Caso Lucano, procuratore Locri: “Se fallisce modello Riace non colpa nostra”

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procuratore Luigi D'Alessio“La nostra inchiesta non ha rappresentato un attacco al modello Riace. Se il modello Riace dovesse fallire, non sarà colpa certo della Procura di Locri”.

Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio in merito all’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco Luca Lucano. “Noi – ha aggiunto – abbiamo ravvisato delle ipotesi di reato e quindi, procedendo, abbiamo fatto il nostro dovere. Stiamo, comunque, preparando il ricorso al Tribunale del Riesame, che depositeremo nei prossimi giorni” ha concluso riferendosi ai rilievi mossi dal Gip nella sua ordinanza.

La misura detentiva per il sindaco e la compagna (divieto di dimora) è stata eseguita, su mandato del gip, dalla Guardia di finanza con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

“Io – ha detto ancora D’Alessio, ai microfoni di “Radio anch’io”, – non ho la possibilità di stabilire, una volta che individuo un’ipotesi di reato, quali siano le conseguenze politiche e sociologiche del reato che perseguo, altrimenti apriremmo la strada alla discrezionalità: poiché non è opportuna quest’azione penale, me la metto in saccoccia o nell’armadio. Bisogna sempre avere a riferimento un modello astratto. Non credo che a nessuno degli italiani piacerebbe un modello simile, in cui è dato a qualcuno decidere cosa fare e cosa non fare”.

“Io – ha detto ancora – coltivo in me il senso del dubbio, quindi non ho certezze da propinare a nessuno. Però – ha spiegato il magistrato – penso che ognuno debba non tranciare giudizi assoluti. Non sono un Torquemada che ha deciso di perseguitare Lucano, che per giunta è anche un persona simpatica; di per sé ha appreso un’iniziativa di altissimo valore morale. Il problema – ha sottolineato – è che non è stato secondo me in grado di porla in essere”.

“Apprezzo tutti coloro che manifestano dispiacere per questa vicenda, ma bisogna assolutamente scindere la persona Lucano dall’idea che lui ha posto in essere a Riace, perché sull’idea si può dibattere, si può discutere. C’è chi dice che l’accoglienza non va bene, c’è chi dice che è l’unica strada possibile. Il problema è la realizzazione di quell’idea e non possiamo consentire, come stato italiano, come istituzione della repubblica, che qualcuno persegua un’idea passando bellamente sopra i principi e sopra le norme, altrimenti consentiremmo a chiunque di predicare quelli che sono i propri convincimenti infischiandosene delle leggi. Tutto qui”, ha aggiunto.

“Sono sempre rispettoso delle decisioni del giudice, ma stiamo redigendo motivi di impugnazione. Credo e temo che il Gip sia rimasto un pò anche schiacciato dalla quantità di indagini che gli sono piovute addosso e ritengo che non abbia vagliato tutto il panorama probatorio che gli è stato messo a disposizione”, ha dichiarato il procuratore capo di Locri, Luigi D’Alessio. “Noi – ha proseguito – porremo all’attenzione del Tribunale del Riesame il panorama probatorio, perché invece riteniamo che gli elementi siano ben sufficienti per ritenere configurate anche le ipotesi di reato che abbiamo portato all’attenzione del Gip”.

A Lucano si contestano solo due capi di imputazione, tra cui quello di aver favorito matrimoni combinati tra cittadini riacesi e stranieri per fare ottenere a queste ultime la possibilità di restare in territorio italiano. Il gip non ha ritenuto procedere per altri 7 capi sui complessivi nove proposti dalla Procura di Locri, in cui si contestano reati più gravi, come concussione, malversazione e truffa, sempre legati alla gestione dell’accoglienza a Riace.