‘Ndrangheta, sequestrati altri 7,5 milioni agli imprenditori Bagalà

Numerosi sequestri fatti alla famiglia di imprenditori. Finora il capitale sequestrato è di 127 milioni di euro. Secondo l'accusa erano il riferimento della cosca dei Piromalli

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sequestro denaro soldi BagalaI militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria insieme ai colleghi dello Scico hanno sequestrato altri beni per un valore stimato di 7,5 milioni di euro nella disponibilità di Giuseppe Bagalà, di 62 anni e Luigi Bagalà (73), membri del noto “gruppo imprenditoriale” di Gioia Tauro operante nel settore degli appalti pubblici e ritenuti vicini ai clan della ‘ndrangheta. Con questo ulteriore sequestro, il patrimonio complessivo sequestrato dopo indagini coordinate dalla DDA reggina, è di 127 milioni di euro.

Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione misure di prevenzione del locale Tribunale su richiesta del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore Gianluca Gelso all’esito delle articolate indagini di carattere economico finanziario svolte dalla Guardia di Finanza, le quali hanno consentito di individuare – e sequestrare – 7 fabbricati di pregio siti in Gioia Tauro e Milano, nonché 16 terreni (vigneti, uliveti e frutteti) di estensione pari a circa 7 ettari, localizzati in Gioia Tauro e Taurianova.

Il sequestro segue quelli eseguiti nei confronti della stressa famiglia di imprenditori, sempre su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nel mese di luglio del 2018, allorquando furono affidati alla gestione dello Stato i beni aziendali e le quote societarie di 11 imprese operanti nel settore della realizzazione di grandi opere edili e infrastrutture e 161 immobili (fabbricati e terreni), autovetture e beni di lusso; il tutto per un valore stimato in 115 milioni di euro. A gennaio 2019, con riferimento a rapporti finanziari, bancari e assicurativi per un valore complessivo pari a 4.690.751 euro.

Tutti i provvedimenti della magistratura sopra riferiti – spiegano gli inquirenti – traggono origine dagli approfondimenti patrimoniali svolti nel corso di oltre due anni dai Finanzieri che hanno valorizzato appieno le risultanze delle attività investigative condotte,con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, dal Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria della Guardia di Finanza nell’ambito delle operazioni: “Ceralacca” – conclusa con la complessiva esecuzione, tra il 2012 e il 2014, di 25 provvedimenti restrittivi personali nei confronti, tra gli altri, di BAGALA’ Giuseppe classe ’57 e BAGALA’ Francesco cl. ’90, ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di cui agli artt. 416, 353, 319, 319 bis, 320, 321, 326 c.p. (associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, alla corruzione e alla rivelazione di segreti d’ufficio), nonché di provvedimenti cautelari reali su 15 imprese, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore stimato in circa 48 milioni di euro;

“Cumbertazione” – conclusa nel 2017 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di nr. 27 soggetti, tra cui BAGALA’ Giuseppe cl. ’57, BAGALA’ Francesco cl. ’90, BAGALA’ Luigi cl. ’46 e BAGALA’ Francesco cl. ’77, ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’art. 7 L. 203/1991, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, nonché di provvedimenti reali cautelari su 44 aziende, per un valore complessivo pari a 224 milioni di euro;

“Martingala” – condotta in sinergia con la Direzione Investigativa Antimafia/Centro Operativo di Reggio Calabria, nei confronti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti tra cui, a vario titolo, quelli di associazione mafiosa, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, con l’aggravante – per alcuni di essi – del metodo mafioso. L’operazione – nel cui ambito risultano allo stato indagati i predetti BAGALA’ Giuseppe cl. ’57 e BAGALA’ Francesco cl. ’90– si è conclusa nei primi mesi del 2018 con l’esecuzione di 27misure cautelari personali nonché di provvedimenti cautelari reali nei confronti di 51 società – anche estere – partecipazioni sociali, beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo stimato in circa €. 119.000.000, che, a fattor comune, hanno disvelato le cointeressenze del predetto gruppo imprenditoriale con l’articolazione di ‘ndrangheta dei Piromalli, operativa nel territorio della Piana.

Secondo il quadro accusatorio, attraverso i predetti imprenditori ad essa riconducibili, la cosca dei Piromalli avrebbe acquisito il controllo del settore degli appalti indetti dai maggiori comuni della Piana di Gioia Tauro e da altri enti – tra i quali l’ANAS S.p.A. – nonché la gestione delittuosa di flussi economici finalizzata a riciclare ingenti somme di denaro derivanti da “fondi neri” creati attraverso attività economiche illecite.

Con i provvedimenti in esecuzione, e grazie alla costante sinergia con l’Autorità Giudiziaria – sempre più incisiva nell’aggressione delle disponibilità economico patrimoniali della criminalità organizzata – il patrimonio riconducibile al “gruppo imprenditoriale Bagalà” attinto dalla misura di prevenzione del sequestro raggiunge il valore complessivo stimato di oltre 127 milioni di euro.