Pietrangelo Buttafuoco: Renzi finge di non essere di Sinistra per ingannare la Destra

Buttafuoco Pietrangelo
L’INTELLETTUALE. “In questo modo, il premier ha narcotizzato sia la destra che la sinistra. Se Berlusconi facesse le sue cose, saremmo pieni di girotondi”.

Goffredo Pistelli per Italia Oggi

Giornalista colto, saggista preparato e scrittore felicissimo, tanto aver rischiato di vincere il Campiello (nel 2005 con Le uova del drago, Mondadori), Pietrangelo Buttafuoco, 52 anni, catanese, è un intellettuale di destra.

Anche se sulla definizione ha molto da ridire: «Intellettuale decisamente no, piuttosto artista. E anche sul ‘di destra’, oggigiorno, ci sarebbe da discutere», dice al telefono mentre cammina per Roma, di cui si sente, in sottofondo, il traffico clacsonante.
Semplificazioni a parte, Buttafuoco è un interlocutore obbligato per capire se e come la destra, in questo Paese, possa ritrovare il filo di una presenza culturale e politica. Ora che il primo partito della sinistra, con Matteo Renzi, sembra capace erodere consensi, se non proprio da quelle parti, certo nelle zone limitrofe del moderatismo.

Buttafuoco, la destra in Italia è finita o può ritornare a rappresentare qualcosa?
Il ragionamento può essere ridotto a una brutale considerazione.

E qual è?
C’è un sentimento diffuso in questo Paese per cui gli Italiani sono naturaliter di sinistra.

Ma abbiamo sempre detto, che la destra o il centrodestra sono elettoralmente più numerosi, anche quando hanno perduto.
Lasci fare la rappresentanza politica, quella è ininfluente e d’altra parte non rispecchia anche semplicemente la produzione culturale, artistica di questo Paese e via dicendo.

E allora a cosa si riferisce?
A un atteggiamento dettato dal conformismo, che ha dato origine anche alle note battute di Totò e Peppino, del tipo: «E poi uno dice che si butta a sinistra», ha presente?

Certo e che significa?
Che in tutte le situazioni critiche, l’Italiano cerca l’uscita da sinistra. Persino nell’Italia del tinello, la mamma italiana trae maggior conforto dal fatto che il figlio si butti a sinistra, perché sa che li riceverà, se non una sinecura, un’agevolazione di carriera. Mi faccia ricordare Giovanni Guareschi.

A che proposito?
Quando uscì dal campo di prigionia tedesco, tornato al suo paese e pur essendo la stragrande maggioranza del popolo di sinistra, incontrando un amico, gli chiede: «Dove va il mondo?» E, all’altro, che risponde «a sinistra», lui replica: «Allora io vado a destra». Voglio dire che il coraggio storicamente non si addice a questa Italia nata dai lombi del badoglismo e che, con Renzi, raggiunge una dimensione perfetta.

Eccoci a Renzi, che lei nei suoi «riempitivi» sul Foglio punzecchia a ogni piè sospinto. Recentemente gli ha dato persino del «guappo, per la sua battuta contro Maurizio Gasparri. Perché Renzi incarnerebbe, secondo lei, questa dimensione per così dire furbetta?
Lo si capì bene quando Silvio Berlusconi, non oltre quattro mesi fa, riferito al presidente del consiglio ebbe a dire che avrebbe dovuto fingersi anche lui, Berlusconi dico, di sinistra. In quel modo si sarebbe salvato. Una voce dal sen fuggita, ammirata. Vede, Renzi miete successi anche in quella opinione pubblica italiota, dai tratti furbastri, lesti, con cui ci si guadagna la pagnotta del consenso.

Che cosa gli imputa?
Non sa governare, ovviamente ma gioca su un registro di ambiguità, fingendo con la destra di non essere di sinistra.

E questo paga?
Certo. Prenda la lettura dei giornali di oggi e la trasferisca sotto un qualsiasi governo Berlusconi: saremmo pieni di girotondi dappertutto.

Dice della riforma Rai, immagino.
Certo. Sotto il Cavaliere si sarebbe gridato allo scandalo. Invece il concerto della grande informazione è straordinariamente concorde: mai come oggi c’è un totale asservimento del giornalismo allo storytelling renziano. Pensi che la nomina di Federica Mogherini come Lady Pesc è stata fatta passare come operazione politica straordinaria da tutti. Ricordo solo un timido colonnino sul Corriere che esprimeva qualche dubbio sul fatto che fosse all’altezza.

Beh, non ItaliaOggi che, su questo punto, insiste dal primo minuto. E comunque, il Corsera è anche quello degli editoriali «sull’odore stantio di massoneria». Forse tutto questo renzismo della stampa non c’è?
Quell’editoriale non rappresenta il Corriere quanto piuttosto il suo autore, Ferruccio de Bortoli, che da tempo ha una posizione di anarca orgoglioso.

Senta, vengo dietro al suo ragionamento: siamo naturaliter di sinistra. Ma perché?
È un problema dell’identità italiana. Facciamo il paragone con la Francia.

Facciamolo.
L’identità di quel Paese è radicata sui valori della Rivoluzione francese, non c’è dubbio.
Però nella cultura transalpina, riconosciute in modo condiviso, ci sono opere come I dialoghi delle carmelitane di Georges Bernanos o figure come Andrea Chenier che vanno contro proprio quel pensiero. In Italia conosce un’opera della grande letteratura che vada contro la cosiddetta Resistenza?

No, in effetti.
Vado avanti. Il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto radicare l’avvio del suo settennato, con un discorso che ancora oggi è fondato sulla guerra civile.

Quando ha ricordato la liberazione dal nazifascismo?
Esatto. Ma capisce? È ancora l’armamentario ideologico e ancora la mancata pacificazione, è ancora la distinzione fra Italiani di serie A e di serie B, relegando questi ultimi nelle fogne.

Si dice che, con Mattarella, Renzi abbia vinto e che ora durerà a lungo. Chi o che cosa possono se non rilanciare, rianimare la destra di questo Paese?
Guardi che soltanto la realtà può dettare l’agenda della politica. L’italia vive la suggestione renziana, l’unico soggetto che fa opposizione a Renzi è la realtà. E dunque, solo chi si impossessa della lingua della realtà può provarci.

Lei, in passato, ha avuto giudizi positivi verso Matteo Salvini…
Fra tutti i soggetti, della destra o del centrodestra, l’unico che abbia saputo porsi è lui. E infatti, non solo macina sondaggi, fino arrivare al sorpasso su Forza Italia, ma è catalizzatore e magnete egemone in quel mondo. Ora, non riuscirà a battere Renzi però l’unica strategia interessante è la sua. E sua è la casa che possa essere incubatrice di una realtà politica per questi Italiani.

Nessuna fiducia in Forza Italia, intuisco…
Forza Italia è il partito di B., punto. Qualunque opposizione è risibile. E a destra non c’è null’altro, tranne lo sforzo di Gianfranco Fini che, l’altro giorno, dall’alto del suo 0,40% di consensi, ha dato del «residuale» a Salvini.

Salvini farà la sintesi?
Vede, la sintesi non può essere costruita fino in fondo da questo ceto politico, da questi dirigenti, da questi ex-parlamentari. Ci vorrà il coraggio e la volontà dell’elettorato e di una certa opinione pubblica. E comunque, questa è una storia a parte, non può essere conteggiata, misurata, secondo i parametri di neppure di un anno fa.

E quindi, non fanno nemmeno problema l’idea dello Stato nazionale, tipica della destra, accostata a quella federalista dei lumbard salviniani?
Ci sono fenomeni sulla scena internazionale che obbligano a ridiscutere tutto. C’è una crisi economica che spazza via ogni retorica.

Ma secondo lei, posto che è la realtà a dettare l’agenda, posto che il quadro è cambiato, quali sono, oggi, i valori in cui la destra possa riconoscersi?
La certezza del futuro. Ormai siamo arrivati al livello del Dopoguerra, come difficoltà economica, ed è difficile persino mettere a frutto le professionalità, siamo pieni di 50enni disoccupati. Problemi che non sono né di destra né di sinistra. Una crisi che sta sbranando le partite Iva: una volta erano lo zoccolo duro di Berlusconi e oggi sono il nuovo proletariato spinto nel precariato. Il self made man della mitologia berlusconiana rischia di diventare un disadattato metropolitano.

Renzi detta l’agenda, lei dice, i giornali adottano la sua narrazione, per così dire…
…e l’opinione pubblica è imbambolata come non mai…

E dunque, anche lei vede il premier come un uomo dei poteri forti?
Mah. Sicuramente Renzi non è italiano…

Prego?
Nel senso che non ha alcuna fedeltà al territorio sovrano di questo Paese.

Da cosa lo deduce?
Me ne sono reso conto da tante scelte, come quello di schierare l’Italia sulle sanzioni alla Russia, mettendo nei guai i produttori di scarpe marchigiani, quelli dell’alimentare veneto, quelli del Parmigiano. Capisce? Ha schierato l’Italia contro i propri interessi vitali.

Con Berlusconi non sarebbe successo?
Ma almeno, B. patì, soffrì la scelta di bombardare la Libia. Fu chiaro che lo face malvolentieri, lasciò capire che stavamo avallando il disastro. Quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Ma le faccio un altro esempio.

Avanti.
Ho capito che non è italiano quando si è schierato contro la Web Tax spacciandola per tassa sugli smartphone. E io ho pensato ai librai.

E cioè?
Cioè che Amazon paga pochissime tasse su milioni di fatturato da testi italiani e il libraio qui all’angolo paga fino all’ultimo centesimo su poche migliaia di euro di incassi.

Sente puzza d’America anche lei, come qualcuno?
Più che altro sento puzza di «piritollo», come scrivo talvolta su Foglio.

I piritolli, ossia «i pierini profumati che alzano il dito»…
Esatto. Sono caricature della modernità. Niente a che vedere con gente come Bettino Craxi che la modernità la sbatté sul muso dell’America a Sigonella, partendo dal fatto che, sulla pista di un aeroporto italiano, comandino i Carabinieri e non i Rangers. E Craxi l’ha pagata, con quello che è venuto dopo.

Con Tangentopoli, intende?
Certo.

Torniamo a Renzi. Lei con lui è sempre all’attacco, non si fa problemi.
Intende chiedermi se sono preoccupato? No, tanto sono già un cane in chiesa su tutti i fronti. Sopporterò.