Assolti dopo 12 anni di processo gli imputati coinvolti in inchiesta a Corigliano-Rossano

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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I giudici del Tribunale di Castrovillari, all’esito della camera di consiglio in composizione collegiale, hanno emesso una sentenza di assoluzione nei confronti degli imputati, tutti di Corigliano Rossano, coinvolti nell’ambito del procedimento relativo all’perazione “Terra bruciata” scattata dodici anni fa, nel 2009.

Per alcuni dei 6 imputati la pubblica accusa aveva chiesto complessivamente 20 anni di carcere. Caduta la contestazione dell’associazione a delinquere.

Massima soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Giovanni Zagarese, Francesco Nicoletti, Aldo Zagarese, Giusy Acri, Maria Teresa Zagarese e Manuela Serembe per la decisione presa dal Tribunale di Castrovillari.

L’OPERAZIONE “TERRA BRUCIATA” Il processo trae origine da una complessa ed articolata attività d’indagine all’esito della quale venivano tratte in arresto su ordinanza di custodia cautelare per reato associativo sei persone delle quali due ritenute i mandanti e gli altri quattro gli esecutori materiali di una serie di estorsioni.

Particolarmente grave la posizione di uno dei due presunti mandanti per i suoi precedenti penali, in quanto accusato in altro processo di 416 bis c.p. ovvero di associazione a delinquere di stampo mafioso, per le sue abituali frequentazioni con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata nonché per essere stato destinatario per ben due volte della misura della prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza.

In particolare, secondo la prospettazione accusatoria, questi sarebbe stato il mandante, unitamente al figlio, del gesto intimidatorio commesso la notte del 24 aprile 2009 allorquando, per come ricostruito, quattro imputati si recavano presso la villetta di una delle parti offese e approfittando dell’ora tarda, del buio e della zona isolata scagliavano dei sassi. Intervenuti nell’immediatezza i carabinieri avevano modo di rinvenire nelle disponibilità dei quattro delle bottiglie incendiare cosiddette molotov e delle calzamaglie nere, di cui una tagliata con tre fori in modo tale da assumere la foggia di un passamontagna.

Così facendo, secondo la prospettazione dell’accusa, compivano atti diretti in modo non equivoco a costringere la vittima ad abbandonare la propria abitazione e, dunque, a continuare ad esercitare le prerogative connesse al legittimo diritto di proprietà sul bene ovvero ad usufruirvi ed abitarvi, quindi a procurargli un danno ingiusto ed a procurarsi un ingiusto profitto, non riuscendo nel loro intento per il tempestivo arrivo dei carabinieri sul posto che traevano in arresto gli esecutori materiali della condotta intimidatoria e raccoglievano la denuncia della vittima in merito al coinvolgimento dei mandanti. Altra grave vicenda estorsiva veniva contestata dall’accusa a tre degli stessi imputati, i due mandanti ed un solo esecutore materiale.

Nello specifico, secondo l’accusa, al fine di costringere la vittima a rinunciare all’acquisto di un terreno, in quanto allo stesso acquisto interessato uno dei mandanti imputati, erano state rivolte minacce di morte nonché compiuti atti di violenza consistita nel colpire la vittima al volto con un sasso e successivamente al petto con una testata, per poi colpirlo con calci e pugni su tutto il corpo, tentando di ferirlo con un’accetta, non riuscendovi solo per l’intervento dei numerosi soggetti presenti all’aggressione.

Sempre con riferimento a tale vicenda si contestava agli imputati, oltre all’aggravante di aver commesso il fatto con armi e con più persone riunite, il reato di lesioni aggravate in danno della vittima (trauma cranico facciale con ferita escoriata arcata sopraccigliare sinistra e piramidale nasale. Frattura radice 47 e sublussazione radice 13 in protesi dentaria mobile).

Secondo l’accusa, infine, dopo aver commesso tali azioni, si sarebbero rivolti a tutti i presenti, testimoni oculari, minacciandoli di non raccontare l’accaduto agli organi investigativi e inquirenti al fine di costringerli, quindi, a commettere il reato di false informazioni al Pubblico Ministero e favoreggiamento personale.

IL PROCESSO Al termine del processo, concludendo la propria requisitoria il Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione per i due presunti mandanti mentre per gli altri imputati ha richiesto una pena di anni 4 e mesi 8 di reclusione per ciascuno. Il Tribunale di Castrovillari in composizione collegiale, in totale accoglimento delle richieste avanzate dagli Avvocati Giovanni Zagarese, Francesco Nicoletti e Aldo Zagarese, presenti anche per delega degli altri colleghi, previa riqualificazione del fatto, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti dei due mandanti e di proscioglimento nei confronti degli esecutori materiali. Enorme la soddisfazione del collegio difensivo: «Dopo 12 anni di processo durante i quali i nostri assistiti sono stati sottoposti anche a misura cautelare finalmente giustizia è stata fatta. Siamo lieti di aver restituito ad ognuno di loro la dignità di uomo libero e innocente».

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