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6 Giugno 2026
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Confiscati beni a un imprenditore ritenuto vicino a clan

La corte d'appello reggina ha disposto anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni. L'uomo, ritenuto un narcotrafficante e usuraio, sarebbe vicino alla cosca Bellocco

Carlomagno

I finanzieri dei comandi provinciali di Reggio Calabria e Firenze, assieme a personale dello Scico e con il coordinamento della Dda reggina, diretta da Giuseppe Borrelli, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Corte d’appello reggina che, sulla base del “Codice antimafia”, ha disposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni e la confisca di beni per un valore stimato in circa 200 mila euro nei confronti dell’imprenditore Francesco Morano, detto “Gianfranco”, ritenuto un narcotrafficante e usuraio calabrese contiguo alla cosca “Bellocco” di Rosarno.

Il patrimonio di Morano era stato già acquisito con una confisca di primo e di secondo grado, disposta dalle Sezioni Misure di Prevenzione del Tribunale e della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Contro la sentenza di secondo grado era stato presentato ricorso in Cassazione che, però, è stato rigettato e così la Suprema Corte ha confermato integralmente la ricostruzione patrimoniale e le ulteriori osservazioni formulate dalla guardia di finanza.

La figura di Morano, che è di Taurianova, sarebbe emersa, secondo l’accusa, nell’ambito delle operazioni denominate “Magma”, condotta dal Gico di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Dda, “Erba di Grace” e “Buenaventura”, eseguite dal Gico di Firenze coordinata dalla Distrettuale del capoluogo toscano.

In particolare, a seguito dell’operazione “Magma”, conclusasi a novembre 2019 con l’esecuzione di 45 provvedimenti cautelari, Morano è stato condannato per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Per lo stesso reato, nell’ambito dell’inchiesta “Erba di Grace”, invece, è stato condannato, in secondo grado, alla pena di 4 anni, mentre nel processo “Buenaventura” nei suoi confronti è stata emessa in primo grado una condanna alla pena di 8 anni.

In particolare, l’imprenditore avrebbe posto in essere manovre estorsive aggravate dal metodo mafioso funzionali al recupero di un credito usuraio accordato ad un altro imprenditore del senese attivo nel settore tessile, al quale aveva applicato tassi di interesse annuali che arrivavano a oltre il 66% su base annua. Da qui la Dda reggina, in sinergia con quella di Firenze, ha delegato i finanzieri del Gico a svolgere un’indagine anche di carattere economico – patrimoniale da cui è emerso che il valore dei beni posseduti da Morano risulta sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale.

Il sequestro riguarda una ditta individuale e il relativo patrimonio aziendale (comprensivo di un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa), tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie.