Condanna dopo sequestro e minacce a cognata testimone di giustizia, arrestate

Carlomagno campagna Fiat 500 aprile 2019

CarabinieriI Carabinieri di Rosarno, hanno rintracciato e arrestato tre donne Maria Cacciola, 43enne, Jessica Oppedisano, 36enne e Teresa D’agostino, 63enne, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Palmi.

Le tre donne sono state condannate poiché riconosciute colpevoli, in concorso, dei reati di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia, con l’aggravante del metodo mafioso, in relazione a fatti commessi tra il 2005 ed il 2006 a Rosarno in danno della testimone di giustizia Giuseppina Multari.

I provvedimenti a carico delle tre donne – le prime due cognate e la terza suocera della testimone – giungono all’esito dell’iter processuale istruito a seguito delle indagini, avviate nel mese di ottobre 2006, dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, e confluite nell’operazione di polizia denominata “Mauser” che aveva permesso di intercettare e disarticolare un’associazione criminale finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti da parte di esponenti della famiglia Cacciola di Rosarno e di accertare plurime condotte vessatorie commesse ai danni di Giuseppina Multari da parte dei familiari di suo marito, il defunto Antonio Cacciola.

In particolare, le attività investigative avevano consentito, tra l’altro, di far luce su un contesto familiare di violenze nell’ambito del quale le odierne arrestate, in concorso tra loro, nel periodo compreso tra il 30 novembre 2005 – data del suicidio di Antonio Cacciola – ed il mese di ottobre 2006, con violenza e ripetute minacce, avevano compiuto atti di maltrattamenti nei confronti della Multari attribuendole la responsabilità del suicidio del marito, sottoponendola ad una serie di vessazioni morali, impedendole di uscire liberamente da casa senza la loro presenza e di esercitare poteri gestori sui figli minori, il tutto con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi del metodo mafioso.

Le arrestate sono state tradotte presso la casa circondariale di Reggio Calabria – “Panzera” a disposizione dell’autorità giudiziaria.