Calabria ‘Zona rossa’: protesta a Cosenza, un migliaio contro il Dpcm. Bloccato svincolo A2


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Circa un migliaio di persone hanno protestato a Cosenza contro il Dpcm del premier Conte che ha istituito la zona rossa in Calabria, nonché per la gestione della sanità nella regione negli ultimi anni. Il corteo di manifestanti partito da corso Mazzini si è poi fermato in Piazza Kennedy, raggiungendo poi lo svincolo dell’autostrada che è stato bloccato sia in entrata che in uscita.

La manifestazione si è svolta senza incidenti, sotto il controllo delle forze dell’ordine, che hanno contrattato con i manifestanti per evitare che la situazione degenerasse, dopo che è stato esploso qualche petardo e accesi alcuni fumogeni da stadio.

Sono stati scanditi slogan ed esposti striscioni contro la gestione della sanità calabrese (che è commissariata da oltre dieci anni da Roma, ndr) e contro l’intera classe politica definita “incapace, corrotta e inadeguata”. In uno striscione in capo al corteo era scritto “Derubati, ricattati e umiliati. E’ tempo di reagire”.

I manifestanti chiedono il ritiro del Dpcm ma anche un’inversione di tendenza nella gestione della sanità calabrese, che sia improntata ad una maggiore attenzione verso le esigenze dei cittadini e si batta contro gli interessi delle ‘lobby’, in particolare quelle farmaceutiche, che “con il pretesto del virus hanno aumentato a dismisura il loro fatturato”, è stato detto. Ma anche contro la sanità privata: “Sanità publica, sanità pubblica”, è stato uno degli slogan più scanditi dai manifestanti sotto una clinica privata.

Tra i manifestanti c’erano molti tra commercianti, ristoratori, baristi, estetisti, e rappresentanti di altri settori, che sono scesi in piazza per gridare la loro rabbia contro il governo che da domani li costringe alla serrata.

I titolari rivendicano il diritto a poter lavorare onestamente. “Il governo, con una decisione incomprensibile, ci richiude dopo averci fatto spendere migliaia di euro per adeguare i locali alle norma anti-covid”, hanno detto alcuni esercenti.


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