Informò i boss di ‘ndrangheta di un blitz, arrestato un ex poliziotto

Concorso esterno in associazione mafiosa è l'accusa. Avrebbe avvertito il rampollo Rosario Grasso, dell'omonimo clan rosarnese Cacciola-Grasso, dell'operazione Ares. L'ex agente, che lavorava nel porto di Gioia Tauro avrebbe consentito anche l'ingresso nello scalo di ingenti carichi di cocaina provenienti dal Sud America

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Un ex sovrintendente della Polizia di Stato, G.C., di 45 anni, è stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione propria e partecipazione ad associazioni dedite al narcotraffico internazionale. Secondo la Dda di Reggio Calabria, che ha coordinato le indagini dei carabinieri reggini che hanno eseguito il provvedimento in carcere, il poliziotto, – in servizio sino allo scorso mese di agosto nel posto di Polizia di Frontiera Marittima nell’area portuale di Gioia Tauro -, nel 2018 avrebbe avvertito alcuni boss e gregari dell’operazione “Ares”, tra cui Rosario Grasso, considerato il rampollo della cosca Cacciola-Grasso, al quale era stata contestata l’aggravante di essere il promotore e l’organizzatore della locale ‘drina di Rosarno.

Durante l’esecuzione dell’operazione Ares – un fermo della Dda a carico di 38 persone ritenute organiche ai clan rosarnesi -, riuscirono a sfuggire alla cattura sette persone, tra cui Rosario Grasso.

Dalle indagini coordinate dal pm antimafia Sabrina Fornaro, è emerso che sarebbe stato proprio il poliziotto ad avvertire dell’imminente blitz, consentendo a Grasso e ai suoi amici di sfuggire alla cattura. I sette furono poi rintracciati e arrestati in seguito. Indagini che hanno consentito di individuare le connivenze che avevano consentito ai sette di darsi alla fuga.

I primi elementi, rilevati già durante le battute iniziali, hanno messo subito gli inquirenti sulla strada per comprendere l’identità della “spia” che, solo dopo innumerevoli accertamenti, è stato identificato nel 45 enne G.C., originario della provincia reggina ma residente in Sicilia.

All’identificazione del presunto informatore si è giunti attraverso impegnativi approfondimenti investigativi, per i quali è stata determinante la collaborazione del Reparto indagini tecniche del Ros dei Carabinieri, che si è occupato di analizzare ed incrociare l’ingente mole dei dati acquisiti nel corso dell’indagine. A fornire dettagli sull’identificazione del poliziotto sarebbe stato anche uno degli ex sette latitanti.

L’attività investigativa ha fornito risvolti di rilievo anche in relazione alla partecipazione dell’agente infedele a ben due associazioni dedite al narcotraffico internazionale; l’ex Sovrintendente della Polizia di Stato ha rappresentato un supporto indispensabile per l’ingresso nel porto di Gioia Tauro di ingenti quantitativi di cocaina, provenienti dal Sudamerica e commissionati dai sodalizi. Un supporto sistematicamente retribuito, fornito nella qualità di Pubblico Ufficiale e nell’esercizio delle sue funzioni di Responsabile del posto di Polizia di Frontiera Marittima del porto di Gioia Tauro. L’operazione odierna è stata denominata “Antenora”.

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