccia terroristica straordinaria. E noi abbiamo messo in campo un sistema che conteneva due elementi fondamentali: la sicurezza come bene comune e la condivisione di questo stesso bene. Il luogo più sicuro è il luogo più vissuto. Abbiamo lavorato con pazienza e professionalità, grazie alla capacità straordinaria delle forze di polizia, per avere un sistema di sicurezza che funzioni. Una sicurezza che non ha mai portato a luoghi blindati perché l’Italia è un paese bello che deve essere guardato. E infatti gli altri vengono qui per guardarlo sentendosi contemporaneamente al sicuro». Idem per la Calabria: «Sono orgoglioso di essere figlio di questa terra molto bella. La bellezza della Calabria ci è stata data. Tocca a noi proteggere e valorizzare questa bellezza».

Una sfida imponente, insomma, quella lanciata da Minniti che ha dichiarato di apprezzare il lavoro prodotto da Oliverio. E soprattutto per quanto attiene il rapporto con il mondo del sapere (le Università) e la scelta di sostenere il Porto di Gioia Tauro con la sua futura Zes; un Porto «che non è calabrese… Ma dell’Italia, dell’Europa, del Mediterraneo». Una nuova esortazione a pensare in grande aggiunta a quella conclusiva che non ha risuonato come un monito, anche se potrebbe esserlo: «Bisogna tenere stretta la connessione tra parola e fatti. Anzi, diamo leggermente prevalenza ai fatti rispetto alla parola. Facciamola vivere così questa partita. Sono convinto che riusciremo a vincerla».

Fonte: Corriere della Calabria